LUCAS POV
Mi appoggiai alla parete del corridoio, aspettando Sarah. Avevo bisogno di parlare con qualcuno. Quella storia di Max che se n'era andato senza avvertire nessuno mi stava davvero sconvolgendo. Non che fossi sorpreso, ma non pensavo che avrebbe fatto una cosa del genere senza dirci niente. Non ci aveva nemmeno detto addio. Nessuna parola, niente di niente. Solo il silenzio, e il vuoto che lasciava.
Sarah arrivò e mi guardò con quella sua espressione curiosa, come se stesse aspettando che le dicessi qualcosa di importante. Ed è proprio quello che avevo in mente.
<<Ti rendi conto che Max è sparito, vero?>> dissi, senza preamboli. La voce mi tremava un po', non tanto per il dolore, ma per la frustrazione. <<Semplicemente se n'è andato senza dire una parola a nessuno.>>
Sarah sollevò un sopracciglio. <<Neanche a te? Ma non lo sentivi da un po'.>> Mi guardò con un'espressione mista tra sorpresa e disinteresse, come se stesse cercando di capire cosa volessi davvero dire.
<<No, non lo sentivo. Ma il punto è che... non è come lui. Non è stato il suo stile.>> Feci una pausa, cercando di mettere in ordine i pensieri che si affollavano nella mia testa. <<Max era sempre stato quello che teneva tutto sotto controllo, che cercava di avere una scusa, una ragione per ogni cosa. Ma ora? Niente. Solo un'assenza, come se non importasse più a nessuno.>>
Sarah mi guardò in silenzio per un momento, prima di scuotere la testa. <<Sì, è strano. E sai, non è che lo amassi particolarmente, ma... questa cosa di sparire senza lasciare tracce, senza una spiegazione... è come se avesse deciso di lasciarci senza fare neanche un minimo sforzo.>>
Mi sentivo un po' sollevato che Sarah avesse capito la gravità della situazione. Non ero l'unico a pensarla così. <<Non riesco a farmene una ragione,>> dissi, passando una mano tra i capelli. <<Eppure mi sembra che stia succedendo sempre più spesso, no? Ogni volta che qualcuno se ne va, sparisce. E noi rimaniamo qui, come stupidi a chiederci il perché.>>
Sarah sospirò, ma il suo sguardo era distante. <<Magari Max aveva solo bisogno di fuggire. Magari era troppo, per lui.>> Poi si voltò, guardando il vuoto. <<Non possiamo fare niente, Lucas. Non possiamo fermare chi vuole andarsene.>>
Le sue parole non mi confortarono affatto, ma le capivo. Quello che Max aveva fatto era qualcosa che non si poteva spiegare con facilità. Però, in qualche modo, mi faceva sentire ancora più vuoto sapere che lui, come tutti gli altri, non aveva avuto nemmeno la decenza di dirci cosa stava succedendo. Eppure, come aveva detto Sarah, non avevamo il controllo. Nessuno lo aveva. Max se n'era andato, e noi dovevamo accettarlo, anche se non ci andava giù.
Mi appoggiai meglio contro la parete, cercando di rilassarmi, ma il pensiero di Max che se ne era andato così senza un saluto mi lasciava con un peso sullo stomaco.
<<Hai ragione,>> dissi alla fine, alzando lo sguardo verso Sarah. <<Non possiamo fare niente. Ma è comunque difficile.>>
Sarah mi lanciò un sorriso quasi impercettibile, ma capivo che lei sentiva lo stesso. La verità era che, in fondo, non c'era modo di trovare una risposta a tutto questo. Max se n'era andato, e noi dovevamo andare avanti, ma non sarebbe stato facile.
ETHAN POV
Ero nel mio ufficio, la luce soffusa della lampada illuminava la stanza, mentre il mio sguardo era fisso sullo schermo del computer. Accanto a me, Mark era seduto su una sedia, e Jason – o come lo conosciamo, Anonimus – si trovava dall'altra parte, la sua figura parzialmente nascosta nell'ombra, come sempre. Solo io e Mark sapevamo davvero chi fosse, e mi piaceva così. Un'ulteriore carta segreta da giocare quando necessario.
<<Allora, qual è il prossimo passo?>> chiese Mark, il suo tono di voce secco ma curioso. Non era la prima volta che parlavamo di questo, ma ogni giorno sembrava che le cose diventassero più divertenti. Noah stava per cadere, e io non vedevo l'ora di assistere al suo declino.
<<Abbiamo bisogno di qualcosa che lo faccia davvero crollare,>> risposi, lo sguardo fisso nel vuoto mentre pensavo alla strategia. <<Dobbiamo metterlo in una posizione dove non può più uscirne, dove sembra che abbia perso ogni credibilità.>>
Jason si sporse in avanti, il suo volto parzialmente visibile dalla luce soffusa della lampada. <<Sì, ma non basta farlo sembrare un fallito. Dobbiamo creare un contesto in cui Elizabeth non abbia altra scelta che allontanarsi da lui.>> Il tono di Jason era sempre preciso, calcolato. Sapeva quello che diceva, e mi piaceva il suo modo di pensare.
Annuii, pensieroso. <<Esatto. Se riusciamo a fargli fare una mossa che sembri del tutto sbagliata davanti a lei, allora avremo già vinto. Ma dobbiamo farlo nel momento giusto.>> Feci una pausa, la mente che correva tra i dettagli del piano. <<Se riesco a farlo sembrare irresponsabile, come qualcuno che non sa come gestire la sua vita, Elizabeth lo guarderà in modo diverso.>>
Mark si grattò la testa, riflettendo. <<E pensi che basti un semplice errore, qualcosa di visibile?<<
<<No,>> dissi, con un sorriso che non era del tutto amichevole. <<Non basta. Dobbiamo metterlo sotto pressione, costringerlo a fare qualcosa che non può riprendersi. Una mossa che lo faccia sembrare un traditore, qualcuno che sta giocando un gioco più grande di lui.>>
Jason, che non aveva mai fatto nulla senza una ragione precisa, suggerì: <<Che ne pensi di far circolare voci su di lui? Implicare che sta cercando di ottenere favore da altre persone, magari anche da qualche compagno per ottenere vantaggi, mentre si fa passare per qualcuno che rispetta le regole. E poi...>>
Mi fermò un attimo, sentendo il suo respiro più pesante. <<Dobbiamo farlo sembrare ancora più vulnerabile. Soprattutto davanti a Elizabeth. Se riuscissimo a farla dubitare di lui, sarebbe finita.>>
<<E come pensi di farlo? Come lo spingiamo fino a quel punto?>> chiese Mark, ormai completamente coinvolto nella discussione.
Abbassai la testa, il sorriso diventato più amaro. <<Non è difficile. Ho qualche idea in mente. Ho già individuato alcuni suoi punti deboli, che gli altri non vedono. E poi, Elizabeth... Elizabeth è la chiave di tutto. Lei deve vedere Noah per quello che è veramente.>>
Jason si strofinò il mento, come se stesse valutando le implicazioni. <<Tutto ciò che dobbiamo fare è fare pressione su di lui nel momento giusto, e far sembrare che il suo mondo stia crollando. Se lo mettiamo di fronte a una situazione in cui perderà tutto, anche la sua facciata, allora la fine sarà inevitabile.>>
Sorrisi. <<Esattamente. L'idea è di spingerlo al limite. Quando Noah capirà che non ha più il controllo, che ogni mossa che fa lo porta più vicino alla fine, sarà troppo tardi. Elizabeth non avrà altra scelta che vederlo per quello che è.>>
Mark fece un cenno di approvazione, mentre Jason, con il suo volto nascosto nell'ombra, non disse una parola. Ma la sua risata silenziosa tradiva l'entusiasmo per il piano che stavo tessendo.
<<Non c'è tempo da perdere,>> continuai. <<Il piano deve essere preciso, veloce, e senza pietà. Noah non sa cosa lo aspetta. E quando tutto sarà finito, Elizabeth vedrà che non può più fidarsi di lui.>>
Mark e Jason annuirono entrambi, e sapevo che, con il loro aiuto, avremmo fatto crollare Noah come non aveva mai immaginato.
Era solo questione di tempo. E Noah, prima o poi, si sarebbe accorto che, in questo gioco, ero io a controllare le mosse.
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Unlimited
RomanceElizabeth Jonhson e Noah Gilbert si odiano da sempre. Lei è testarda, determinata, con il desiderio di trovare il suo posto nel mondo. Lui è tormentato, circondato da ombre del passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Quando le loro vite si int...
