29-Rebecca

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Sono chiusa in bagno da circa dieci minuti e non ho intenzione di uscire fino a quando non suonerà la seconda campanella, così tutti saranno entrati in classe.
E con tutti, intendo quel cretino di Nate.
Vederlo abbracciare la ragazzina del secondo anno, mi ha innervosita più di quanto immaginassi.
Sono stata proprio una stupida a credere alle sue parole prima. In quel bagno mi sono esposta troppo, è mancato poco che lo baciassi. A dirla tutta, ci sono rimasta piuttosto male quando lui mi ha mandata via. La mia autostima non ne ha guadagnato quando mi ha chiesto di uscire dal bagno.
'Driiiiin'
Eccola, sono libera.

Appena entro in classe, Grace alza una mano per farmi sedere accanto a lei.
«Tutto bene in segreteria?» Chiede con il tono inquisitorio che mi aspettavo da lei.
Non mi è sfuggito il suo sguardo quando mi sono inventata quella scusa per fuggire via. Sapevo che mi avrebbe fatto il terzo grado, ma non ce la facevo a restare li.
È sì, so che tutto ciò non ha senso perché tra di noi non c'è assolutamente nulla, ma il mio stomaco non ha voluto sentire ragione.

«Ehm... sì». Tiro fuori il diario e lo appoggio sul banco, poi fingo di sfogliarlo.

«Quindi ti piace quello stronzo di Anderson?» Poggia un gomito sulle gambe accavallate e si volta a guardarmi, mentre io inizio ad agitarmi sulla sedia.
Sono settimane che tutte loro affermano che mi piaccia, il fatto è che non lo so neanche io.
«Assolutamente no, e poi lo vedi anche tu come si comporta».
Da stronzo, ecco come.
«A me sembra che tu gli piaccia parecchio, ma è solo troppo orgoglioso e testardo per ammetterlo».
Se sapesse come sono andate realmente le cose in quel bagno, non sarebbe più della stessa opinione.
«Non credo proprio, Grace».

Il professore di matematica che entra in classe adagiando i test sulla scrivania, mi salva da altre domande a cui non ho la forza di rispondere al momento.
«Ho portato i risultati del vostro test, vi anticipo che per alcuni di voi non ho buone notizie».
Inizia a distribuirli, chiamandoci in ordine alfabetico. Quando giunge alla S, iniziano a tremarmi le gambe.
«Signorina Scott, lei ha ricevuto un'insufficienza. Dopo la lezione, la aspetto nel mio ufficio».
Ci mancava anche questa.

***

Al termine della lezione non mi resta che abbandonarmi al mio destino e recarmi dal professore per una bella ramanzina sull'importanza della matematica e tanti bla, bla, bla.
Il problema è che io odio la matematica, preferirei studiare dieci libri di storia piuttosto che fare un solo esercizio di matematica, proprio non riesco a farmela piacere. Questo problema mi perseguita dalle elementari, ricordo che durante le vacanze invernali che trascorrevo da mia nonna, quella poverina si sedeva accanto a me per ore e mi spiegava ogni cosa.
Con gli anni le mie lacune sono solo peggiorate, come il mio evidente astio per la materia.

«Ci vediamo dopo, ho appuntamento dal prof». Mi infilo la borsa sulla spalla e saluto le mie amiche che si allontanano per raggiungere la nostra caffetteria di fiducia.

«Auguriiii» mi prende in giro Cassie da lontano. La stronza non prende un brutto voto neanche a pagarla.

Con il cuore in gola per l'ansia, salgo le scale che portano all'ultimo piano dove si trovano gli uffici di tutti i nostri professori.
La porta del professore di matematica è ancora chiusa, quindi mi siedo su una delle sedie in legno che si trovano nel lungo corridoio con le pareti gialle e bianche, e per tenermi impegnata, inizio a scrollare i post delle mie amiche che si trovano in caffetteria.
Beate loro, penso.
«Scott» sobbalzo al suono della sua voce.
Oh no, non lui.
Nate prima mi guarda dall'alto con lo zaino su una spalla e una mano infilata nella tasca dei jeans, poi si siede sulla sedia libera accanto alla mia.
«Che ci fai qui?» Sollevo appena la testa dal cellulare per guardarlo, mentre lui spinge la nuca contro il muro alle nostre spalle e socchiude gli occhi.

Broken Glass -  1 - 2- 3Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora