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41-Rebecca

Il cellulare inizia a squillare senza sosta, provo a ignorare le chiamate e allungo la mano per spegnerlo senza neanche guardare il display, ma qualcuno ha ben pensato di inviarmi decine di messaggi e quindi non fa che vibrare.

<<Lo spegni o lo lancio dalla finestra?>> Mi dice Nate con la voce impastata dal sonno.

<<Pronto?>> Rispondo sbadigliando.

<<Reb, dove sei?>> Mi domanda mio fratello con un tono decisamente allarmato.

<<Sono fuori città.>> Dico guardando Nate che si porta un braccio sugli occhi.

<<Non so come dirtelo...>> Queste poche parole mi mancano in allerta e mi alzo di scatto.

<<Dirmi cosa, Thomas?>> Dico con la voce tremante, attirando l'attenzione di Nate che sposta lentamente il braccio dalla faccia per guardarmi.

<<Papà ha avuto un incidente...>>

<<Okay... prendo un biglietto al volo e parto. In che ospedale si trova?>>

<<Reb, in realtà...>> Prende una pausa e lo sento piangere.

<<Thomas...>>

<<Piccola, che succede?>> Mi domanda Nate spostandomi una ciocca dietro l'orecchio.

<<Non lo so...>> Dico con un sussurro.

<<Thomas, ci sei?>>

<<Reb, non riesco a dirlo...>>

<<Papà, non c'è più? È questo che vuoi dirmi, Thomas?>> Gli chiedo con la voce tremante, mentre Nate mi stringe la mano.

<<No, papà non c'è più>> tuona Thomas, senza aggiungere altro.
Il cellulare mi scivola di mano e mi porto entrambe le mani in faccia. Sento i sensi di colpa divorarmi, ma allo stesso tempo, non riesco a versare una sola lacrima.

<<Reb, mi senti?>> Mi chiama Thomas, e Nate risponde per me.

<<Thomas, sono Nate.>>

<<Nate?>> Domanda confuso mio fratello.

<<Ehm... sì, sono con tua sorella>> si gratta nervosamente la nuca, forse temendo una reazione di mio fratello mentre mi guarda negli occhi. Ma dall'altro capo non arriva alcuna reazione, ciò vuole dire che mio fratello è davvero distrutto.

<<Accompagnala a New York. Io sono già qui>>. Thomas stacca la telefonata senza attendere che lui gli risponda.

<<Non serve che tu mi accompagni, ho vissuto cinque mesi da sola, so badare a me stessa.>> Gli dico con voce gelida alzandomi dal letto.

<<Reb, non tenerti tutto dentro, io l'ho fatto e ne pago ancora le conseguenze.>> Mi corre subito dietro con la preoccupazione nella voce e anche nello sguardo.

<<Sto bene, io e lui...>>Il mio sguardo allo specchio mi mette i brividi, sono di ghiaccio e non capisco il motivo, mi sembra di essere entrata in una realtà parallela dove non c'è più spazio per i sentimenti e per le lacrime.
<<Era comunque tuo padre>> mi interrompe prendendomi la mano.

<<Lo era prima di sparire dalla mia vita. Scusami, ma ho bisogno di restare un attimo da sola.>> Lo guardo attraverso lo specchio.
Lui annuisce in silenzio e si richiude la porta del bagno alle spalle.

Durante questi mesi in cui ci siamo allontanati, il pensiero che ciò accadesse mi ha spesso sfiorato la mente, ma mi sono detta che forse con il tempo saremmo riusciti a sistemare le cose. Pensavo di avere tanto tempo a disposizione, che presuntuosa che sono stata nel fare questa errata valutazione. Provo tanta rabbia nei suoi confronti per essersi allontanato da noi, sprecando gli ultimi mesi su questa terra. Ma provo anche dei rimorsi, mi sento in qualche modo colpevole di non essere riuscita a perdonarlo prima che fosse troppo tardi.
Ma adesso. non c'è più tempo.

Broken Glass -  1 - 2- 3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora