Elizabeth POV
Dopo aver salutato Sophie e Alix entro nell'aula e vedo la situazione.
Mi sentivo completamente immersa nei preparativi del ballo, correndo da una parte all'altra della palestra. C'era così tanto da fare, eppure, non riuscivo a concentrarmi completamente. La mia mente continuava a tornare indietro, a lui. Noah. Non c'era giorno che non lo pensassi, ma continuavo a ripetermi che era meglio così. Meglio separarsi prima che fosse troppo tardi.
<<Ehi, Elizabeth!>> una voce familiare mi distolse dai miei pensieri. Mi girai e vidi Ryan avvicinarsi, con quel suo sorriso tranquillo e sicuro che a volte mi faceva sentire a disagio. <<Hai bisogno di aiuto con qualcosa?>>
Per un attimo, rimasi perplessa. Non sapevo se accettare o meno. Ryan era gentile, sì, ma in quel momento non riuscivo a togliermi dalla testa l'idea che qualcuno stesse cercando di riempire il vuoto che Noah aveva lasciato. Ma poi mi resi conto che avevo bisogno di aiuto, e non dovevo respingere chi stava cercando di essere gentile con me.
<<Eh, sì, certo.>> risposi, facendo un cenno verso le decorazioni appese al soffitto.
Ryan annuì, avvicinandosi a me mentre iniziavamo a sistemare insieme le decorazioni. Non era male passare del tempo con lui, a dire il vero. Mi aveva sempre fatto sentire a mio agio, e mentre sistemavamo i fili di luci, notai che la sua presenza mi dava una sensazione di calma che non avevo provato da molto tempo.
<<Sono sicuro che sarà un ballo fantastico,>> disse Ryan, lanciandomi uno sguardo amichevole. <<E so che tu, come sempre, lo renderai speciale.>>
Lo guardai, confusa per un attimo. Perché mi diceva queste cose? Poi mi ricordai che eravamo in un comitato insieme, quindi forse voleva solo essere gentile. Ma c'era qualcosa nella sua voce che suonava un po' più personale, e non sapevo se fosse solo una mia impressione.
E proprio mentre continuavamo a lavorare fianco a fianco, sentii una presenza alle mie spalle. Mi girai di scatto e incontrai gli occhi di Noah. La sua figura si stagliava sulla porta della palestra, con un'espressione che non riuscivo a decifrare. In un attimo, tutto sembrò rallentare.
Mentre lo guardavo, mi accorsi che c'era qualcosa nei suoi occhi. Un'espressione che mi fece battere il cuore più forte. Ma quella sensazione fu subito soppiantata da un altro pensiero: il modo in cui stava guardando Ryan. Non riuscivo a non notare la tensione che si era creata tra di loro, come se qualcosa fosse cambiato nell'aria.
Ryan si accorse della sua presenza e, senza perdersi d'animo, gli fece un sorriso. <<Ciao Noah! Non sapevo che venissi a darci una mano.>>
Noah non rispose subito, ma il suo sguardo rimase fisso su Ryan, un'ombra di gelosia che non potei fare a meno di notare. Poi si girò verso di me, cercando di nascondere l'imbarazzo sotto una facciata impassibile.
<<Non ti aspettavo qui,>> disse, cercando di mascherare il tono freddo.
<<Sì, avevo deciso di aiutare un po',>> risposi, tentando di mantenere la calma. <<Ci sono tante cose da fare, e mi sentivo un po'... sopraffatta.>>
Noah annuì, ma l'atmosfera tra noi due era cambiata. Non c'era più quella familiarità che c'era un tempo. Ora c'era distanza, un abisso che sembrava separarmi da lui, e la sua gelosia era un segnale di quanto tutto fosse cambiato tra di noi.
Ryan, ignorando completamente il disagio che si stava creando, continuò a chiacchierare e a ridere, mentre io e Noah ci scambiavamo uno sguardo breve e teso. Il passato non poteva più essere cambiato, e dovevamo entrambi fare i conti con il fatto che non eravamo più gli stessi.
Sospirai, cercando di scacciare quei pensieri. In fondo, avevo scelto di andare avanti. Con o senza Noah, la mia vita doveva continuare.
NOAH POV
Non mi aspettavo di trovarla lì. Eppure, appena varcai la porta della palestra, il mio sguardo si fermò subito su di lei. Elizabeth. Era intenta a lavorare con Ryan, cercando di sistemare una serie di luci. Non c'era più quella familiarità nei suoi occhi, quella scintilla che avevamo condiviso. C'era solo una distanza che non riuscivo a colmare, eppure, mi sembrava che tutto si stesse muovendo troppo velocemente, troppo lontano da me.
Mi avvicinai, cercando di sembrare casuale, ma ogni passo mi sembrava pesante. Ryan alzò lo sguardo e mi sorrise, come se nulla fosse cambiato, come se tra di noi non ci fosse mai stata una storia, un conflitto, un passato. <<Ciao Noah! Non sapevo che venissi a darci una mano,>> disse con quella sua solita disinvoltura.
Mi limitai a rispondere con un sorriso forzato, cercando di non far trasparire la frustrazione che mi stavo tenendo dentro. <<Ciao,>> risposi, cercando di sembrare amichevole. Ma la verità era che ogni parola che usciva dalla mia bocca sembrava falsa.
Elizabeth mi guardò un attimo, ma non c'era la stessa accoglienza che c'era stata in passato. Non c'era nemmeno un sorriso. Mi studiò per un secondo, come se stesse decidendo cosa dire. E, quando parlò, la sua voce era calma, ma distante. <Io Faccio parte del comitato, e tu?>
Era un'osservazione che non aveva nulla di speciale, eppure mi fece sentire stranamente escluso. Non c'era più quel legame che ci aveva uniti, quella confidenza che avevamo sempre avuto, ed era come se una barriera invisibile fosse apparsa tra di noi.
<<Ho pensato di venire a dare una mano,>> risposi, cercando di non suonare troppo seccato.
Ma mentre parlavo, non riuscivo a ignorare la tensione tra di noi. Il modo in cui guardava Ryan, con quella tranquillità che sembrava quasi intima, mi faceva sentire fuori posto. Era come se ogni parola che lui diceva, ogni movimento che faceva, fosse un promemoria di quanto fossi irrilevante per lei ora. Come se lei fosse già passata oltre, mentre io ero ancora qui, a combattere con i miei sentimenti.
Ryan sembrava ignorare completamente la situazione, continuando a parlare e a ridere, come se non ci fosse nulla di strano. Ma io non riuscivo a distogliere lo sguardo. E la gelosia che provavo mi bruciava dentro, come un fuoco che non riuscivo a spegnere. Vorrei ucciderlo. Ogni sorriso che Ryan le regalava, ogni parola che si scambiavano, mi facevano sentire come se non fossi mai esistito per lei. Come se tutto fosse svanito. Non lo sopporto.
Non potevo ignorarlo. Non potevo ignorare il fatto che, forse, avevo perso tutto.
Cercai di mantenere il controllo, ma la rabbia e la frustrazione si accumulavano dentro di me. Come se l'intero mondo stesse cambiando e io non fossi in grado di fermarlo. E, in qualche modo, lo stavo perdendo. E non c'era nulla che potessi fare per fermarlo.
Mi voltai, cercando di nascondere il mio disagio. Ma la verità era che avevo bisogno di scappare. Avevo bisogno di allontanarmi da lei, da lui, da tutto. Non sapevo più cosa fare.
Feci proprio il contrario del mio bisogno.
Mi avvicinai a loro.
<Ascolta bello, ti devi allontanare da lei, non mi interessa se sei tra i ragazzi più popolari della scuola, io solo il più popolare ad esempio, ma lei non troverebbe niente di bello in te. Quindi ti chiedo di andartene, prima che le cose si complichino.> mi rivolsi a Ryan, non ce la facevo più a resistere. Elizabeth mi ha fulminato con lo sguardo e Ryan era rimasto senza parole.
La prima ad aprire bocca fu la mia donna.
<Come cazzo ti permetti Noah?! Chi sei tu per venire a dire agli altri se devono stare o meno insieme a me. L'unico che se ne deve andare da qui sei tu. Quindi ti chiedo per favore di andartene.>
Ed è stata l'ultima cosa che ho sentito prima di andarmene pentito di ciò che avevo fatto.
L'ho allontanata.
Di nuovo.
Ancora di più.
Sono un coglione.
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Unlimited
RomanceElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
