MILA
Indosso ancora il vestito di ieri, il telefono è sul cuscino, non mi sono mossa per tutta la notte. Mi tiro su, sciolgo la presa della biancheria, i segni sulla pelle sembrano cicatrici. Entro nella doccia e mi lascio cadere addosso l'acqua senza regolare la temperatura. Ho dormito troppo o forse troppo poco, non riesco a svegliarmi. I piedi a terra riguadagnano l'equilibrio necessario, il pavimento è freddo, ma mai a sufficienza. Vorrei poter stare a letto tutto il giorno, vorrei non dover affrontare il lavoro. Scrollo la testa davanti allo specchio, i capelli bagnati mandano acqua ovunque. Mi pettino, nascondo il profilo dentro un asciugamano e provo a spingere via il respiro, il nodo che stringe la gola, il bruciore dentro i polmoni. Vado in cucina, ho bisogno di un caffè, ho bisogno di incrociare gli occhi di Sara, di parlare con qualcuno. Trovo un biglietto sul tavolo.
Sono fuori! (in tutti i sensi...)
Pranziamo assieme.
S
Metto su la moca e mangio qualche biscotto. Il segno chiaro sulla pelle, i muscoli doloranti, il corpo mi riporta all'origine di tutto. Bevo il caffè, in piedi, davanti alla finestra. Il sole è alto, la gente ha già riempito la strada, mi sento come se fossi seduta sul bordo di un precipizio, eppure non provo nessuna vertigine, avverto lo slip che si tende, il piacere che latita.
Scalzo il tavolo alle mie spalle e torno in camera. Devo muovermi, non voglio arrivare in ritardo, vorrei non dover vedere Marco, non voglio discutere, non voglio niente di quello che ero prima, ma non lo posso evitare. Mi asciugo in fretta i capelli, l'aria calda sfiora la pelle con una sensazione di fastidio. Indosso un vestito nero, le spalle coperte da una sottile bretella. Studio la mia immagine, muovo un passo verso l'armadio, ritrovo le mie scarpe rosse, il tacco alto, sottile.
Il giorno sospira oltre la finestra, sgrana rumori che mi invitano a uscire, fingo di non sentire, ma poi muovo passi svelti verso la porta. Scendo le scale di corsa e un attimo dopo sono in strada. Posso camminare fino in ufficio senza avvertire nessuna difficoltà, le articolazioni sono doloranti ma rispondono all'adrenalina. Un gruppo di ragazzi fischia nella mia direzione. Vorrei avere la loro età, dieci anni in meno e la spensieratezza di chi urla promesse alla vita. Il telefono vibra, lo sfilo in fretta dalla borsa. È Sara.
«Pronto».
«Amore mio! Dov'eri finita? Ho cose importantissime da comunicarti!». «Scusami, ero senza telefono e...».
«Zitta! Mi racconti tutto a pranzo. Ti aspetto da Alfredo alla solita ora!».
«Va bene, ma cosa è successo?».
«Dopo! Dopo! E prendi nota che stasera tu e il bell'emiro siete miei ospiti! Non posso dirti altro, ma tenetevi liberi! E non accetto un no come risposta!».
Riattacca senza lasciarmi il tempo di replicare.
Non so cosa si sia messa in testa. Non ho ancora deciso se dirgli o meno dell'anniversario dei miei genitori, non so se è contemplato nel nostro patto il coinvolgimento di ciò che ci circonda. Fino ad ora siamo sempre stati solo io e lui e questo è esattamente quello che ci siamo programmati. Però posso decidere, posso prendermi il tempo per stabilire a mia volta qualcosa, esattamente come ha fatto lui fino ad ora. Percorro con un dito il display e, nell'impeto della rivalsa, compongo rapidamente un messaggio.
Posso esercitare il mio libero arbitrio stasera?
Sono davanti al portone. Entro distogliendo appena lo sguardo. Salgo in ascensore e l'Iphone mi vibra in mano.
Dipende da quanto sono cattive le tue intenzioni.
La porta si apre. Supero la soglia, Carlotta è al telefono mi saluta con la mano, imbocco in fretta il corridoio, i miei tacchi rimbombano sul pavimento. Credo di essermi guadagnata il mio spazio di sopravvivenza quando Marco si affaccia al corridoio, ma non si fa avanti, le labbra arricciate in una smorfia incomprensibile.
«Spero che il divertimento di questo fine settimana non abbia corroso troppo le tue attività cerebrali».
Lo supero evitando qualsiasi contatto, mi dirigo spedita alla scrivania senza restituirgli lo sguardo. Per un attimo resto in ansia, persino in allarme, poi il luogo in cui sostiamo prevale, dal corridoio arrivano le voci di alcuni colleghi, il suono dei telefoni che squillano, qualche risata distorta, niente di più. Finalmente mi rilasso, accendo il computer e sfoglio alcuni documenti nuovi, la pratica di Dominique è tornata al suo posto. Alzo gli occhi verso la finestra, svuoto la mente, cerco la giusta concentrazione per dedicarmi al lavoro.
Trovo una mail di Marco, ha messo in conoscenza Bollani.
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OUTSIDE
RomanceOutside è il primo episodio della serie "Side of Love". Mila, giovane avvocato di Firenze, lavora presso lo Studio Bollani-Innocenti e vive una travagliata relazione con uno degli avvocati dello studio. A un concerto degli Staind incontra Dominique...
