«Non seguirmi!» mi avverte la rompiscatole, ruotando appena la testa all'indietro mentre varca l'ingresso di scuola.
Quando si volta di spalle, il mio sguardo ricade ancora una volta sul suo fondoschiena, spesso oggetto di argomento negli spogliatoi.
Ma mai da parte mia.
«Sto solo andando in classe, cretina». Sputo il fumo verso l'alto.
«Bene» ribatte stizzita, continuando a guardare in avanti.
Nate lascia perdere.
Non fare cazzate.
«Sai cosa ti dico? Tu vieni con me».
La raggiungo in due falcate, le afferro il braccio e la trascino con me nel bagno dei ragazzi.
Alla fine, ho fatto la cazzata.
«Ma sei impazzito?» Esclama spalancando gli occhi, quando richiudo la porta alle sue spalle.
«Tu, esci subito da qui» . Ordino con un segno del capo a un ragazzino che si asciuga frettolosamente le mani che gli tremano e si dilegua senza fare storie.
«Ma ti pare il modo di trattare la gente?» Osserva scuotendo la testa il ragazzino andare via, poi prova a riaprire la porta per andarsene, ma la richiudo premendo i palmi contro la superficie liscia ai lati della sua testa.
«Puoi evitare di avercela così tanto con me?» Sussurro a pochi centimetri dal suo viso.
Non mi sfugge come il suo sguardo scivoli sulle mie labbra, il problema è che io faccio lo stesso con le sue. Qualcosa mi dice che se si sfiorassero, farebbero scintille.
«Tu devi fare pace con il cervello». Preme le mani sul mio petto e prova a spingermi via senza successo, considerato che sono il doppio di lei e la sovrasto in altezza di una trentina di centimetri.
Un'altra cosa che mi fa impazzire di lei.
«Reb, voglio che tu capisca perché ti ho detto quelle cose ieri sera».
Potevo comportarmi diversamente, potevo parlarle, ma non ci sono riuscito. Io non ci riesco mai, preferisco tenermi tutto dentro.
Abbassa il viso sul pavimento, ma io le sollevo il mento per guardarla e noto una scintilla malinconica attraversare l'azzurro dei suoi occhi.
«Lasciami andare, Nate».
«Sto cercando solo di proteggerti, non me lo perdonerei mai se ti succedesse qualcosa per colpa mia, lo capisci?»
Cazzo, mi sentirei un merda se finisse nei guai a causa mia. Già non ci dormo la notte da quando l'hanno vista a scuola quel giorno.
Una ragazza come lei non passa inosservata già normalmente, figuriamoci agli occhi di un criminale che pensa di potere avere qualsiasi cosa.
Qualsiasi cosa, tranne lei, altrimenti giuro su Dio che lo uccido.
«E se non volessi starti lontano?» Alza il mento verso l'alto e si morde il labbro inferiore. Un gesto che mi fa impazzire.
Appoggio la fronte contro la sua e ci guardiamo in silenzio per qualche secondo, poi i nostri respiri iniziano ad accelerare e senza rendermene conto, mi ritrovo a spingere i fianchi contro il suo bacino, e lei ricambia facendo lo stesso.
«Reb, esci subito da qui...»
Ce l'ho duro da morire, cazzo.
L'attrazione che provo per lei è inspiegabile e per me ciò è assurdo, perché non mi è mai capitata una cosa del genere.
In questo momento avverto solo l'impulso irrefrenabile di sbatterla contro questa cazzo di porta e infilarle la lingua.
Ma non posso.
«Non voglio». Ribatte testarda più che mai.
«Adesso, Reb». Prima che sia troppo tardi, aggiungerei.
Le accarezzo il viso con il pollice, mentre lei mi guarda sbattendo più volte le ciglia, mi sembra confusa, ma anche incuriosita dal mio comportamento.
«Se vuoi che me ne vada, devi prima dirmi il motivo...»
Da quando ha una voce così attraente?
«Vuoi sapere il motivo?» Spingo i fianchi ancora una volta e lei spalanca le gambe per farmi spazio, cosa che mi fa perdere quel briciolo di lucidità che stavo provando a mantenere.
Contro ogni buon senso, la prendo in braccio e la spingo contro le mattonelle accanto alla porta, mentre lei intreccia le gambe sulla mia schiena.
Entrambi ansimiamo come se stessimo scopando e ciò non va bene neanche per il cazzo.
Devo darmi una fotutta calmata.
«Potrebbe passarmi per la testa l'idea di baciarti, ma sappiamo entrambi che sarebbe solo un grosso errore. Quindi è meglio che tu esca da qui, prima che questa idea del cazzo si trasformi in qualcosa di concreto». Le parlo a un soffio dalle sue labbra carnose.
Cazzo, come vorrei morderle.
«Forse è meglio che tu mi rimetta giù...»
Con lo sguardo indica il punto in cui i nostri corpi spingono l'uno contro l'altro.
«Sì, scusa...» La faccio scivolare lentamente giù, fino a quando non sento i suoi piedi poggiare sul pavimento, mentre le mie mani finiscono ancora una volta ai lati della sua testa.
Lei si alza sulle punte e mi stampa un bacio sulla guancia, indugiando qualche secondo prima di allontanarsi.
«Ci vediamo, Nate». Sussurra con un filo di voce, io scosto le mani dalle mattonelle e le alzo in aria per lasciarla andare via.
Cazzo, ci è mancato poco.
La porta si spalanca di nuovo ed entra Mason con un sorrisetto stampato sulla faccia, mentre osserva Rebecca uscire dal bagno.
«Ciao, bella biondina» la saluta facendole la radiografia del culo.
«Mason» ringhio stringendo i pugni lungo le gambe.
«Calma Anderson, stavo solo ammirando l'opera d'arte...»
Si avvicina al lavandino e si lava le mani, continuando a guardarmi attraverso lo specchio.
«Ora capisco perché ti sei tanto innervosito l'altro giorno, potevi anche dirlo che te la scopi di nascosto...» aggiunge sollevando l'angolo della bocca verso l'alto.
«Non è successo niente». Rispondo a denti stretti, non so fino a quando tratterrò la rabbia prima di lanciarlo con la testa contro lo specchio.
«Meglio per me...»
Mi strizza l'occhio per farmi girare di palle, cosa che gli riesce perfettamente, dal momento che senza neanche ragionarci un secondo, riduco la distanza tra di noi al punto da ritrovarmi a un palmo dal suo viso.
«Tu provaci e ti assicuro che non riuscirai più a prendere una cazzo di palla con le mani».
Ci voltiamo entrambi verso la porta da cui entrano Jason e Max, poi torniamo a guardarci.
«Oh non aspetto altro, Anderson.» Mi bisbiglia all'orecchio il bastardo, e io scatto in avanti.
«Avete finito voi due?» Ci richiama Jason appena si accorge che mi manca poco per perdere le staffe.
Io e Mason non siamo mai andati d'accordo, nè in classe nè in acqua.
Lo sanno tutti.
«In realtà, io non ho ancora iniziato». Mason lo supera e sparisce fuori dal bagno.
E anche fuori dal cazzo.
«Lo sai vero che ce l'ha con te per sua cugina?» Max si apre la zip dei pantaloni e si avvicina all' orinatoio.
«Non è colpa mia se sua cugina mi chiamava per farsi sbattere tre volte a settimana».
Quella ragazza era ingestibile, ammetto che ne approfittavo, ma era lei a chiamarmi ogni volta.
Non ho mai detto di essere un santo, ma anche le ragazze non scherzano.
«È un tuo compagno di squadra, potevi evitare di agire alle sue spalle». Mi redarguisce Jason guardandosi allo specchio per sistemarsi i capelli, come se non fossero già abbastanza perfetti.
La nostra prima donna non può mica andare in giro con un pelo fuori posto.
«Parla quello che si scopava la figlia della fidanzata di suo padre».
Si sbatteva la ragazzina ogni volta che erano da soli in casa, e pensa di venire a farmi la morale.
«Ragazzi, credo proprio che nessuno dei due sarà santificato per le sue azioni».
Max esplode in una risata fragorosa e ci spinge fuori dal bagno appoggiando entrambe le mani sulle nostre schiene. Imbocchiamo il corridoio che porta alla nostra classe e ci ritroviamo davanti la classe in cui quasi tutti i ragazzi vorrebbero trasferirsi, perché ne fanno parte le ragazze più belle della scuola.
Io invece, ne guardo sempre e solo una di loro.
«Tranne te, Max. Se non ti muovi a farti avanti con Summer, ti faranno davvero una statua all'onore». Indico la brunetta che sta parlando con Rebecca fuori alla sua classe. È chiaro anche ai muri che quando lo vede sembra che le sia apparsa la Madonna.
«In realtà non vi ho detto una cosa...» inizia a dire, poi si blocca.
«Cosa?» Esclamiamo io e Jason, e lui si stringe nelle spalle prima di continuare.
«L'altro giorno siamo usciti insieme e ci siamo baciati». Ci confessa quasi timidamente.
Praticamente Max è l'opposto di Jason che si vanta di ogni sua conquista. Anche se a volte penso che Jason lo faccia solo per insicurezza personale. Più di una volta ho avuto l'impressione che sia solo una facciata il suo modo di fare, perché in fondo non è come vuole apparire agli occhi di tutti.
«E perché non ci hai detto niente?»
A parte quando vuole tenere tutto sotto controllo, prendendo troppo sul serio il ruolo di capitano anche fuori dal campo.
«Saranno cazzi suoi, Jas». Sbotto innervosito allargando le braccia, mi fa girare le palle quando vuole controllarci.
«È più nevrotico del solito o sbaglio?» Sgancia una spallata scherzosa a Max che se la ride e mi scrutano entrambi da capo a piedi.
«Qualcosa mi dice che è colpa della biondina lì in fondo». Rilancia Max, osservando prima Rebecca e poi il sottoscritto.
«Mi state facendo girare le palle».
Li avverto, eppure dopo due anni dovrebbero conoscermi.
«Mmh... perché non le andiamo a salutare?» Propone Jason sollevando un angolo della bocca verso l'alto.
«Mi avete rotto il cazzo, ci vediamo in classe». Mi faccio spazio dando una spallata a entrambi e me ne vado.
Con le palle girate.
«Anderson torna qui, stavamo scherzandooo». Mi urla dietro Jason, ma sono già a metà corridoio e gli alzo un affettuoso dito medio in aria a mo' di arrivederci.
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Broken Glass - 1 - 2- 3
Romance1 - 2 -3 libro - Trilogia completa - ( Cartacea nel 2028) ✨《Stavo annegando, senza di te.》 《Un pallanuotista che annega?》 《Succede, se gli togli l'ossigeno per respirare. 》✨ Rebecca Scott (una ragazza di 18 anni ) è una delle ragazze più belle c...
