18-Nate

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Mi infilo una sigaretta in bocca e con il capo indico la porta di casa che Rebecca ha appena sbattuto con così tanta forza da farci sobbalzare entrambi.
La ragazzina ha un bel caratterino.
«Non pensi di aver esagerato con lei?»
«Fidati, conosco mia sorella più di chiunque altro al mondo, era l'unico modo per allontanarla. Non voglio che ficchi il naso in questa faccenda».
Thomas tiene a sua sorella più della stessa vita, lo so fin troppo bene, perché anche io sono come lui.
Faccio un ultimo tiro e getto la sigaretta a terra.
«Io vado, ci vediamo domani. Ora hai altri guai a cui pensare...» sorrido pensando alla scenata che sicuramente gli farà Rebecca. 

«Preferirei farmi prendere a pugni, piuttosto che affrontarla». Thomas si mette una mano sul viso con fare teatrale, facendomi ridere.
Rebecca sembra così forte e così dolce allo stesso tempo. È una contraddizione continua. Non sai mai se ti troverai davanti la stronza che prenderesti a calci nel culo appena apre bocca oppure quella che si imbarazza quando riceve un complimento inaspettato.
L'ho notato quando prima  è arrossita.
Collego il Bluetooth alla macchina e chiamo Alexander, mio fratello.
Il telefono squilla a vuoto per un bel po', ma quando sto per riattaccare, sento la sua voce.
«Era carina quella che ti stavi scopando stavolta?»
«Non mi stavo scopando nessuno, non che siano cazzi tuoi in ogni caso. Sto arrivando»

Premo il piede sull'acceleratore e cerco di raggiungerlo il prima possibile, appena lo intravedo sul ciglio della strada, accosto bruscamente.
Alex spalanca la portiera della macchina e sprofonda sul sedile del passeggero.
«Ciao fratellino, cosa non ti è chiaro esattamente?»
«Scusa se cerco di avere una vita sociale, mentre tutto va a puttane». Sbotto, passandomi una mano tra i capelli.
«Siamo in ritardo, sai bene cosa succede se non arriviamo in tempo». Mi ricorda, come se non lo sapessi già.

Guido fino al numero civico indicato nel messaggio che abbiamo ricevuto un'ora fa. Ogni volta ci inviano un messaggio con le coordinate e la parola d'ordine da usare per entrare.
Gli incontri di poker non si tengono quasi mai due volte nello stesso posto, così è più facile eludere un'imboscata della polizia ed evitare di finire con il culo in una cella.
Perché mi trovo in questa situazione del cazzo?
Alex, ovviamente.
A seguito della scomparsa di mio padre avvenuta quasi due anni fa, nostra madre fu costretta a fare i doppi turni in ospedale, ma ciò non bastava a coprire le spese. Alex ci disse che aveva trovato un lavoro onesto, per cui nostra madre non si sarebbe più dovuta preoccupare delle spese che riguardavano noi due, perché ci avrebbe pensato lui.
Tornava a casa con le mani piene di buste che contenevano abiti firmati, comprò due macchine e due motociclette. Non capivo da dove provenissero tutti quei soldi, mi sembrava un tantino eccessivo per un lavoretto come chef in un ristorante da quattro soldi.
Una sera lo ritrovai quasi agonizzante sull'uscio di casa e lo costrinsi a raccontarmi tutto. Mi confessò che non aveva trovato un lavoro onesto, quei soldi non erano soldi puliti. Era immischiato in affari con un boss che gli aveva fatto credito. Non sapeva però, che gli interessi su quella somma sarebbero aumentati a dismisura. Praticamente, era stato fregato e lo tenevano per le palle.
Quando mi raccontò tutto, lo convinsi a portarmi da loro per stringere un nuovo accordo.
Mi proposi di ripagare l'intero debito, partecipando ai loro incontri clandestini di poker, restituendo loro quasi il totale di ogni partita fino alla completa estinzione del debito.
Mio fratello invece, continua ad occuparsi dello spaccio di droghe, campo in cui io non voglio entrare.
«Siamo arrivati, accosta» indica con il capo il gruppetto fermo sotto la scritta al neon.

«I fratelli Anderson...» ci saluta Tony De Vittis, il boss a capo di una delle organizzazioni criminali più pericolose del paese. Avrà non più di una ventina di anni, è subentrato a suo padre tre anni fa, quando lui è finito in manette.
«Ciao Tony, scusa il ritardo ma mio fratello aveva...»
Tony alza una mano per interromperlo.
«Ragazzi cari, sapete perfettamente cosa succede quando un incontro va a puttane per colpa vostra».
L'anello d'oro che gli circonda l'anulare è così grande che fatico a capire come riesca a sopportarlo.
Mio fratello mi lancia uno sguardo di traverso: siamo nei guai.
I giochi clandestini che organizzano sono solo la punta dell'iceberg, la loro ricchezza proviene soprattutto dal traffico illegale di armi e dalla vendita di droghe pesanti.
Brava gente, tutto sommato.
«Stasera arriverà un carico al porto, sono a corto di uomini e voi due mi siete in debito, come se non lo foste già abbastanza» ride sguaiatamente.
Porca puttana.
«Non serve che lui venga, ci vado io». Risponde Alex.
Nel frattempo, una BMW nera accosta poco distante da noi, Liam abbassa il finestrino e si infila una sigaretta tra le labbra.
«Come è andata questa settimana?» Gli chiede Tony.
Liam si sfila la sigaretta di bocca e gli lancia tra le mani una busta trasparente piena di banconote.  «Scoprilo da solo».

«Sai il fatto tuo, ragazzino». Si complimenta dopo aver controllato il contenuto della busta che poi lancia tra le mani di uno dei suoi.
«Dal momento che ci siete tutti e tre, parliamo di affari».
Liam  scende dalla macchina e quando si avvicina, saluta solo Alex.
Tra di noi non corre buon sangue al momento, ma c'è stato un tempo in cui eravamo migliori amici.

«Voglio che tutti e tre organizziate una festa per piazzare il carico che arriverà stanotte». Ci ordina Tony, infilandosi la giacca di pelle che gli porge uno dei suoi.
«Col cazzo!» sbotto senza neanche pensare chi ho davanti.
«Stai scherzando?» Si intromette Liam stringendo i pugni.
«Ti pare che abbia la faccia di uno che dice cazzate, ragazzino? Devo ricordarvi quanto siete nella merda tutti e tre?»
Io e Liam ci guardiamo di sottecchi, poi riportiamo sguardo su Tony.
«Calma ragazzi. Voi portate gente, al resto ci penso io». Alex si intromette cercando di placare gli animi.
«Non voglio cazzate, intesi?»
Ci avverte Tony, prima di sparire nel nulla con la sua squadra di delinquenti al seguito.

«Io con lui non ci lavoro». Liam si rivolge ad Alex, come se io non ci fossi.
«Io invece non vedo l'ora, guarda». Tiro fuori il pacchetto di sigarette dalla tasca interna del giubbino e lo stringo in mano.
«Sentite ragazzi, mettete da parte le vostre divergenze, altrimenti Tony ci farà il culo». Ci ammonisce Alex, guardando prima e poi lui, ma nessuno dei due risponde. «Chiaro?» Noi solleviamo gli occhi al cielo e sbuffiamo.
«Da me non è cosa, lo facciamo a casa vostra.»
«Va bene, lo faremo da noi quando nostra mamma è di turno». Acconsente mio fratello.
«Va bene, adesso vado. Ciao, Alex.» Enfatizza il nome di mio fratello di proposito, si infila in macchina e mette in moto la macchina, guardandomi dal finestrino abbassato.
Mi prudono le mani.
«Coglione».
Lancio la sigaretta a terra e la schiaccio con la punta della scarpa.
«Nate non fare cazzate, ti avverto».
Mi ammonisce Alex, guardando Liam che sfreccia via.

Broken Glass -  1 - 2- 3Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora