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NOAH POV
La giornata non potrebbe andare peggio. Dopo tutto quello che è successo, ho bisogno di staccare. Così io e Klaus decidiamo di andare nel nostro solito locale, un posto che conosciamo fin troppo bene. L'atmosfera lì dentro è sempre la stessa: luci soffuse, musica ritmata e un palcoscenico al centro dove ballerine dai vestiti troppo stretti cercano di attirare l'attenzione di chiunque abbia voglia di dimenticare.

Appena entriamo, veniamo accolti da Gilbert, il proprietario. Un uomo sulla cinquantina, con i capelli ormai completamente grigi e un sorriso stanco stampato in faccia.

«Gilbert! Come te la passi?» esclamo, stringendogli la mano.

«Potrebbe andare meglio. Cosa ci offre la casa stasera?» aggiunge Klaus subito dopo.

Gilbert ci squadra con uno sguardo esperto, poi fa un cenno con il capo.

«Seguitemi.»

Ci accomoda al bancone, sugli sgabelli alti di pelle consumata. Davanti a noi, una fila ordinata di bottiglie e bicchieri, dietro di noi, il caos del locale. Le ballerine si muovono lente sul palco, con espressioni vuote e movimenti studiati. Uno spettacolo che dovrebbe distrarre, ma che ormai non ci colpisce più come un tempo.

«Quella è proprio bella. Me la farei» dice Klaus, indicando una delle ragazze che si muove con sicurezza sotto i riflettori.

Bella, sì. Ma non quanto lei.

«Allora? Che abbiamo intenzione di fare per questi soldi?» mi chiede Klaus, stappando una birra e prendendo il primo sorso.

Non rispondo. Non lo so. Non voglio nemmeno pensarci. Alzo le spalle.

«Io ancora non ci credo che hai messo in mezzo Elizabeth» aggiunge dopo qualche secondo, con un tono di rimprovero appena velato.

Sento crescere il fastidio sotto pelle. Ancora con questa storia.

«Ma perché ti interessa così tanto di lei?» gli chiedo, cercando il suo sguardo.

«Ma che cazzo me ne fotte di lei» sbotta, troppo in fretta.

«E allora perché ti dà così fastidio questa cosa?» rilancio, senza lasciargli scampo.


KLAUS POV

«E allora perché ti dà così fastidio questa cosa?» mi chiede Noah, fissandomi con quegli occhi che sembrano voler scavare dentro.

Vorrei dirglielo. Dirgli quanto mi ha fatto male sapere che ha detto tutto a lei prima che a me. Quanto mi sento messo da parte, ignorato. Ma non lo faccio. Non posso.

Faccio finta di niente.

«Vado in pista» annuncio, lasciando il bicchiere mezzo pieno sul bancone. Mi alzo di scatto e mi butto nel mezzo del locale, tra la folla che balla sotto le luci intermittenti.

Cerco distrazione tra le ragazze, ma non sono nemmeno sicuro di cosa sto cercando davvero. È allora che la vedo.

Sarah.

Non me l'aspettavo. È lì, in mezzo alla pista, con un vestito nero corto e gli occhi pieni di qualcosa che non riesco a decifrare. So che lei ed Elizabeth non si parlano più come prima. L'ho notato. Ma non so cos'è successo, e in fondo non è affar mio.

O forse sì.

Mi avvicino.

«Guarda un po' chi si vede» dico con un mezzo sorriso.

Lei si gira lentamente, mi riconosce subito.

«Klaus» dice, quasi sorpresa.

«Sarah» replico, mantenendo il contatto visivo.

«Che ci fai qui?» chiede, facendo un cenno alla ragazza che era con lei di allontanarsi.

«Potrei farti la stessa domanda» rispondo, poi aggiungo: «Ma prima, te ne faccio un'altra.»

Lei solleva un sopracciglio, già pronta a liquidarmi.

«Wow. Klaus e le sue domande. Mi erano mancate» dice con sarcasmo.

«Cosa è successo tra te ed Elizabeth?» domando, senza giri di parole.

«Non capisco di cosa parli.»

«Andiamo. A me non la dai a bere. Ho notato che da quando sta con Noah, voi due non vi parlate più come prima.»

Sarah resta in silenzio per qualche secondo, poi stringe la mascella. I suoi occhi si riempiono di rabbia repressa.

«Vuoi sapere il motivo? Vuoi davvero saperlo?» scatta lei. «E va bene. La nostra cara Elizabeth sta fingendo una relazione con il ragazzo che amo da sempre!»

Le sue parole mi colpiscono come un pugno allo stomaco.

Il ragazzo che ama da sempre... Era ovvio. Dovevo capirlo.

Noah.

Non io. Mai io.

Sarà sempre lui la prima scelta.

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