1-Nate Anderson

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2. Libro della trilogia💫

(Non sono ancora riuscita a revisionarlo tutto, ho appena concluso la revisione del primo e adesso sto procendo con il secondo) Quindi ti chiedo scusa se magari non lo troverai perfetto.
Che poi, quando mai sono perfetta😂)
Per una maggiore comodità per voi, ho inserito il secondo libro anche qui.
~ Grazie per essere giunto fin qui ~

***

Ho girato la città in lungo e in largo, ma di Rebecca nessuna ombra. Ho chiamato tutte le sue amiche. Ho chiamato perfino Jason, che mi ha mandato a cagare alla terza telefonata che gli ho fatto in meno di un'ora.

Dove sarà finita quella bionda incasinata?
«L'hai trovata?» Chiedo a Thomas, mettendolo in vivavoce.

«No, non è ancora tornata a casa.» Sbuffa preoccupato.

«Ascolta, mi dici dove abita tua cugina Annabel? Qualche mese fa, mi hai raccontato che Rebecca da piccola si rifugiò da lei perché credeva che i tuoi stessero divorziando.» Ero a cena da loro quella sera, la notte prima avevo accompagnato Rebecca a casa perché non si reggeva in piedi.

Nonostante tutto, era bellissima.

«Cazzo, te lo sei ricordato. Forse dovrei rivalutarti come cognato», sghignazza dall'altro capo del telefono.

«Fottiti, Thomas.» Scoppia a ridere e mi suggerisce l'indirizzo di sua cugina.

Fa che sia lì, fa che sia lì sana e salva.
Me lo ripeto in continuazione durante tutto il tragitto.

Dopo un'ora, sono fuori casa di una ragazza che conosco appena, per cercare una persona che non mi vuole vedere.

Tutto nella norma.

La porta rossa si apre e compare Annabel che mi osserva da capo a piedi.
«Come hai fatto a trovarla?»

Annabel ha i capelli legati in una coda e indossa un pigiama rosa con i coniglietti. Non assomiglia a Rebecca, ma allo stesso tempo, i suoi modi me la ricordano.

«È qui?» le domando dondolandomi nervosamente sui talloni.

«Sì, è qui.» Il suo tono, come anche il suo sguardo, si ammorbidiscono.

«Cugi, chi è alla porta?»

Appena sento la sua voce, quel peso che avevo nel petto si alleggerisce di botto. Rebecca spalanca la bocca appena mi vede, mentre io noto subito che ha gli occhi arrossati, come se avesse pianto per ore e ore.

«Vi lascio soli.» La piccoletta fa due passi indietro per rientrare in casa, ma poi, ci ripensa e torna da me per puntarmi un dito contro a mo' di avvertimento.

«Se la fai soffrire, te la vedrai con me. Sono bassina, ma piuttosto aggressiva.» Aggiunge sollevando il mento per guardarmi, poi, si volta di nuovo e rientra in casa.

Rebecca esce fuori e si chiude la porta alle sue spalle.

«Nate, hai guidato un'ora solo per arrivare qui?» domanda smarrita.
Salgo l'ultimo gradino per raggiungerla e la stringo tra le mie braccia.
«Mi trovavo da queste parti...»
Ho solo guidato per ore, prima di arrivare dall'altra parte della città.
«Tu sei proprio pazzo.» Sbatte le ciglia più. «E se non mi avessi trovata qui?» sussurra, sorridendo.

«Avrei continuato a cercarti tutta la notte, e se necessario, per tutte quelle a venire».

Le sollevo il mento verso l'alto per guardarla negli occhi velati da una strana malinconia.

«Mi hai fatto preoccupare, credevo ti fosse successo qualcosa. Torniamo a casa, tuo fratello sta dando di matto da oggi.»

«Torno solo per lui», risponde con voce piatta e fredda, prima di fare due passi indietro.

Rientra per prendere le sue cose, saluta sua cugina e mi raggiunge in macchina.
Resta in silenzio tutto il tempo, continuando a guardare fuori dal

finestrino, cosa piuttosto insolita per lei che non riesce a stare zitta per più di due minuti.

Insospettito dal suo comportamento, decido di cambiare strada, anziché portarla a casa, la porto giù al pontile.

Parcheggio in uno spazio piuttosto ampio che si affaccia sul molo. Le luci dei lampioni che ci circondano, si specchiano nelle acque del mare che stasera si mostra piuttosto burrascoso.

«Non tenerti tutto dentro, parla con me, piccola. Lo so che oggi abbiamo litigato, ma tu puoi sempre contare su di me, io per te ci sarò sempre, qualsiasi cosa accada.»
Inaspettatamente, Rebecca si tuffa tra le mie braccia e scoppia in un pianto disperato. Singhiozza così forte che quasi non riesce a respirare.

«Piccola, calmati», le dico.

All'improvviso, preme i palmi sul mio petto per allontanarmi, apre la portiera e si piega in due per vomitare.
Cazzo.

La guardo attraverso il finestrino, perché con un calcio ha chiuso la portiera, e mi si stringe il cuore. Non l'ho mai vista ridotta così.

«Puoi passarmi quelle cose?» indica la borsa sui sedili posteriori.

Le passo l'acqua che beve a piccoli sorsi e il dentifricio, poi, rientra di nuovo in macchina.

«La odio!» mi dice con rabbia, passandosi i palmi sul viso rigato dalle lacrime.

«Cosa ti ha detto?»

«Mi ha guardato con una freddezza che non riesco a spiegarti, prima di dirmi che non ama più mio padre e che vuole sbarazzarsi di noi», mi confessa tirando su con il naso, fatica quasi a parlare.

«Piccola, mi dispiace tanto.»
Le avvolgo le braccia intorno al corpo minuto. Stasera sembra così fragile, che sembra potersi infrangere in mille pezzi.

Appena inizia a tremare, abbandono il mio sedile e mi sdraio accanto a lei. In questa posizione, i nostri corpi sono così vicini che riesco a sentire perfino il suo cuore battere.

«Calmati, ci sono io con te». Le sussurro all'orecchio, mentre lei piange sul mio petto.

Poco dopo, si addormenta stremata tra le mie braccia, con le lacrime che ancora le rigano il viso.
Ho come l'impressione che questo sia solo l'inizio di una brutta storia. Non so come faremo a non farci travolgere da tutti i nostri problemi.
So solo che la porterei in capo al mondo pur di vederla felice.

Broken Glass -  1 - 2- 3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora