62-Nate

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Sono passate tre settimane da quella maledetta sera.

Da quando non sento più la sua voce, il tempo passa così lentamente che i minuti mi sembrano ore, le ore sembrano giorni e le settimane sembrano anni.

Ho smesso di sorridere nell'esatto momento in cui ho saputo che fosse finita in coma. Ormai non vivo più, cerco solo di arrivare intero a fine giornata. Cosa che mi riesce piuttosto difficile, considerato il mio stile di vita delle ultime settimane.

Ormai la mia dieta si basa solo su due elementi: alcol e sigarette.

Dimenticavo l'erba.

«Nate, non puoi continuare così». Mi redarguisce Jason, indicando la sigaretta che mi infilo in bocca.

«È solo una sigaretta, Jas». Rispondo scontroso più del solito, mentre avvicino l'accendino al viso per accendere l'ennesima sigaretta della giornata.

Penso sia la settima.

Considerato che ho passato sei ore in classe, non so quando cazzo le abbia fumate le altre sei.

Di sicuro, la prima alle sei di stamattina quando guardavo la pioggia battere contro i vetri della mia camera e continuavo a pensare a Rebecca distesa in un letto di ospedale.

«Solo perché hai finito l'erba...» sentenzia il biondo sedendosi sulla panchina accanto a me.

«Jas, non rompermi il cazzo». Sputo il fumo verso l'alto e gli punto la sigaretta contro.

«Tra due ore dobbiamo giocare, coglione». Me la strappa di mano, la lancia a terra e la spegne con la punta della scarpa.

Se non fosse Jason, lo avrei preso già a calcio nel culo.

«Hai paura che non segni abbastanza? Stai tranquillo, spacco lo stesso». Mi infilo gli occhi da sole alzandomi in piedi.

«Non me ne frega un cazzo della partita, lo dico per te». Mi ammonisce puntandomi un dito contro.

«Ciao, ragazzi». Grace si siede accanto a Jason e appoggia le stampelle sulla panchina. Non ci siamo quasi parlati da quando è uscita dall'ospedale, lei solitamente è una piuttosto esuberante, ma da quella sera non è più la stessa.

Penso sia dovuto al fatto che si senta colpevole di ciò che è successo a Rebecca.

Lei è qui, mentre Rebecca è in coma. È questo ciò che ha detto a Jason.

«Come stai?» Le chiedo, indicando con la mano la sua gamba fasciata.

«È una cosa da niente in confronto a ...» Jason le fa segno con la mano di stare zitta e lei abbassa il mento sull'asfalto.

«Posso sopportarlo», sbotto guardando di traverso Jason che sembra voglia ovattarmi come fanno i genitori quando vogliono nascondere qualcosa ai loro figli.

«Scusa, non volevo essere indelicata». Si stringe nelle spalle, chiaramente mortificata.

Mi trattano tutti come se avessero paura che perda la testa da un momento all'altro.

Il problema è che hanno ragione, perché mi sento esattamente così al momento.

«Non mi hai mai raccontato com'è successo». Appena glielo chiedo, lei cambia espressione.

«Io n-on...» inizia ad agitarsi mentre raccoglie frettolosamente la borsa e si alza subito in piedi.

«Scusa, devo andare». Aggiunge prendendo le stampelle.

«Grace, cosa mi stai nascondendo?» Le domando quando è già di spalle.

«Ho appuntamento dal fisioterapista, scusa». Sventola una mano in aria e sparisce alla velocità della luce, come se non avesse un piede fasciato.

Broken Glass -  1 - 2- 3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora