ventinove

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Mi svegliai in piena notte, infastidita da un rumore proveniente dal bagno. Mi alzai, ancora assonnata, e camminai a passi lenti verso la porta illuminata.

Dentro, Camilla era inginocchiata davanti al water, mentre vomitava. Mi avvicinai subito e le ressi i capelli senza dire nulla. Aveva il viso pallido, gli occhi lucidi e la fronte sudata.

«Tutto ok?» sussurrai.

Si alzò lentamente, barcollando leggermente. «Sì sì, grazie... ora torna a dormire, non preoccuparti.»

Scossi la testa. «No, no. Io resto con te, anche a costo di non dormire per niente.» Le accarezzai piano la guancia arrossata.

«Domani andiamo a prendere questo benedetto test.»

Camilla annuì e scoppiò in un pianto silenzioso. La abbracciai forte. Non sapevo se fosse lo stress o altro, ma in quel momento il mio unico pensiero era starle accanto.

La accompagnai in camera sua e, dopo poco, finalmente si addormentò. Anche io, lentamente, mi lasciai andare al sonno.

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Mi svegliai tardi: la sveglia era rimasta nella mia stanza. Il letto accanto a me era vuoto. Scappai giù di sotto, mossa più dalla fame che dalla curiosità.

«Giorno, amore. Come va?» dissi versandomi il latte nella ciotola.

«Giorno... ancora non ho vomitato.» Sembrava stanca, provata dalla notte agitata. Avevo sentito che si muoveva spesso nel sonno.

«Va bene, dopo pranzo andiamo in farmacia», le dissi mentre prendevo un cucchiaio di cereali.

Dopo colazione sistemai tutto: biscotti e cereali nella dispensa, le ciotole nella lavastoviglie. Camilla si buttò sul divano, mentre io salii al piano di sopra.

Aprii le finestre per far cambiare aria, rifeci il letto e mi fiondai in bagno. Proprio mentre stavo uscendo, sentii di nuovo Camilla vomitare. Il nodo allo stomaco tornò.

Mi asciugai i capelli, misi un filo di mascara e mi vestii. Scelsi un completo in pelle nera e bianca e le mie Jordan 5 ai piedi.

Scesi e la trovai che stava apparecchiando la tavola.

«Ehi, tu vai sul divano. Ci penso io», dissi, togliendole le forchette dalle mani.

«Grazie, ma davvero posso fare io...»

Le sorrisi e l'abbracciai. «Invece oggi ti coccolo io.»

Ci scambiammo uno sguardo lungo. Forse anche lei ormai sapeva.

In cucina, misi l'acqua per la pasta e cominciai a soffriggere le zucchine. Dopo una ventina di minuti era tutto pronto, mentre lei nel frattempo si era preparata.

«Mh, è buonissima», disse prendendo un altro boccone.

«Grazie», ridacchiai, soddisfatta.

«Da quanto non vedi Jad?» le chiesi mentre bevevo un sorso d'acqua.

«Da un po'... però ci sentiamo.»

Annuii. Finimmo di mangiare e sparecchiai la tavola. Presi le chiavi della macchina di Christian, che come al solito non c'era, e decisi di usarla.

«Sei pronta?» urlai prendendo la borsa.

«Sì, andiamo.»

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Ci fermammo alla prima farmacia. Camilla preferì rimanere in macchina.

«Solo questo?» mi chiese la farmacista.

love each other againLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora