ELIZABETH POV
Il corridoio della scuola è frenetico come sempre, la luce fredda delle luci fluorescenti sopra illumina le teste degli studenti che si affrettano tra una lezione e l'altra. La campanella è suonata appena, ma Noah non è mai in ritardo e, come sempre, è l'ultimo a entrare. Cammina con la sua aria indifferente, gli occhi che scorrono tra la folla, e quando mi avvicino a lui, posso percepire il suo solito atteggiamento: provocatorio, distante.
«Una buona ragione? E quale sarebbe?» mi chiede con un'alzata di sopracciglio, la sua voce carica di scetticismo.
Le parole sembrano arrivare da un altro mondo, ma cerco di mantenere la calma. Porgo il telefono, il video che non avrei mai voluto mostrare, ma che adesso diventa l'unico mezzo che ho per ottenere ciò che voglio. Non ci sono alternative.
«Sai... A volte i fatti sono meglio delle parole, guarda questo video,» dico, facendo scorrere il dito sullo schermo mentre gli porgo il telefono. Le immagini del video appaiono, nitide e brutali, e il mio cuore batte forte nel petto mentre lo guardo. Non è solo una ripresa di me che faccio qualcosa che non avrei mai voluto fare, è la conferma di quanto la mia vita possa essere manipolata dalle cose che non controllo.
Lui osserva il video, l'espressione imperturbabile, ma non posso fare a meno di notare l'ombra di disapprovazione nei suoi occhi. Non c'è paura, solo una stanchezza evidente.
«Non ho ancora capito perché dovrei accettare. Non mi interessa se lo fai vedere a tuo padre,» risponde, la voce bassa, quasi troppo calma.
NOAH POV
«Beh sai, se lo faccio vedere a mio padre, so che non ti fregherà niente, ma non ti frega niente neanche se lo faccio vedere al tuo?» ribatte lei, provocatoria. La sua voce vibra di minaccia, ma dentro di me qualcosa scatta. Mio padre non deve sapere, non posso permetterlo.
Faccio una smorfia. «Fai quello che vuoi, non me ne fotte,» rispondo senza giri di parole. Se dovessi scegliere tra la verità e il mio orgoglio, scelgo l'orgoglio.
Poi arriva la solita proposta che non avrei mai voluto sentire. «Noah, Noah aspetta, non lo farò vedere a tuo padre, ma ti prego di aiutarmi con Lucas.»
Sono perplesso. Mi volto lentamente verso di lei, gli occhi fissi, cercando di capire se c'è una trappola nascosta in quella frase.
«Quanto cazzo rompi, e va bene, ma una settimana,» sbotto, cercando di chiudere la discussione prima che mi faccia fare un altro passo indietro.
Lei mi guarda con insistenza. «No, no, no. Fino a dopo il ballo,» insiste, come se avesse già deciso che la mia risposta non possa essere diversa.
Scuoto la testa, ancora indeciso, ma alla fine cede una parte di me. «Ok, fine. Fino al ballo,» rispondo, rassegnato. Che cazzo sto facendo, davvero? Due mesi. Due dannati mesi per far finta di essere qualcun altro.
Mi lascio andare, il pensiero di Lucas e della sua faccia arrabbiata che mi tormenta, ma in un angolo della mente un altro pensiero cresce. Forse questo è il mio modo di controllare la situazione. Farò in modo che Lucas sappia cosa ha perso. Se pensa che me ne freghi qualcosa, si sbaglia di grosso.
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La biologia non mi interessa, mai come oggi. Il cartellone appeso al muro con la scritta «Ben tornato» mi fa storcere il naso. Non capisco, o meglio, non voglio capire. La sua faccia è lì davanti a me, chiara e brutale, e non posso fare a meno di sentire un nodo alla gola.
«Ah allora sei tornato, pensavamo non tornassi più,» dico con un sorriso beffardo.
Lui non sembra divertito. «Per tua sfortuna sono tornato sano e vegeto. Anzi, Noah, posso parlarti?» mi chiede, guardandosi attorno come se fosse un segreto.
«Che vuoi?» sbuffo, stanco di giochetti inutili.
Ci allontaniamo in un angolo. Mi sta ringraziando per averlo portato in ospedale, ma non capisco. Non me lo aspettavo, sinceramente. Non siamo amici. Non lo siamo mai stati.
«E questo chi te l'ha detto?» chiedo, l'ironia che mi scivola tra le parole.
«Andiamo Gilbert, non fa male a nessuno fare buone azioni,» risponde lui, e io lo guardo con un misto di fastidio e sorpresa.
Sbuffo, un po' confuso da tutta questa situazione. «Per quanto noi possiamo odiarci, portare rancore, o cose del genere, di certo non ti lascio morire. Ora dimentica quello che ho appena detto.» E me ne vado a sedermi, cercando di ignorare la lezione che sta per cominciare. Biologia è l'ultima cosa che mi interessa ora.
Elizabeth Pov
«Allora che fai? Vieni sabato?» mi chiede Mark, il tono della sua voce un po' troppo allegro per il mio stato d'animo. Mi ha parlato di una festa a casa di un suo amico, e io, sinceramente, non so se voglio andarci. Ma forse è il caso di andarci, almeno per distrarmi un po'.
«Dai, che ti diverti, puoi portare chi vuoi,» aggiunge, cercando di convincermi, con quel sorriso che di solito funziona su tutti. Ma non su di me, non oggi.
Mancano sei giorni a sabato, eppure sento come se fossi intrappolata in un vortice. Potrebbe essere utile far sapere di me e Noah, anche se mi sembra troppo presto. Forse dovrei aspettare ancora un po', ma la mia mente è un caos totale e non riesco a prendere una decisione.
«Va bene vengo, ma se mi vieni a prendere, perché non ho idea di dove sia,» rispondo, cercando di sembrare normale, come se non ci fosse nulla di strano in quello che sta accadendo.
«Ma se te l'ho spiegato cento volte, ah eh va bene,» mi risponde, e non posso fare a meno di sorridere per quanto sembri frustrato, anche se non è la mia preoccupazione principale.
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Sta succedendo tutto troppo in fretta. L'altro ieri mi sono lasciata con Lucas, e messa per finta con Noah. Cazzo, in un solo giorno? Perché tutto deve accadere così velocemente? Non so nemmeno perché, ma sembra che tutto mi stia sfuggendo di mano. Dovrei starci male, vero? Dovrei sentirmi distrutta per essermi lasciata con Lucas, ma non è così. Non mi importa più di tanto. Mi chiedo se l'ho mai amato davvero. Forse pensavo di amarlo, ma non capivo nemmeno cosa fosse l'amore.
Perché di solito quando ci si lascia con qualcuno, si soffre per settimane, mesi anche, ma io... io non ci sto male. Qualche minuto di delusione, e poi basta. È tutto troppo facile, come se non fosse mai stato importante. Forse non lo è stato.
Mi guardo dentro e sento come se stessi cercando di convincermi che non è successo nulla di grave. Ma in realtà, la verità è che sto solo cercando di tenermi insieme.
So che Lucas è tornato a scuola, e noi non abbiamo avuto la possibilità di parlarne. Ma cosa dovremmo dirci? Non ha niente da chiarire. Quel che è fatto è fatto. Niente di più. E forse è meglio così. Nessuno fotte Elizabeth Jonson, e sicuramente non me la farò fregare ora.
In questi due giorni non ho parlato nemmeno con Noah. Ci siamo lasciati al punto in cui gli ho detto che può fare quello che vuole, basta che non mi faccia sembrare una stupida. Non voglio pensare che sia tutto così complicato. Mi basta fare quello che devo fare, e basta.
Gli dirò che sabato dovrà venire. Non saremo ancora una coppia, ma qualcuno dovrà pur pensare che ci stiamo frequentando, o almeno che abbiamo smesso di odiarci. È il minimo che posso fare, perché prima di metterci insieme, dobbiamo almeno dare l'impressione di essere compatibili.
Ma la verità è che, anche quando sarò con lui, lo odierò sempre.
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Unlimited
RomanceElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
