ELIZABETH POV
Sabato sera, il suono delle auto e delle risate si mescolano nell'aria fresca mentre io e Sarah camminiamo verso l'ingresso della casa di Mark. Nonostante l'atmosfera vivace, mi sento stranamente in ansia. La festa è già in pieno svolgimento quando arriviamo, luci colorate danzano sulle pareti e la musica pulsa nell'aria. Mark ci ha passato a prendere e mi ha dato una serie di raccomandazioni, ma è difficile non sentire una sottile preoccupazione crescere dentro di me.
Mi chiedo come reagirà Sarah quando scoprirà che sto fingendo una relazione con Noah. L'idea di perderla mi terrorizza, ma so che non posso nasconderle la verità. Non ancora. Mentre entriamo, il chiacchiericcio della gente e il suono dei bicchieri che si scontrano coprono i miei pensieri. Vedo la faccia di Sarah illuminarsi quando entra nella sala, ma la mia testa è altrove, concentrata su come le dirò la verità prima che Noah arrivi.
Mi fermo un attimo prima di entrare nella stanza affollata, sento il battito del mio cuore accelerare. Mi volto verso di lei.
«Sarah, c'è qualcosa di cui devo parlarti.»
Le parole mi scivolano fuori più velocemente di quanto avessi intenzione, e appena sento l'espressione che assume il suo volto, mi pento di non averlo detto prima.
«Ah, dimmi.» La sua voce è calma, ma non posso evitare di notare quanto i suoi occhi si siano fatti attenti.
«Io e Noah... fingeremo di essere una coppia.» Dico tutto in un respiro, a bassa voce, sperando che le mie parole non pesino troppo. Ma vedo subito come il suo corpo si irrigidisce. Non so cosa mi aspettassi, ma sicuramente non quella reazione.
Rimane immobile per un attimo, poi la sua voce arriva flebile. «Okay.» E senza aggiungere altro, si allontana senza voltarsi.
Mi sento subito colpevole. Ho appena rovinato qualcosa che sembrava perfetto. Pochi istanti dopo, vedo Noah arrivare. Sta salutando un gruppo di ragazzi con la sua usuale energia, con la camicia azzurra che gli sta bene, il jeans perfetto. Sembra come se non avesse niente di meglio da fare che socializzare con tutti. Quando incrociamo il suo sguardo, l'aria tra noi cambia, ed è come se il tempo si fermasse per un momento. Si avvicina con passo deciso, il suo sguardo serio.
«Sei ancora sicura che dobbiamo farlo?» Mi chiede, il suo tono grave ma curioso.
Non ho il tempo di rispondergli che già mi bacia. Un bacio rapido, il tipo di bacio che non sapevo avrei mai ricevuto da lui. «Che cazzo fai?» Sbottò, cercando di non far trasparire il disorientamento che mi ha preso.
«Devi essere la mia ragazza o no? In una relazione ci si bacia.» Dice, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
La sua sicurezza mi fa sentire ancora più inadeguata. Mi calmo solo quando vedo che nessuno ci ha osservati troppo da vicino.
«Entra,» dico senza aggiungere altro, e lo seguo tra la folla. Il rumore della musica ci avvolge mentre camminiamo l'uno accanto all'altro. Non posso fare a meno di notare ogni singolo sguardo che si rivolge verso di noi. La gente è curiosa. Qualcuno mi guarda con interesse, altri sembrano delusi. Non vedo Lucas. Questo pensiero mi colpisce più di quanto vorrei ammettere. Forse sono solo paranoica, ma sembra che ogni passo che faccio stia solo confermando la mia insicurezza.
«Dobbiamo fare qualcosa per annunciarlo,» afferma Noah, mentre camminiamo nel salone, ma inizia a sembrare che nessuno ci stia più osservando.
«Cosa potremmo fare?» chiedo, cercando di non sembrare troppo confusa.
«Mhhh, non so... baciarci forse?» La sua voce è leggera, ma c'è qualcosa di deciso nei suoi occhi. Non mi sorprende.
«Baciarci? Di nuovo?» Mi stupisco, ma la verità è che non ho il coraggio di rifiutare, quindi acconsento, ma con un tono di voce che non riesce a nascondere il mio disagio.
«Baciamoci,» dico, sentendo una strana sensazione di inevitabilità crescere dentro di me.
Noah non ci pensa due volte, e mi bacia. Non è un bacio appassionato, ma lo fa in modo frettoloso, come se volesse solo dimostrare qualcosa. Mi stacco velocemente, sentendo le voci aumentare intorno a noi, e, quando guardo la gente, capisco cosa sta succedendo. Tutti sono sorpresi, alcuni sembrano storditi dall'idea che Noah abbia una "ragazza". Non mi importa. Sono così concentrata su Lucas, ma non riesco a vederlo.
«Dobbiamo farlo sembrare credibile,» dice Noah, e io non posso fare a meno di sentirlo come una costrizione, una prigione di convenzioni. Ma non rispondo.
Iniziamo a ballare, la musica cambia e la gente ci guarda ancora. La sensazione di essere osservata mi soffoca. Mi sento come se fossi un'estranea in un mondo che non capisco. Un altro passo falso e potrei perdermi del tutto.
Il corpo di Noah si avvicina al mio, il contatto tra di noi è inevitabile, e la mia pelle si accende, ma non è il tipo di eccitazione che vorrei. Mi fermo, incapace di continuare. Sono troppo a disagio.
Mi allontano dalla pista da ballo e trovo una stanza tranquilla. Il respiro affannoso mi accompagna mentre mi siedo, sentendo il cuore battere troppo velocemente.
Pochi minuti dopo, sento bussare. La porta si apre e Noah entra, con il volto segnato dall'ira.
«Ora mi dici cosa cazzo è successo?» sbotta, senza preavviso.
«Di che stai parlando?» Chiedo, il cuore che mi martella nelle orecchie.
«Di che sto parlando? Ma come di che sto parlando! Eli, forse non ti rendi conto!» Noah urla, e il mio nome suona strano alle sue labbra. "Eli"... non mi aveva mai chiamato così prima.
«Uno, non mi chiamare mai più Eli, due continuo a non capire,» rispondo con calma, cercando di non far trasparire quanto il suo comportamento mi stia confondendo.
«Ci stavamo divertendo e poi te ne sei andata dal nulla, lasciandomi a fare la figura del coglione!» Lamenta, e il suo tono è tagliente.
Sospiro, incerta su come rispondere. «Non mi sentivo a mio agio, con tutti quegli occhi addosso. Se proprio ti interessa, mi è venuto il panico.»
Lui mi guarda, la frustrazione nei suoi occhi diventa più chiara. «Elizabeth, mi hai rotto il cazzo con tutte le tue paranoie. La devi smettere di farti condizionare da quello che pensano gli altri. Ti fa male. Ti fai male.»
Mi siedo accanto a lui, silenziosa, riflettendo su quello che ha detto. In fondo, ha ragione. È difficile, però, non farsi influenzare.
«Noah... posso farti una domanda?» chiedo infine, il timore di dover affrontare un'altra verità evidente.
«Tanto me la fai comunque,» risponde, ma non c'è rabbia in lui, solo stanchezza.
«Come fai a fregartene di quello che pensano gli altri? Come ci riesci?» La domanda è venuta fuori più naturale di quanto avessi pensato.
Noah si strascica sul divano, lo sguardo che cerca di capire cosa realmente stia cercando di dire. «Io vivo la mia vita serena, tranquilla, qualunque cosa pensino gli altri.»
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Unlimited
RomantikElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
