24.

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NOAH POV

Non è la prima volta che cambiamo casa. Con i soldi dei miei, potremmo trasferirci in un'altra città ogni settimana, se lo volessimo. Ma questa volta è diverso. Non è solo un cambio d'aria, è un punto di rottura. Un prima e un dopo.

La mia casa è bruciata. Il luogo in cui sono cresciuto, dove ho passato le notti a litigare con mio padre o a ignorare mia madre, è ridotto in cenere. E non riesco a scrollarmi di dosso l'idea che non sia stato un semplice incidente. Qualcuno voleva colpirmi. Qualcuno ha deciso che dovevo perdere tutto. E questo pensiero mi tormenta.

Sono nel vialetto, lo sguardo perso tra i resti di quella che una volta era la mia vita. Il telefono vibra. Mark.

Non ho voglia di parlare, ma rispondo comunque.

«Che c'è?» domando, secco.

«I tuoi ti stanno cercando. Sono con l'agente. Dobbiamo andare lì. Dove sei?»

«Sto arrivando» rispondo, senza aggiungere altro.

Chiudo la chiamata, ma una voce nella testa non mi lascia in pace. Devo parlare con Elizabeth. Non so perché. Non siamo mai stati amici, anzi. Ma qualcosa è cambiato. Forse ho solo bisogno di qualcuno che ascolti senza giudicare.

Prendo il telefono e compongo il suo numero.

«Pronto?» risponde, la voce pacata.

«Ehi... posso passare da te? Ho bisogno di parlarti.»

«Certo. Vieni.»

Poche parole, ma bastano. Salgo in macchina e in pochi minuti sono sotto casa sua. Suono il campanello. Mi apre quasi subito. Mi scruta, forse sorpresa, forse preoccupata, ma non dice nulla. Fa solo un cenno con la testa per farmi entrare.

Mi siedo sul divano, il cuore che batte troppo forte. Non voglio perdere tempo. Voglio essere diretto.

«Mark mi ha detto che probabilmente dovremo trasferirci. Ma io... non riesco a stare fermo. Devo capire chi c'è dietro tutto questo. Chi ha deciso che la mia vita doveva finire così.»

Elizabeth non dice nulla. Mi ascolta. È la prima volta che qualcuno lo fa davvero, senza interrompere, senza giudicare. Ed è in quel silenzio che capisco quanto mi servisse essere qui.

Parlando, qualcosa dentro di me si allenta. Il peso si fa un po' più leggero. E lei... non è più solo la ragazza con cui litigavo. È molto di più.

ELIZABETH POV

Lo osservo seduto sul mio divano, e mi sembra di vedere una persona diversa. Noah non ha più l'aria arrogante di sempre, non ostenta sicurezza. È solo... stanco. Ferito. E incredibilmente sincero.

«No, ma seriamente» dice, con una calma nuova nella voce. «Non posso accettare che tutto quello che ho costruito sparisca così. E la casa... i miei sono nel panico, e io non so che fare.»

Lo guardo, senza interromperlo. È come se ogni parola che dice fosse un frammento di qualcosa che stava tenendo nascosto da tempo. E ora, finalmente, sta venendo fuori.

«Ti capisco» mormoro. «Lo so che non è facile.»

E lo so davvero. L'incertezza, il sentirsi senza direzione, il non sapere se domani avrai ancora qualcosa da chiamare "casa". Ho provato tutto questo. Forse è per questo che riesco a sentire la sua rabbia come se fosse mia.

Un silenzio denso ci avvolge. Ma non è pesante. È... vero. Confortante. Mi rendo conto di quanto siamo vicini. Non solo nello spazio, ma nei pensieri, nelle ferite che ci portiamo dentro. Forse siamo sempre stati più simili di quanto volevamo ammettere.

«Noah, io...» inizio, incerta. «Mi dispiace per come sono andate le cose tra di noi. Per tutte le volte che ci siamo feriti. Credo che ci siano più punti in comune di quanto pensassimo.»

Lui mi guarda. Non parla, ma i suoi occhi dicono tutto. C'è qualcosa di diverso in quello sguardo. È vulnerabile, intenso. E poi si avvicina.

Le sue mani sfiorano il mio viso, e trattengo il respiro. Non dovrei lasciarlo fare. Non dopo tutto quello che ci siamo detti, dopo tutto quello che ci siamo fatti. Ma non riesco a muovermi. Perché per la prima volta non mi sento sola.

Le sue labbra incontrano le mie. Il bacio è lento, insicuro, ma carico di emozioni taciute. Non è solo desiderio. È rabbia, dolore, bisogno. È la somma di tutto ciò che non abbiamo mai detto.

Poi, senza accorgercene, il bacio si fa più profondo. La sua lingua cerca la mia, e un calore mi travolge. Non riesco a fermarmi. Non voglio. Le sue mani si intrecciano ai miei capelli e io mi stringo a lui come se fosse l'unico punto fermo rimasto.

Quando ci separiamo, entrambi senza fiato, ci guardiamo negli occhi. E so, con assoluta certezza, che nulla sarà più come prima.

Non siamo più due nemici. Siamo due sopravvissuti. Due anime che, contro ogni previsione, si sono trovate.

REVISIONATO!

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