44. Mi manchi.

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Jungwon's POV.

Non c'è festa più stupida di San Valentino! Tutti gli anni si festeggia e a me persiste la voglia di buttarmi giù da un ponte. Quando stavo con Seojoon, lui spariva tutto il giorno senza lasciare traccia e ora... Beh... Mi sentivo più solo che mai.

Camminavo per i corridoi e non facevo altro che vedere coppiette di tutti i tipi tenersi per mano. Ad un certo punto, in mezzo alla folla di studenti, un ragazzo si è messo a baciare la sua fidanzata, bloccandomi il passaggio... Che nervi!

I miei amici quel giorno erano tutti impegnati con le loro smancerie e io ero rimasto solo come un cane; nemmeno a pranzo avevo qualcuno con cui parlare, ero solo io, le mie cuffiette e la mia playlist degli Ateez a rallegrarmi un pochino, mentre cercavo di mangiare, ma ogni boccone sembrava pesante come un blocco di granito.

Intanto riflettevo e non facevo a meno di notare sempre le solite ragazze che ronzavano intorno a Jongsong, ma lui non sembrava minimamente considerarle. Ma lo vogliono capire che Jongsong è m... Aspetta... No, non più... Non è più il mio amante, il mio Egisto personale e mi manca; credo di aver esagerato e che Jaehyun avesse ragione. Le sue parole mi frullano in testa, mi tormentano costantemente.

Quel giorno, inoltre, erano anche ricominciate le lezioni e io mi sono preso una nota perché non stavo attento. Ero così arrabbiato che volevo sputare in un occhio alla professoressa di inglese! Si innervosisce poi perché sembro aggressivo quando le parlo in inglese, anche se non è assolutamente vero, quanto meno per me.
Rivedevo il suo visino divino nei libri, nei riflessi, ormai dappertutto e penso proprio che sto diventando pazzo.

L'unica persona che mi ha rivolto la parola nel corso della giornata è stato Jaehyun, che mi ha visto ascoltare la musica tutto solo, seduto sulla panchina, davanti al campo da calcio, durante l'intervallo.

"Allora... Pensi che ci andrai a parlare o...?" Mi ha chiesto.

Mi sono tolto le cuffie.

"Come?"

"Ci andrai a parlare?"

Attimo di silenzio.

"Forse."

"Che gli diresti?"

"Non so... Che lo amo suppongo."

Non ha risposto subito.

"Tu pensi che dovrei progettare qualcosa di articolato per ottenere il suo perdono?" Gli ho chiesto, voltandomi verso di lui, intento a guardare una partita improvvisata di calcetto.

"No, Jungwon, chiedigli scusa e basta... Sii diretto e soprattutto sincero."

"Dovrei regalargli dei fiori?"

"Non mi sembra il caso."

Altro attimo di silenzio.

"Mi sento così stupido!" Ho esclamato disperato e in colpa; ho trattato malissimo colui che ha fatto così tanto per me e io gli ho sputato in faccia! Adesso lo rivoglio! Voglio che sia di nuovo mio, ma ho paura che sia troppo tardi per rimediare.

"No non lo sei... La colpa è di Seojoon. Prima che lo conoscessi eri molto più dolce e comprensivo, adesso hai così paura di farti mettere di nuovo i piedi in testa, così paura di amare un' altra persona. Chiunque reagirebbe come te, Wonie, se non peggio."

Sinceramente non riesco nemmeno a ricordare i tempi prima di Seojoon, con tutto quello che è successo, mi è passato dalla memoria.

Non abbiamo aggiunto altro, perché è suonata la campanella.

Quel pomeriggio è stato ancora peggio, ancora più stressante, siccome ho dovuto partecipare a colloqui vari. A proposito, non si va più in Spagna, perché sarebbe troppo infattibile, come se io non l'avessi già fatto presente! Dunque i soldi raccolti verranno messi da parte per una nuova gita, stavolta comprenderà una città più vicina.

Che strazio! Tre ore di discussione mi hanno proprio stufato! Tra l'altro su argomenti frivoli come i gadget della scuola e altre cose. Io ho detto veramente pochissimo, scaldavo la sedia e basta e desideravo ardentemente essere altrove. Rimuginavo discorsi nella testa, assolutamente non inerenti a quello che stavano dicendo e nessuno mi convinceva più di tanto.

Ad un certo punto della chiacchierata, da cui mi ero estraneizzato, il preside ha chiesto il mio parere su tutto quello che era stato detto. Mi si leggeva il panico in volto, dato che tutto ciò che avevo in testa era Jongsong.

"Jungwon, tutto bene?" Ha chiesto un insegnante preoccupata.

"A dire il vero sono molto stanco." Ho risposto sinceramente.

"Se vuoi puoi congedarti, possiamo parlarne in un secondo momento." Ha detto il preside. Grazie al cielo!

Ho ringraziato per la gentilezza e sono uscito. Non appena ho chiuso la porta, ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono detto che avevo bisogno di una boccata d'aria, perché mi sentivo soffocare. Così sono salito su per una rampa di scale e ho aperto la porta di servizio che conduceva al tetto: luogo prediletto dagli studenti per feste e anche il mio, essendo così calmo e tranquillo, soprattutto a quell' ora.

L'aria era pungente, un brivido mi ha percorso le membra. Mi sono infilato la giacca immediatamente, ho sollevato lo sguardo verso il sole che ormai era al crepuscolo e in quella direzione l'ho visto e il cuore ha preso a battermi all' impazzata.

Mi ci sono avvicinato lentamente e con passo esitante...

Adesso o mai più...

Lovers ~ Jaywon🔥La tua prossima ossessione. Scoprilo ora