KLAUS POV
Onestamente, non riesco più a capire cosa stia facendo Noah. È troppo surreale pensare che si sia messo con Eliz. Non perché abbia qualcosa contro di lui o contro di lei, ma perché... be', non mi ha mai parlato di lei se non per insultarla.
E questa cosa mi puzza.
Decido di non pensarci oltre. Noah è Noah.
Io, invece, mi concentro su altro. Sulle ragazze.
NOAH POV
«Dai, andiamo» le dico, senza nemmeno lasciarle il tempo di reagire.
«Dove?» chiede lei, incrociando le braccia.
«Ma sei scema? Dove vuoi che andiamo? Alla casa di Babbo Natale?» replico, sarcastico.
Lei mi lancia uno sguardo tagliente. «Ti credi spiritoso, eh? E comunque di là non ci torno. Soprattutto adesso che ci hanno visti entrare insieme in camera.»
Fa una pausa. Le mani serrate lungo i fianchi, la voce un po' più incerta.
«Penseranno che sia successo qualcosa. E tu verrai celebrato, mentre io continuerò a essere la tua "puttana".»
«Jonson, ma sei stupida?» sbotto. «Sei stata tu a proporre questa finta relazione. E poi ti ho appena detto di fregartene di quello che pensano gli altri.»
Lei abbassa lo sguardo. «Non avevo pensato a questo quando te l'ho chiesto. Vai tu. Ti raggiungo dopo.»
Sto per uscire dalla stanza, ma qualcosa mi blocca. Un pensiero impulsivo. Uno di quelli che so già che potrei rimpiangere.
«Forza. Vieni con me» le dico, fermandomi sulla soglia.
«Cosa?! Ma hai sentito quello che ti ho appena detto?» risponde, incredula.
«Oh sì, ti ho sentita benissimo. Ed è per questo che verrai con me. E il primo o la prima che si azzarda a parlare... be', non finirà bene.»
La fisso dritto negli occhi. Lei è titubante. Ma poi, senza dire nulla, annuisce piano.
Le poggio una mano sulla spalla, come a dirle che può fidarsi di me, e usciamo insieme.
Non appena siamo nel corridoio, ci imbattiamo in Martin, uno dei miei compagni di corso.
Il suo sguardo scivola subito sulle gambe di Elizabeth, con un ghigno stampato in faccia.
«Ushhh, Gilbert! Nuova conquista?» commenta. Poi le lancia uno sguardo indecente. «Vediamo un po' cosa abbiamo qui...»
Il sangue mi sale alla testa.
«Che cazzo vuoi?» ringhio, già pronto a saltargli addosso.
«Dai, amico. Si condivide, no?» risponde lui, ridendo, un secondo prima di allungare la mano verso il sedere di Elizabeth.
E lì perdo completamente il controllo.
Lo spingo a terra con tutta la forza che ho, e gli pianto un pugno dritto in faccia. Poi un altro. E un altro ancora. Non sento nulla, solo l'adrenalina che mi scorre nelle vene e la rabbia che mi acceca.
«Basta, Noah!» urla Elizabeth, tirandomi indietro mentre altri ragazzi accorrono per dividermi da lui.
Mi libero a fatica dalla presa di uno di loro e, con lo sguardo fisso su Martin, sputo:
«Toccala ancora una volta e sei morto.»
Poi prendo Elizabeth per mano e la porto fuori.
Appena siamo fuori dall'edificio, si volta verso di me con gli occhi spalancati.
«Cosa cazzo hai fatto? Potevi ucciderlo!»
«Non rompere il cazzo» sbotto, respirando a fatica. «Ti avevo detto che il primo stronzo che avesse fatto qualcosa avrebbe fatto una brutta fine.»
Mi accorgo che sta tremando. Il vento taglia la pelle come lame sottili.
Torno in macchina e prendo la mia giacca, poi gliela poggio sulle spalle.
«Non c'era bisogno... grazie» dice, abbassando lo sguardo.
«Certo. Tu tremi, ma non c'era bisogno» rispondo con un mezzo sorriso.
Ci guardiamo per un istante, poi aggiungo: «Andiamo, ti porto a casa.»
Provo a chiamare Klaus per avvisarlo che me ne sto andando, ma non risponde. Gli mando un messaggio. Lei fa lo stesso con Sarah e Mark.
Mark... chissà se tornerà a casa stanotte.
In macchina, mentre guido, lei rompe il silenzio.
«Posso mettere un po' di musica?»
«Scordatelo» replico subito.
Lei mi guarda con quegli occhi da cerbiatta. Alza le sopracciglia in una finta supplica.
Alla fine cedo. Parte la sua playlist: Taylor Swift, Olivia Rodrigo, Coldplay, Ultimo... poi cambia completamente genere: Sfera Ebbasta, Anna Pepe, Shiva. Una confusione totale.
«Che playlist di merda. Metti qualcosa che pompa.»
«Mi hai dato il permesso di mettere la musica, adesso lasciami ascoltarla, grazie» ribatte, stizzita.
Ah. Che bambina viziata.
Arriviamo sotto casa sua. Lei sta per restituirmi la giacca.
«Tienila» dico.
«Non c'è bisogno, davvero.»
«Voglio che la tenga. Me la riporti domani.»
Lei mi sorride. Un sorriso piccolo, ma sincero.
«Ci vediamo domani» sussurra, prima di scendere.
Riparto. Ma non faccio in tempo ad arrivare in fondo alla via che mi fermo di colpo.
Sirene. Luci blu che lampeggiano ovunque. Polizia. Ambulanza. Vigili del fuoco.
Poi alzo lo sguardo.
Casa mia... è in fiamme.
STAI LEGGENDO
Unlimited
RomanceElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
