2- Thomas Scott

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Riprendere gli allenamenti, dopo aver passato l'estate a sballarmi quasi ogni sera insieme a Nate e Max, risulta più difficile di quanto credessi.
«Sembrate delle ragazzine del cazzo, muovetevi razza di rammolliti». Il coach sbraita a bordo campo, allargando le braccia e saltellando da una parte all'altra. Diciamo che il suo modo di fare, non rientra neanche lontanamente nel politicamente corretto di cui si parla tanto, cosa di cui ignora sicuramente l'esistenza.
«Scott, sono qui». Jer alza la mano per farsi notare da me.
«Prendila, bello». Colpisco la palla e la lancio nella sua direzione, ma quel coglione di Dan gli dà una spallata e lo spinge a terra.
Corro subito verso di loro e spintono Dan con una mano.
«Ma che cazzo di problemi hai?»
«Non l'ho fatto mica di proposito, Scott».
Nel frattempo, allungo una mano a Jer per tirarlo su.
«A me invece è sembrato proprio di sì».
So cosa ho visto, non mi sono sbagliato. È andato contro di lui di proposito, ma non ne capisco il motivo.
«Non è la prima volta che hai le allucinazioni con me...» solleva un angolo della bocca verso l'alto.
«Allucinazioni...» ripete Jer scuotendo la testa con disappunto, io giro il capo verso di lui e poi mi soffermo di nuovo su Dan che non gli toglie gli occhi di dosso.

«Che cazzo succede?»
«Niente, non è successo niente. Vero, Jer?» Perché il tono di voce di Dan assomiglia a una minaccia?
«Voi tre, credete di essere al bar?» La voce bassa e roca del coach, ci induce ad allontanarci.
C'è qualcosa che non mi torna.

Dopo circa due ore di allenamento, crolliamo a terra stanchi morti. A quanto pare, non ero l'unico ad essere fuori forma, l'estate non è una buona alleata per gli sportivi.
«Sono distrutto». Si lagna Dan, come al solito.
Quanto mi sta sul cazzo il suo timbro di voce da essere snob di sto cazzo.
Ancora non mi spiego come faccia mia sorella a stare con uno come lui, io la conosco davvero e potrei giurarci che non hanno un cazzo in comune questi due.
Lei è solare, intelligente, divertente, mentre lui è solo un coglione viziato.
Non sono mai riuscito a trovargli un solo cazzo di pregio, giuro che mi sono anche sforzato per più di due minuti.
Sono un fratello di merda se desidero che si lascino?
Probabile, sì.
Ma me ne sbatto il cazzo.
Non me la conta giusta, anche se non ho ancora scoperto il motivo.

«Se non riesci a sopportare un cazzo di allenamento, dovresti appendere le scarpette al chiodo e dedicarti al ricamo insieme a tua nonna». Gli urla contro il coach con il volto paonazzo.
In queste rare occasioni mi è simpatico il coach.

Dopo gli allenamenti, raggiungo Max e Nate in caffetteria.
«Ragazzi sono distrutto, il coach ci ha massacrati». Sprofondo sul divanetto rosso accanto a Max che sta mangiando un toast.

«Avete esagerato con l'erba questa estate». Ci rimbecca lui, guadagnandosi un'occhiataccia da parte nostra.

«Ma se eri tu a chiedermi di procurarti quella merda ogni settimana». Nate lo guarda alzando un sopracciglio.
«Allora mi correggo, abbiamo esagerato». Parla con la bocca piena, facendoci ridere.

«Cerca di riprenderti alla svelta, ti voglio in forma per la prima di campionato». Nate alza una mano per chiamare la cameriera che appena lo vede, inizia a tirare giù la divisa per scoprire il seno.
«Cosa ti porto?» Si porta una ciocca bruna dietro l'orecchio e appoggia entrambi i palmi sul nostro tavolo.
«Ma come cazzo fa?» Mormora Max, chiaramente sbalordito di vedere l'ennesima ragazza che gli sbava dietro.

«Sarà il fascino dello stronzo».
Gli rispondo, guardando Nate che mi mostra il dito medio.

«Solo un caffè...» con il capo le indica la caraffa che stringe in mano.
«Insieme al caffè, posso lasciarti anche il mio numero?»
Max sputa la Coca-Cola nel suo bicchiere e per poco non soffoca, costringendomi a battergli una mano al centro delle scapole.
«Stai bene?»
Le domanda lei preoccupata, ma Nate le fa schioccare due dita davanti alla faccia per richiamare la sua attenzione e le dice: «Sto aspettando...»

«Ah sì, il numero».

«No, il caffè». Lei annuisce ripetutamente, mentre gli versa il caffè con la mano tremolante.

«E il numero non lo vuoi?» Questa non ha un minimo di dignità.

«Non mi serve, se sei già qui...» Nate guarda in modo sfacciato i bagni alle nostre spalle e lei gli sorride quasi vittoriosa, come se fosse una cosa grandiosa farsi sbattere in un bagno pubblico da uno che conosci a malapena.

«Vado in pausa tra dieci minuti...»
indietreggia con il vassoio stretto tra le mani.
Max guarda la scena con le mani infilate nei capelli, mentre io resto indifferente.
Ci sono abituato.
«Insegnami, maestro». Allunga i palmi sul tavolo, mostrando adorazione.

«Ha fatto tutto lei». Solleva appena le spalle verso l'alto.
Devo dire che nonostante tutto, Nate non è uno che si vanta delle sue conquiste. Nel suo caso, sono le donne a vantarsi di essere state con lui, questo è il motivo delle voci che girano a scuola sul suo conto.
«Visto che siamo in tema di "scopate", domani vieni con me al campus?» Domando a Nate che ha la testa china sul cellulare.

«Non lo so, mi sono già rotto il cazzo di uscire con quella...» sbotta apatico, mentre allunga le gambe in avanti e butta giù un altro sorso di caffè.
Nate è uno di quelli che con le ragazze ci scopa per pura noia, ormai lo sappiamo tutti.
Non l'ho mai visto dedicare una sola attenzione a nessuno, mai.

«Avete da fare?» Domando ad entrambi che scuotono la testa in segno di diniego. «Mi resta ancora un po' di erba, che ne dite se la finiamo a casa mia?»
Mia sorella non dovrebbe esserci oggi pomeriggio, quindi dovrei avere casa libera.
Voglio bene a Nate, ma con le ragazze è uno stronzo, motivo per cui ho sempre evitato che lui e mia sorella si incontrassero.

«Ci sto amico mio».
Max e la sua coerenza.

«Tra mezz'ora sono da voi, ho un appuntamento galante in quel bagno...» con il mento indica il bagno alle nostre spalle.

«Giusto, dimenticavo la scopata con la cameriera...» scoppio a ridere con una mano sulla pancia.
«Anderson, per caso ti serve aiuto?» Max gli mostra un sorriso orgoglioso mentre lo guarda alzarsi.

«No, ho una reputazione da difendere». Nate gli batte una mano sulla spalla, prima di prendere il borsone e incamminarsi verso il bagno dove è appena entrata la cameriera.
Max gira il collo e lo guarda con ammirazione. «Voglio fare la sua vita, giuro».

«Ma smettila, coglione». Gli sgancio uno schiaffo dietro la nuca per riportarlo con i piedi per terra.
Max non è come noi, non è da una scopata e via. Lui in fondo sogna solo di innamorarsi.
Lo conosco fin troppo bene.

*Se il pov vi è piaciuto, non dimenticate di lasciarmi una stellina, è molto importante per far crescere la mia storia ❣️*

Broken Glass -  1 - 2- 3Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora