1-Rebecca Scott

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La pioggia batte incessantemente contro la vetrata che circonda l'intero attico in cui vivo da qualche giorno. Da sola.
Stringo le gambe al petto e appoggio il mento sulle ginocchia, mentre fisso le gocce d'acqua che ormai da ore scivolano senza sosta contro i vetri.
Ho lo sguardo perso e la mente altrove, sono come ipnotizzata, ma la causa non è di certo questo temporale.
A dirla tutta, i temporali mi sono sempre piaciuti.
Una volta mi munivo di una bella ciotola di popcorn, la mia coperta di Minnie, la felpona di mio fratello ed ero pronta per godermi la serata.
Cosa è cambiato?
Che adesso sono sola, io non ho più nessuno o quasi.
Qui con me ho solo questo dannato peluche che ho voluto infilare in valigia ad ogni costo.
Sono patetica, lo so.
Ma non sono riuscita a separarmene, nonostante i ricordi dolorosi che mi legano alla persona che me lo ha regalato, io non ci sono riuscita.
Se due anni fa, mi avessero fatto guardare un trailer di tutto quello che mi sarebbe capitato da lì a poco, non ci avrei mai creduto.
La mia vita era letteralmente perfetta, ogni cosa era al suo posto.
Famiglia, scuola, ragazzo.
Io avevo tutto.
Mentre adesso, non ho più niente.

Due anni prima...

Allungo il braccio sul comodino in cerca del mio cellulare e lo prendo al volo, prima di farlo cadere a terra come tutte le mattine. Con un occhio mezzo aperto intravedo l'orario e sospiro afflitta.
Sono di nuovo in ritardo.
Devo smetterla di guardare serie TV fino a tarda notte. Devo smetterla di guardare serie TV fino a tarda notte.
Lo ripeto a me stessa come un mantra.
All'improvviso, la porta della mia camera si spalanca e un cuscino mi arriva dritto in faccia. Thomas mi guarda e sghignazza soddisfatto per la sua mira impeccabile.
«Buongiorno anche a te, fratellino...» gli dico con la voce impastata dal sonno, sollevando le braccia verso l'alto per stiracchiarmi.

«Tra dieci minuti esco, hai bisogno di un passaggio?»
Mi guarda con i suoi occhioni verdi che fanno tanto impazzire le ragazze che gli ronzano intorno.
Abbiamo un playboy in casa e non lo sapevamo.
A dirla tutta, non sono solo le ragazzine a corrergli dietro.
Voci di corridoio dicono che frequenti una ragazza del college che si trova fuori città. In realtà, non credo siano solo voci, ma lui non lo ammetterebbe neanche sotto tortura.

«No grazie, prendo l'autobus insieme a Summer. Ci vediamo dopo».
Non amo arrivare a scuola con mio fratello, non voglio essere ricordata solo come la sorellina di Thomas Scott, il miglior centrocampista della scuola. Quando al primo anno misi piede nella sua scuola, tutti i suoi amici mi chiamavano " Scott Jr. ", un nomignolo che detestavo.
«Come mai sei così mattutino?» Lo fisso incuriosita.
Solitamente arriva almeno venti minuti dopo di me, considerato che io prendo l'autobus, questo la dice lunga sulla sua assenza di puntualità.
Mentre io mi infilo le ciabatte, lui si guarda allo specchio appeso alla perete per sistemarsi le punte dei capelli.
Io e Thomas ci assomigliamo molto nei tratti del viso, è quasi impossibile non accorgersi che siamo fratelli, ma siamo del tutto diversi nei colori. Lui è moro e ha gli occhi verdi, mentre io ho i capelli biondi e gli occhi azzurri. Senza dimenticare la piccola differenza in termini di altezza, lui è alto quasi due metri, mentre io sono circa un metro e sessantacinque arrotondato per eccesso.
Qualche mese fa, con la scusa di aver smarrito i documenti, convinsi il funzionario ad aumentare la mia altezza sulla nuova carta d'identità.

«Stamattina iniziano gli allenamenti, il campionato ormai è alle porte». Mi guarda attraverso lo specchio e si sistema l'ultima ciocca.

«Ora fuori dalla mia camera, non farmi perdere altro tempo.»
Premo le mani sulla sua schiena, come piccolo incentivo per farlo uscire alla svelta, ma prima che sparisca, infilo la testa fuori dalla mia camera e urlo:
«Non fare lo stronzo con Dan come ogni santo giorno, ti scongiuro».

«Non ti prometto nulla», sghignazza, mentre scende velocemente la scale.
Lo odio quando fa così.

Mi infilo al volo un body bianco e dei pantaloni di jeans che mi fasciano perfettamente i fianchi, mi pettino velocemente e mi spruzzo giusto due gocce di profumo.
«Rebecca, c'è Summer che ti aspetta. Muoviti a scendere o perderai l'autobus anche oggi». Urla mia mamma dal piano di sotto.
Scendo in fretta le scale e corro in cucina per salutarla velocemente prima di uscire. È seduta su uno sgabello che si trova davanti all'isola posizionata al centro della nostra cucina e al suo fianco si trova Mona, la sua migliore amica.
Mia mamma è perfettamente truccata e pettinata già alle sette del mattino. Per lei, l'apparenza conta più di tutto il resto. Credo di non averla mai vista con un capello fuori posto, tranne quando tre anni fa, un virus intestinale la mise al tappeto per una settimana.
Appena si accorgono dei me, smettono di parlare facendo saettare velocemente gli occhi tra di loro.

Broken Glass -  1 - 2- 3Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora