ELIZABETH POV
La campanella segna la fine delle lezioni, ma la mia mente non è mai stata così lontana dalla classe. Non riesco a smettere di pensare a Noah e Klaus. Non sono venuti oggi, e la preoccupazione mi cresce sempre di più. Mentre gli altri si alzano e si preparano a uscire, io resto lì, ferma, con il telefono in mano, sperando di ricevere una risposta da uno di loro. Ma niente.
Le voci attorno a me si fanno sempre più confuse, ma io non ci faccio caso. Cosa sta succedendo? Perché Noah non è a scuola? E Klaus? Non mi hanno nemmeno avvisato. Forse sto esagerando, ma qualcosa dentro di me mi dice che non è tutto normale.
Dopo aver aspettato ancora qualche minuto senza alcun messaggio, prendo una decisione. Non posso continuare a rimandare. Voglio sapere cosa sta succedendo, e se devo cercarli, lo farò. Mando un altro messaggio a Noah, sperando che questa volta risponda.
«Noah, dove sei? Perché non eri a scuola? È successo qualcosa?»
Non ricevo risposta, ma poi, proprio mentre mi preparo a mandare un altro messaggio, il telefono vibra. È un messaggio da Klaus.
«Non è una buona idea cercare Noah, Elizabeth. Sta passando un brutto momento, e non è il caso che tu lo veda oggi.»
Le parole mi colpiscono come un pugno nello stomaco. Cosa significa che sta passando un brutto momento? Perché non posso vederlo? Non posso più restare tranquilla. Qualcosa non va, e devo scoprirlo.
Mi alzo in fretta e mi dirigo verso l'uscita della scuola. Il mio cuore batte forte mentre percorro il corridoio. Se Noah sta passando un brutto momento, io voglio essere lì per lui, come sono sempre stata. Non posso far finta che tutto vada bene.
Arrivata davanti a casa di Klaus, dove Noah alloggia da qualche giorno, la porta è leggermente aperta. Un brivido corre lungo la mia schiena, ma non mi fermo. Spingo la porta lentamente, cercando di non fare rumore. Non c'è risposta, ma dentro tutto è silenzioso e stranamente vuoto.
Cammino nel soggiorno, ma l'atmosfera è pesante. E proprio in quel momento, una voce familiare rompe il silenzio.
«Che ci fai qui, Elizabeth?»
Mi giro di scatto e vedo Klaus, che emerge da una delle stanze, con uno sguardo che non riesco a interpretare.
«Dov'è Noah? Perché non siete venuti a scuola?»
Klaus sembra esitante, ma alla fine risponde, senza nascondere più di tanto la sua preoccupazione.
«Noah non sta bene... e oggi non è il momento giusto per vederlo. Devi andare via.»
Le sue parole mi colpiscono, ma non mi fermo.
«Non posso andarmene senza sapere cosa sta succedendo. Noah è... Io voglio aiutarlo.»
Klaus mi guarda intensamente.
«Non è come pensi, Elizabeth. Ma per il bene di Noah, devi restare lontana per un po'. Non è il momento giusto per te.»
Ogni parola che dice mi confonde di più. Non capisco cosa stia nascondendo, ma la mia determinazione cresce. Non posso semplicemente andarmene senza scoprire cosa sta succedendo.
«Per favore, dimmi solo che è successo» lo supplico in tutti i modi possibili, ma lui rimane impassibile.
Dopo svariate prove per convincerlo a parlare dice semplicemente:
«È compito suo dirtelo, Elizabeth. Ora vai, per favore.»
E rattristata esco dalla porta. Devo scoprire che succede.
NOAH POV
Mi sveglio tardi, troppo tardi. Il sole è già alto e la casa è silenziosa. Non ho voglia di uscire dal letto, ma so che non posso nascondermi per sempre. La denuncia è ancora fresca nella mia mente, come una ferita che non smette di bruciare. Non è la fine del mondo, ma per un momento mi sono sentito intrappolato, incapace di vedere una via d'uscita. Ma ci sono altre cose a cui pensare. Elizabeth, soprattutto. Non voglio che scopra di più su tutto quello che sta succedendo.
Ho il telefono vicino, e vedo i suoi messaggi. Dove sei? Perché non sei a scuola? Mi sento in colpa per non averle risposto, ma non voglio metterla nei guai. Non voglio che entri in un vortice che potrebbe coinvolgerla più di quanto sia giusto. Ma non posso ignorarla. Ogni volta che vedo il suo nome sullo schermo, un nodo mi si forma in gola. Voglio dirle la verità, dirle che sto cercando di sistemare tutto, che non è colpa mia, ma non è così semplice. Non voglio che mi guardi come se fossi una causa persa.
Provo a rispondere, ma le parole mi sembrano sbagliate.
«Sono a casa, ma non è una buona idea che mi cerchi ora.»
Forse è meglio così. Non posso coinvolgerla in tutto questo. Ho bisogno di tempo per risolvere le cose da solo, ma so che non posso tenerla lontana per sempre. Non mi sento pronto a parlarle di quello che sta succedendo, ma il pensiero che lei si preoccupi, che stia cercando di capire, mi fa sentire ancora più confuso.
KLAUS POV
Quando ho visto Elizabeth arrivare alla porta, ho saputo che non avrei potuto fermarla. Ma ho cercato di farlo lo stesso. Non perché voglia nasconderle la verità, ma perché Noah non è pronto a darle risposte. La situazione è delicata, e se Elizabeth scopre troppo, potrebbe mettersi nei guai senza volerlo. So che non è giusto, che dovrebbe sapere cosa sta succedendo, ma Noah mi ha chiesto di tenerla lontana. E, per una volta, ho deciso di ascoltarlo.
L'ho vista supplicarmi, ma non c'era nulla che potessi dirle. Non era il mio posto. Doveva essere Noah a farlo, non io. La guardo mentre se ne va, con quella sensazione di frustrazione che non riesce mai a smettere di crescere. Ma Noah ha bisogno di tempo. Ha bisogno di sistemare le cose prima che qualcun altro si intrometta.
ALIX POV
Non mi piace Elizabeth. Non so perché, ma ogni volta che la vedo, c'è qualcosa che mi infastidisce. È quel suo modo di essere sempre così sicura di sé, come se pensasse di essere migliore di tutti. Ma oggi è diverso. Oggi, per la prima volta, la vedo guardarsi intorno, quasi come se stesse cercando qualcuno. E so che non è una cosa che fa di solito.
Sta fissando il suo telefono, senza mai staccarsene, e ogni tanto alza gli occhi, guardando verso la porta, come se aspettasse che qualcuno entri. Noah non è a scuola oggi, e anche se non è la prima volta che succede, questa volta è diverso. C'è qualcosa in lei, una sorta di inquietudine che non riesco a non notare. Eppure, non sembra che le importi veramente. Forse è solo un'altra di quelle giornate in cui non ha voglia di fare niente, e basta.
Quando la vedo alzarsi di scatto e correre fuori dalla porta, non posso fare a meno di seguirla con lo sguardo. Non che me ne importi, ma non capisco cosa stia succedendo. Si è comportata come se avesse appena visto una possibilità di scappare da qualcosa, ma cosa? Cosa le sta passando per la testa?
Eppure, non è affar mio. Non mi interessa davvero. Se c'è qualcosa che non va, non è un mio problema. Piuttosto, guardo Lucas, che sembra ancora più nervoso del solito. Sta facendo lo stesso gioco di sempre: osserva Elizabeth, poi guarda verso la porta, poi torna a guardarla. Ma a lui non dico niente. Non è come se mi importasse. O forse sì, ma non voglio ammetterlo.
Elizabeth scompare dietro la porta, e non penso a lei per molto tempo. C'è un'intera giornata davanti, e il mio unico obiettivo è godermela senza pensare a quella che potrebbe essere la causa di tutta questa confusione. Quindi mi rimetto a parlare con Lucas, cercando di distrarmi. Ma un'idea resta nella mia testa. Perché Elizabeth si comporta così? Non è mai stata del tipo che si preoccupa per qualcosa o qualcuno. Eppure, oggi c'è qualcosa che non va. Ma non voglio sapere cosa.
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Unlimited
RomanceElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
