SARAH POV
Ovviamente Noah non è venuto. Starà a sbattersi qualche ragazza.
E non so se mi dia più fastidio il fatto che devo fare tutto da sola o che non posso passare del tempo con lui.
Klaus mi aveva avvisato che non sarebbe venuto, ma Noah... Noah no. Lui non può farmi questo.
Nell'altra stanza il gruppetto di teatro sta facendo le prove, e dalla disperazione andrei a chiedere il loro aiuto.
Provo a chiamarlo.
Niente.
Non risponde. Che cazzo sta facendo di tanto importante?
Riprovo. Ancora nulla.
Sbuffo. Dovrò fare tutto da sola, ho capito.
Mi metto a sistemare gli stendardi, a appendere bandierine. Che rottura di palle.
Sto per uscire quando mi squilla il telefono. Klaus.
«Che c'è?» rispondo di scatto, già esasperata.
«Ho finito quello che dovevo fare. Verrei ad aiutarti, ma mi rompo le palle. Giusto per avvisarti» sbotta lui.
«Ah, grazie per l'avviso. Stronzo» sbuffo. «Comunque ho appena finito. Stavo uscendo. Ciao, Klaus.» Chiudo la chiamata.
A casa non c'è nessuno. Mia madre non è ancora rientrata, mio fratello sempre chiuso in camera.
Ha chiuso con la fidanzata ed è in modalità depressione. Si amavano, e penso si amino ancora, ma non si vedevano mai. È stato meglio così.
Sblocco il telefono e noto dei messaggi.
Noah: Che cazzo vuoi?
Non sto neanche a guardare gli altri e gli rispondo al volo.
Io: Che cosa voglio? Ti ho chiamato duecento volte e non mi hai risposto una volta.
Noah: Oh, poverina, ti sei offesa? Ero a fare cose più importanti.
Stronzo.
Io: E quali sarebbero queste cose più importanti?
Noah: Cazzi miei. Sicuro più importanti di te.
Lo uccido. Neanche gli rispondo. Gli altri messaggi sono di Elizabeth, ma non ho voglia di leggerli.
ELIZABETH POV
Mi aveva abbracciata.
Mi aveva abbracciata.
Ci siamo abbracciati.
Ci siamo abbracciati.
Mi ha consolata.
Ho pianto davanti a lui.
Mi sono aperta con lui.
Basta, Eliz. Basta.
Mi ha solo consolata.
Uno stronzo senza cuore ha avuto dispiacere? Per me? O solo pena?
No, no, no. Pena. Sicuro.
Ci penso mentre sono a lezione di scienze. Ultimamente ho la testa da un'altra parte.
Chiudo l'armadietto e sobbalzo quando sento una voce dietro di me.
«Ciao.»
Noah.
«C...ciao.» balbetto, ancora sotto shock.
«Che c'è, ora balbetti?» Ride.
Ha un sorriso bellissimo. Non l'avevo mai notato.
Poi smette di colpo.
«Senti stronzetta, non farti film. Sono stato preso dal momento, ti odio ancora.»
Il solito bastardo.
Sbuffo e me ne vado.
Vedo Mark che parla con alcuni ragazzi. Forse finalmente si è fatto degli amici. Gli faccio un cenno con la testa e proseguo.
Fuori ci sono Sarah e Max che discutono. Ultimamente non gira buon sangue tra loro.
Ripensandoci, Sarah non mi ha risposto ai messaggi ieri. Avevo bisogno di qualcuno, e mi è toccato Noah.
«Ehi, ragazzi, come va?»
Nessuno dei due risponde.
Sbuffo. Che cazzo hanno tutti oggi?
Domani iniziano le vacanze di Pasqua. E tra poco sarà il mio compleanno.
Non ho niente da studiare, quindi vado a casa di Lucas. Tornerà a scuola dopo le vacanze. Mi è mancato.
«Secondo me dovresti farti il mullet. Ti starebbe bene.»
«Non taglio i capelli da mesi. Diventerò Jason Momoa.»
«Esagerato. Sei bello comunque.»
Sono seduta su di lui. Mi dà un bacio.
«Allora, dimmi qualche gossip su quello che succede a scuola.»
Mi alzo, prendo un bicchiere d'acqua e glielo porgo.
«Noah e Klaus i soliti stronzi, Sarah e Max ancora in crisi per colpa di Noah. Fine.»
«Mh. Ok. Posso dirti una cosa sinceramente?»
«Certo.»
«Ho paura di tornare a scuola. Trenta giorni di assenza. Sono sotto con tutte le materie. Ho paura che mi boccino.»
«Amore, ti aiuto io a studiare. Ti passo gli appunti. Ora che ho finito il lavoro con Noah, tutte le volte che sono libera vengo da te.»
«Ti amo.»
Mi ama? Certo. Come no.
È amore farsi foto mentre baci altre ragazze?
Quanto durerà questo gioco?
Gli do un bacio. Senza rispondergli.
«D-devo andare» balbetto, sentendomi improvvisamente a disagio.
Esco e prendo il bus.
Ci sono degli uomini dall'aria sospetta.
Mi allontano, ma sento un fischio.
Il cuore mi si ferma un secondo.
Aumento il passo, ma non serve. Mi stanno seguendo.
Cazzo.
Inizio a correre.
«Ehi, che abbiamo qui? Vuoi un passaggio?»
La macchina mi affianca. Abbassano il finestrino.
«No, grazie.»
Riprendo a correre.
Scendono dall'auto. Mi bloccano. Inizio a urlare.
Sono quasi a casa. Devo fare qualcosa.
Mi dimeno, urlo, calcio.
Uno di loro si slaccia la cintura.
Merda.
Poi cade a terra. Sento un colpo sordo.
Non ho il coraggio di aprire gli occhi.
Sento altri pugni.
Gli uomini mi lasciano. Cado a terra, tremante.
«Tu toccala un'altra volta e ti uccido.»
Quella voce.
Apro gli occhi.
Noah.
Ha le nocche insanguinate. Gli uomini non ci sono più.
«Noah...» sussurro.
Mi prende in braccio e mi porta sulle scalinate di casa.
«Ma come devo fare io con te?» sogghigna.
«Grazie...» dico a bassa voce.
«Come stai?»
«Bene.»
«No, come stai davvero?»
«Potrei stare meglio. Ma sto bene.»
«Nessuno starebbe bene dopo una cosa del genere.»
«Alla fine non è successo niente. Sei arrivato tu.»
Sbuffa.
«Ma perché?» chiedo. «Perché li hai fermati? Addirittura picchiati? Cioè, tu mi odi. Io ti odio. Perché?»
«Scusami, che cazzo vuol dire? Dovevo lasciarti farti violentare? Un uomo non può permettersi di fare questo. Mai.»
«Ma tu non sei diverso. Vai con ragazze di cui neanche sai il nome.»
Lo vedo irrigidirsi.
Si alza di scatto.
«Ho perso troppo tempo con te. Me ne vado.»
«Ma...»
Si ferma un secondo.
«E comunque, non faccio mai niente contro la volontà di qualcuno.»
Poi se ne va.
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Unlimited
RomanceElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
