65-Rebecca

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Giorno 10

Dopo circa dieci giorni dal mio risveglio, mia mamma si è degnata di venirmi a trovare in ospedale. La giustificazione per la sua assenza? Aveva un accordo importante da concludere a Bruxelles, neanche fosse il presidente degli Stati Uniti, anziché una semplice impiegata.
Ma avrei preferito di gran lunga che non si scomodasse a tornare, considerato che è mezz'ora che discute con mio padre fuori alla mia camera.

Guardo fuori dalla finestra e ripenso con rabbia a quella maledetta sera che ha dato inizio a tutto ciò. Mi ero messa in tiro per passare una serata spensierata con le mie amiche, una come tante altre, ma che alla fine si è rivelata un incubo. La vita è davvero imprevedibile a volte.
Ryan ci ha inseguite con la sua auto, continuava a fare il cretino facendoci sbandare, fino a quando non ci siamo capovolte.
Da lì in poi, non ricordo più nulla.

«Scott, alleniamoci».

Il fisioterapista mi ha trascinata via per l'ennesima seduta, ne facciamo almeno due al giorno, a volte anche in piscina come oggi.

«Scott, non sei abbastanza motivata». Gli ho ordinato di darmi del tu, considerato che avrà al massimo un venticinque anni, mi sembrava eccessivo darci del lei.

«Non ci riuscirò mai». Mi lagno, come faccio da dieci giorni ormai.

All' improvviso, la porta della palestra si apre e compare Nate in tutto il suo splendore, e questa giornata grigia uguale a tutte le altre, inizia a colorarsi di tante piccole sfumature pastello.

Indossa una canotta nera che gli lascia scoperte le braccia sempre più muscolose, i pantaloni della tuta grigi e il borsone della palestra sulla spalla.

Ho già gli ormoni in subbuglio.

«Scott, muovi quel culo», mi urla da lontano incrociando le braccia al petto.

«Nate». Gli sorrido e senza accorgermene inizio a camminare verso di lui, per poi fermarmi a metà strada appena me ne rendo conto.

Nate mi raggiunge in due falcate e la sua bocca si apre nel sorriso più bello che abbia mai visto.

«Ce l'hai fatta, piccola».

Oliver batte le mani alle mie spalle.
«Potevi dirmelo che ti serviva il tuo ragazzo per motivarti, sono solo dieci giorni che mi fai sudare».

«Non sono il suo...»prova a dire Nate, ma decide di lasciar perdere.

«Sono in piedi, Nate». Gli stringo le braccia al collo con fin troppa enfasi.

«Ne ero certa, piccola».

«Ehm...» Oliver ci interrompe fingendo di tossire. «In piscina, Scott». Aggiunge autoritario.

«Sei peggio di un colonnello dell'esercito, dammi tregua». Sbuffo mettendo le mani sui fianchi.

«Sai nuotare?» Chiede a Nate che scoppia a ridere.

«Bello, sono un pallanuotista. Ti insegno a nuotare quanto e quando vuoi.», risponde lo spavaldo.

«E allora entra in acqua con lei, così la smette di tenermi il broncio fino a stasera».

Oliver inizia a dare indicazioni a Nate in merito agli esercizi da farmi fare in acqua e si siede sulla panchina poco distante dalla piscina.

«Sei pronta, piccola?» Mi stringe i fianchi con le mani per trascinarmi in acqua.

«Ma sei sicuro di voler restare? Non sei obbligato, me la cavo da sola».

«Non vorrei essere in nessun altro posto». Incolla i suoi occhi nocciola nei miei e una sensazione di calore mi esplode nel basso ventre.

Broken Glass -  1 - 2- 3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora