Elizabeth
Ho litigato con Lucas. Un'altra volta. Ho chiamato Sarah e le ho raccontato quello che è successo, poi mi sono ricordata che era lì con loro e mi sono sentita un'idiota.
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«Sarah!» sento urlare nel corridoio. È Max.
Mi avvicino a loro mentre parlano.
«Di che parlate? Posso intromettermi?» chiedo con tono ironico, sperando in un sì come risposta.
«Sì, sì, stavamo parlando della festa prima del ballo. È tra due mesi e io devo organizzarla. Anche quest'anno.» Mi risponde Sarah. È vero. Il ballo di fine anno. È il nostro quarto ballo... l'anno prossimo sarà l'ultimo.
«Dai, ti aiutiamo tutti a organizzarla.»
«Oh... ma, ehm... sì, no, però...» balbetta Sarah.
«Cosa, Sarah? Parla.» dice Max con tono secco.
Nel frattempo, vedo Klaus avvicinarsi a noi. Era da qualche giorno che non veniva a scuola... chissà perché. Anzi, chissà perché si sta avvicinando proprio a noi.
«Ho una brutta notizia.» dice lui.
«Parli con noi?» chiede Sarah.
«Vedi altra gente che si merita una brutta notizia? Io no.»
«Ahah, che ridere. Cos'è successo?» dico io, decisa.
«Lucas è all'ospedale e lo sa solo Noah. Mi ha chiesto di dirtelo.» dice Klaus poco prima di andarsene.
«Cazzo, ora perché è all'ospedale? Perché lo sa solo Noah? Gli ha fatto qualcosa?» inizio a dire mentre cammino velocemente per la scuola. Max e Sarah cercano di seguirmi. Non so che fare.
«Elizabeth, ti devi rilassare. Saltiamo fisica e andiamo in ospedale a vedere.»
«Muovetevi.»
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«Lucas Axford?» chiedo appena arrivata all'ospedale.
«Siete parenti?» mi chiede un'infermiera.
«Più o meno... dov'è?»
«Mi dispiace, solo parenti e uno alla volta.»
«Sono la sua ragazza, va bene comunque? Santo Dio, me lo fate vedere?»
«Stanza B14. Uno alla volta, e in fretta.»
Corro verso la stanza. Max e Sarah mi seguono, figuriamoci se rispettano le regole.
«Oh cazzo... che ti è successo? Perché non hai chiamato nessuno?»
«Chi ti ha avvisato?» dice Lucas con voce rauca. È a letto, quasi tutto ingessato e con parecchi lividi sul corpo. Chi gli ha fatto questo lo ucciderò. Anche se qualcosa mi dice che non è stato Noah.
«È l'unica cosa che riesci a dire? Cosa ti è successo? Ti prego, dimmelo.» Sto quasi per piangere. Mi inginocchio davanti al letto. Ho paura che sia colpa mia, per la litigata di ieri. Io, dopo aver chiuso la chiamata, sono andata a casa, lasciando tutti lì.
«Ieri, tornando dalla festa... una macchina mi ha colpito. Ma è tutto a posto.» Si... è colpa mia. Dopo la nostra litigata.
«Oh, merda.» dice Max appena entra nella stanza. «Come sei conciato.»
«La macchina se n'è andata, e io ero a terra privo di sensi. Mi sono risvegliato poco fa in ospedale.»
«E come ci sei arrivato in ospedale?» chiede Sarah. Mi faccio la stessa domanda, anche se il fatto che solo Noah lo sapesse mi riporta a lui.
«Non lo so. Non ne ho proprio idea. Però stamattina ho visto Noah che chiedeva informazioni su come stavo... quindi ho il sospetto che sia stato lui.»
Ora gli interessa come sta?
«Ah, ora ha il cuore buono?» commenta Sarah.
Lucas fa spallucce. A me non interessa chi lo ha portato qui, mi interessa come sta.
«Sì, vabbè, non ha importanza. Tu come stai?» mi esce spontaneamente dalla bocca.
«Te l'ho detto, mi sento bene. Ho l'anestesia in tutto il corpo, non sento nessun dolore.»
«Quindi se ti tiro un pugno non lo senti?» sogghigna Max. Ah ah ah ah.
«Come fai ridere, Max.» commenta Sarah, pensierosa. Chissà a cosa sta pensando.
«Ragazzi, avevo detto uno alla volta!» urla l'infermiera dietro di noi.
«Oh, ehm... ci scusi, ma...» prova a rimediare Max.
«No, niente ma! Andate a casa e tornate domani all'orario delle visite, se proprio dovete.»
«Ma quanto lo terrete?» chiedo all'infermiera sull'uscio della porta.
«Non lo sappiamo ancora. Deve rimanere in osservazione per un po'.» afferma l'infermiera prima di andarsene.
«Ora a casa, su.» aggiunge infine.
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«Sarah, quindi che stavi dicendo prima che Klaus ci interrompesse?» chiede Max mentre torniamo a casa.
«Oh, non mi ricordo di cosa stavamo parlando.» dice lei ridendo. No, Sarah. Te lo ricordi bene. E forse ho capito cosa volevi dire.
«Sul fatto del ballo... che non possiamo aiutarti.» le spiega Max.
«Ah... no, beh... sì, intendevo dire, cioè... che... non ti arrabbiare, però...» balbetta Sarah. Forse non sono sicura di dove voglia arrivare.
«Parla, Sarah. Senza balbettare. Che hai fatto?»
La loro discussione continua e io mi sento una candela.
«Il preside mi ha chiesto di organizzare il ballo con Noah e Klaus.» dice tutto d'un fiato. Penso che nemmeno abbia respirato mentre lo diceva.
Perché mio padre sta affidando compiti a Noah, con tutti? Ho capito che ha parecchi problemi, però...
«Ah.» Max non riesce a dire nient'altro.
«Scusami...»
«No, vabbè, non ti devi scusare perché George ti ha chiesto di farlo. Ti devi scusare perché non me l'hai detto. Posso capire che hai paura della mia reazione, perché lo so che sei innamorata di Noah da tutta la vita, però...»
Sono senza parole.
Sarah rimane di sasso. Non penso se lo aspettasse.
Ma poco prima che apra bocca, arriviamo davanti casa di Max. Neanche si salutano.
«Diceva la verità?» chiedo a Sarah quando siamo davanti al portone di casa mia.
«Io... io non... non lo so.» dice lei con gli occhi lucidi. Poi fa un sospiro. «Io non lo so cosa provo per Noah. È il tipico bad boy con cui passi una notte e basta. Non sa amare. E non so cosa provo per lui.»
Io lo so che Sarah e Noah lo hanno fatto, l'anno scorso. Me lo aveva raccontato. E penso che lo sappia anche Max. Ho odiato Sarah quando lo ha tradito facendo questa cosa, ma pensavo avesse cambiato idea.
«A dopo, Sarah. Scusami se non ti faccio entrare, ma tra un'ora abbiamo gli allenamenti.»
«A dopo.»
⚠️SPAZIO AUTRICE⚠️
ciao ragazzi/e, ho deciso di pubblicare la storia proprio finendo questo capitolo, penso che abbiate già capito l'andamento della storia e vi volevo informare che ci saranno settimane in cui pubblicherò un capitolo al giorno e altre in cui non avrò tempo di pubblicare. Ci vediamo al prossimo capitolo!
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Unlimited
RomansaElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
