trentatré

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Arrivammo alla festa e come al solito le mie narici si inondarono di una puzza di alcol e fumo. 
«Il vostro tavolo è lì giù» disse il buttafuori indicando un tavolo in fondo alla sala. 
Ci dirigemmo lì, era pieno di ragazzi e ragazze che non conoscevamo ma più siamo più ci divertiamo, non è così? 
Per lo meno è questo che pensavo. 
«Ciao ragazzi» salutai tutti e mi sedetti sopra le gambe di Jav. 
Arrivarono un paio di bottiglie che io non toccai minimamente, cosa che non fece però Jav. 
Jav con altri ragazzi lì non fecero altro che parlare di sport. Mi stavo annoiando assai. 
«Vieni a ballare?» urlò Jayla al mio orecchio. Si stava annoiando anche lei. 
«Certo» diedi uno sguardo veloce a Jav che mi fece segno con la testa di andare. 
Jay mi diede la mano così che non ci potessimo perdere vista la quantità di gente che c’era. 
Iniziammo a ballare, mi stavo divertendo, la musica era discutibile. 
«Sono stanca» Jay fece una risatina. 
«A chi lo dici» ci sedemmo al banco del bar. 
«Sono così contenta che tra meno di un mese andiamo in Italia» disse euforica mentre gesticolava animatamente. 
«A chi lo dici» dissi altrettanto euforica. 
Mi mancava davvero tanto l’Italia. 
Mentre chiacchieravamo, o meglio urlavamo per farci sentire, il bar man ci diede due cocktail. 
«Li hai ordinati tu?» guardai Jay che fece di no con la testa. 
«Mi scusi ma noi non abbiamo ordinato niente» picchiettai le dita sul banco attendendo una risposta che non tardò ad arrivare. 
«Ve li ha offerti quel ragazzo» indicò con il dito un ragazzo dietro di me. 
All’inizio non vidi chi era a causa delle luci del locale. 
Strizzai gli occhi e vidi un ragazzo alto con le treccine e probabilmente era anche mulatto. 
Ma non ci diedi peso, non avevo voglia di fare la detective. 
«Ti ho mandato questo, sapevo fosse il tuo preferito. Perché non lo bevi?» sentii dietro di me ed è solo lì che riconobbi la sua voce. 
«Raffael» mi voltai verso di lui, me lo ritrovai a dieci centimetri. Lui avanzava verso di me. 
Intanto con la coda dell’occhio vidi Jay scrutare dalla testa ai piedi il ragazzo davanti a me. 
«Cosa vuoi? Prima sparisci e poi mi offri da bere» feci una risata. 
«Sai, sono stato a Cuba» io annuii e gli feci segno di continuare. 
«Non ti ho scritto più perché ho avuto dei problemi familiari» lo guardai, mi sembrava sincero. 
«Mi dispiace» posò le mani sulle mie gambe. 
Feci segno per toglierle ma lui non voleva. 
Stavo per iniziare a urlare. 
«Ma che cazzo fai!» sentii urlare. Mi girai ed era Jav che diede un pugno in pieno viso al ragazzo davanti a me. 
Raffael si alzò, aveva lo zigomo sanguinante. Mi lanciò uno sguardo veloce e poi si allontanò. 
«Ma come puoi farti mettere le mani sopra da un altro ragazzo?» mi urlò in faccia. Sentii che era anche ubriaco, 
ma questo non influenzò la sua reazione, era molto lucido. 
«Ha fatto tutto lui, io le stavo togliendo» Jav mi guardò con uno sguardo disgustato. 
«Sei come tutte le altre» se ne andò e mi lasciò lì con Jay. 
«Ecco, perfetto direi» poggiai la testa sul banco davanti a me. 
«Stai tranquilla, domani ci parlo io. Ora andiamo che è meglio» io annuii e scacciai via dalla mia guancia una lacrima. 
Chiamammo un taxi perché Jav era andato via con la macchina di Jay. 
«Grazie mille» porsi i soldi al taxista appena arrivammo davanti a casa Walton. 
Eravamo fuori casa di Jay che con molta cautela infilò le chiavi nella serratura. 
«Vai a parlare con Jav» bisbigliò fuori dalla camera di Jav. 
«Va bene, buonanotte» le diedi un bacio. 
«Avanti» affermò Jav dopo aver sentito bussare. 
Entrai dentro e lui girò gli occhi al cielo appena mi vide. 
«Cosa c’è? Ti eri stufata di stare con Raffael?» disse con tono freddo. 
«Ma perché devi fare così? Non ho fatto niente» mi sedetti davanti a lui. 
«Ah no? Proprio niente? Io me le sono immaginate le mani di quello su di te?» Finalmente si degnò di guardarmi in faccia. 
«Io le stavo togliendo, non volevo che mi toccasse. Lo sai che non farei mai una cosa del genere» una lacrima scese dai miei occhi. 
Lui la scacciò via e mi accarezzò la guancia. 
«Scusa, dovevo immaginarlo» gli diedi un abbraccio. 
Anche se molto non lo capivo, era un tipo abbastanza lunatico ed impulsivo ma mi piaceva anche per questo suo lato. 
«Stai tranquillo, ti devi fidare di più di me però» gli dissi mentre ci abbracciavamo. 
«Io mi fido di te, ma ho paura che qualcuno possa portarti via da me» ci staccammo dall’abbraccio e ci guardammo fissi negli occhi. 
«Non mi perdi, stai tranquillo. Nessuno è migliore di te, nessuno potrà mai farmi provare quello che provo con te» 
gli diedi un casto bacio a stampo. 
«Dormi con me?» mi chiese in modo dolce. 
«Ovvio» mi alzai e andai verso il bagno. 
Venne anche Jav e ci lavammo i denti. 
«Così farai impazzire tutte le mie fan» mi misi le mani intorno ai fianchi. 
«Pazienza» sorrise e mi baciò. 
«Ti posso fare una maschera!» mi venne in mente quest’idea. 
«No, ti prego» fece per scappare. 
«Non ci provare» lo feci sedere su una specie di sgabello che si trovava in bagno. 
Misi il mio busto in mezzo alle sue gambe e lui, come suo solito, cominciò a provocarmi. 
«Stai un attimo fermo» mi lamentai perché evitava il pennello con la maschera sopra. 
Dopo finalmente un quarto d’ora finii. 
«Ecco fatto, sei stupendo» si guardò allo specchio e fece una faccia disperata. Gli avevo anche fatto il codino per reggere i capelli. 
«Non ce la posso fare» fece per sbattersi la mano in fronte ma si ricordò che aveva la maschera. 
Passarono dieci minuti ed era ora di toglierla, nel frattempo me la feci anche io. 
«Ora sta fermo che la devo togliere» mi avvicinai a lui. 
«Ma fa male?» mi venne da ridere. 
«Non lo so, il dolore è soggettivo. Se ti dovesse fare male non urlare che sono le due» lui annuì. 
Gliela tolsi a fatica perché continuava a muoversi, diceva «fa male» in continuazione. 
Mi divertii molto, mi dovete credere. A volte quel ragazzo era un meme vivente. 
«Ora me la tolgo io» me la tolsi in meno di cinque minuti. 
«Non guardarmi così, a me ha fatto male» gli sorrisi. 
«Sì, sì» lo presi in giro. 
Lui mi prese a mo’ di sposa e mi buttò sul letto, cominciò a farmi il solletico. 
«Ti prego, basta» mi era venuto il singhiozzo per quanto stessi ridendo. 
«La smetti di prendermi in giro?» disse continuando a farmi il solletico. 
«È solo che dovevi vedere la tua faccia» continuai a ridere. 
«Va bene, lo hai voluto tu» e iniziò a farmi il solletico di nuovo. 
«Dai, la smetto» ci sdraiammo vicini e ci addormentammo.

spazio autrice
ei come va?
fatemi sapere che ne pensate e se vi va vi invito a lasciare una stellina
un bacio✨

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