ELIZABETH POV
Spero vivamente che mio padre stia scherzando. E comunque dovrebbe ringraziarmi, visto che lo sto facendo pur di non lavorare con Noah.
«Mi scusi, signor Preside, ma io e sua figlia abbiamo fatto un accordo, e sono affari nostri come decidiamo di svolgere il compito» ribatte Noah con il suo solito tono strafottente.
Ma come si permette di parlare così a mio padre?
«Moderi il linguaggio, signorino» lo avverte mio padre, gelido.
Vorrei sapere cosa sta facendo Lucas, ma non riesco a staccare gli occhi da papà mentre continua con il suo monologo.
«Elizabeth, Noah... Voi due farete il compito insieme e a casa di Elizabeth. Così sono sicuro che lo svolgerete davvero. Vi ho assegnato questo lavoro per un motivo preciso e voglio che venga rispettato» afferma con convinzione. Poi si gira verso Lucas: «Lucas, ti ringrazio per aver aiutato Elizabeth, ma il compito è loro e devono farlo loro due».
Lo odio. Odio mio padre. Odio Noah. Non voglio e non posso fare il compito con lui, soprattutto a casa mia.
NOAH POV
Non farò mai il compito con quella stupida bambina. Non la sopporto.
Eppure mi tocca. Che dovrei fare? Sputare in faccia al preside? Non sarebbe neanche una cattiva idea.
Mentre rifletto, Lucas se ne va senza dire una parola.
«Senti, bambina del cazzo...» inizio, ma non faccio in tempo a finire che il principe azzurro arriva a salvarla.
«Non parlarle così» esclama Lucas, con tono di sfida.
«E se no?» ribatto, annoiato. Faccio quello che voglio. Lui resta in silenzio.
«Dicevo, io il compito con te non lo faccio. Specialmente a casa tua, in quella fogna dove vivi».
«Oh, scusa se non ho una villa da dieci milioni di euro come la tua» ribatte lei, acida.
«Fidati, costa molto di più» sbuffo, ma non è questo il punto. Sospiro profondamente e concludo: «Il compito con te, a casa tua, non lo faccio». E senza aspettare una risposta, esco dalla classe.
Fuori, Klaus mi viene incontro con una ragazza che non ho mai visto prima.
«Ehi bello, andiamo a fumarci qualcosa con... come ti chiami?»
«Aisha» risponde lei, a bassa voce.
Klaus sogghigna. «Con Aisha».
Mi fermo e la osservo meglio. È spaventata.
«Cazzo, Klaus, non lo vedi che ha paura? Lasciala stare» gli dico, seccato.
Mi lancia uno sguardo stranito. «Che c'è, non vuoi più fumare con una a caso?»
«Fumo con chi cazzo voglio».
«Oh, e mo che c'è?»
Scuoto la testa. «Non lo vedi che è impaurita? Io sono il primo a fottermi le ragazze, ma solo se loro vogliono. Non con una che probabilmente non ha mai fumato».
Cosa cazzo ho appena detto? Chi sono e cosa ho fatto di me stesso?
Klaus mi fissa per un attimo. «È successo qualcosa?»
«No, che dovrebbe essere successo?»
«E allora datti una calmata, mamma mia». E se ne va.
Mi accendo una sigaretta, ma appena faccio il primo tiro mi arriva una chiamata. Ma un po' di pace mai, eh?
«Chi è?»
«Buongiorno, Noah»
Oh, cazzo. È lo stronzo del preside.
«Buongiorno... qualche problema?»
«No, la sto solo informando che oggi alle 17 dovrà essere a casa mia per svolgere il compito».
«Se riesco, ci sarò. Arrivederci». E chiudo la chiamata.
Mentre fumo, delle ragazze passano e mi lanciano sguardi e sorrisi. Cosa vogliono da me? Faccio loro segno di avvicinarsi.
«Ciao, ragazze».
«Ehi, bellissimo» ridacchiano.
Che urto.
«Volete fumare qualcosa?»
«A me piacerebbe» risponde una, «ma la mia amica vuole conoscere il tuo amichetto».
Oh, certo. Klaus.
«Allora andate a fanculo».
«Ehi, non essere scortese» esclama Lucas, comparendo dal nulla.
«Chi mi ha chiamato?»
«Fumiamo tutti insieme, anche il tuo amico Noah» dicono le ragazze, in coro.
«Sei tornato a salvare le donzelle dalle mie grinfie?» sogghigno.
Lucas mi ignora. «Andiamo».
ELIZABETH POV
Appena papà chiude la telefonata con Noah, mi giro verso di lui con uno sguardo furioso.
«Cosa hai fatto, papà?!» chiedo, incredula. Tra mezz'ora quel teppista sarà qui? A casa mia?!
Sospiro e vado a sistemare la mia stanza. L'ultima cosa che voglio è sentire Noah lamentarsi anche del disordine.
Dopo un po', sento suonare il campanello. È lui. Uff.
«Oh, Noah, hai fatto lo sforzo di ven— Oh, Lucas?» esclamo, sorpresa.
«Noah? Deve venire Noah?» chiede lui, con uno sguardo che non promette nulla di buono.
«Sì, per il compito. Spero che non venga, ma mio padre l'ha chiamato per farlo arrivare tra poco» rispondo, minimizzando. «Tu che ci fai qui?»
«Pensavo volessi compagnia, ma a quanto pare non te ne serve» dice, freddo. Poi si gira ed esce, sbattendo la porta.
Ma che cazzo ho fatto?
Pochi minuti dopo, il campanello suona di nuovo. Se non è Noah, non apro più.
«Oh, Noah, hai fatto lo sforzo di venire?» dico sarcastica. Poi noto il mazzo di fiori nelle sue mani. «E hai pure dei fiori...»
«Non illuderti» risponde lui, sprezzante. «Non sono per te. Devo farmi perdonare da tuo padre in qualche modo».
«Con dei fiori?» lo guardo, incredula. «Sei stato uno stronzo, non puoi usare quel linguaggio con lui. Dammi i fiori, li metto in un vaso. Hai il bigliettino?»
«Non esagerare, signorina Johnson» replica sarcastico.
«Stai zitto, Noah Gilbert, e vai in camera mia. La prima a sinistra nel corridoio».
Lui mi lancia un sorrisetto. «Oh, non pensavo di farlo così, ma se vuoi...» finge di sfilarsi la maglietta.
«Vediamo di sbrigarci con questo compito, che già non ti sopporto più».
NOAH POV
Elizabeth sembra determinata a organizzare tutto. Io sbuffo.
«Prima organizziamo il lavoro, poi lo facciamo» dice, seria.
«Oh no, non hai capito. Io ho mantenuto il patto, ora tocca a te» ribatto, indispettito.
«Il patto è cambiato da quando mio padre ci ha scoperti».
Sbuffo. «Eh, va bene» mormoro sottovoce.
Dopo aver finito la parte di compito di oggi, lo rivediamo insieme. Finalmente posso andarmene.
Mentre mi accompagna alla porta, borbotto qualcosa.
«Che hai detto?» chiede lei.
«Pff. Senti, occhi d'oro, non so come tu abbia fatto a convincermi, ma sappi che non succederà mai più».
«Ciao, Noah. A domani».
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Unlimited
RomanceElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
