«Ti prego… non uscire più con Rafael.»
Rimasi a fissarlo, senza sapere cosa rispondere.
«Jav, non lo so… devo pensarci. Devo capire se ne vale davvero la pena» dissi, abbassando lo sguardo.
Mi dispiaceva interrompere quella che ormai era diventata una frequentazione, se così si poteva chiamare, con Rafael.
«In che senso se ne vale la pena?» chiese, cercando i miei occhi.
«Nel senso che non so se sarà sempre così. All’inizio della nostra relazione anche tutto sembrava perfetto… poi hai iniziato a essere troppo geloso, possessivo. Non so se le persone possano davvero cambiare in così poco tempo.»
Mi guardò, visibilmente colpito. Non disse nulla per un attimo, poi con voce decisa aggiunse:
«Andiamo a casa.»
«Scusa, ma cosa pensavi? Che io potessi tornare con te come se nulla fosse? Io sono stata male, Jav. Lo sono ancora.»
Non volevo andarmene senza chiarire. Era una cosa che odiavo. Restare con mille pensieri in testa, senza risposte. Lui lo sapeva: se non parlavamo, avrei passato tutta la notte sveglia a pensare a lui.
«Pensi che io non ci sia stato male? Pensi che non mi manchi? E credi che la mia gelosia fosse solo voglia di controllarti? No, Stella. Era solo paura. Paura di perderti. Perché sapevo, e so, quanto cazzo sei bella.»
Fece una pausa, poi con gli occhi lucidi continuò:
«Quando ti ho lasciata, ti amavo ancora. Ci siamo persi… perché era più facile perdersi che amarci. Ma non negarlo, anche tu lo sai che è così.»
«Io voglio provarci di nuovo. Voglio amarti come meriti.»
«E perché quando potevi farlo non l’hai fatto?» chiesi, con il cuore che batteva all’impazzata.
«Ci ho provato, e se non ci sono riuscito… mi dispiace. Ma io ti amo ancora.»
«Jav… ho bisogno di tempo.»
«Ti riporto a casa. Qualsiasi cosa ti serva… chiamami.»
Annuii soltanto.
Quella notte, sotto le coperte, piansi. Piansi a lungo, senza riuscire a fermarmi. Forse provavo ancora gli stessi sentimenti. Ma per capirlo davvero… avevo bisogno di tempo.
Un solo pensiero continuava a tormentarmi:
«Perché, se mi ama, mi fa stare così male?»
Mi addormentai piangendo.
La mattina seguente, mi alzai ancora stanca. Chri era già uscito, così preparai da sola la colazione e poi raccolsi le mie cose per andare a danza.
Appena arrivata, andai subito da Alysia, che mi stava aspettando.
«Buongiorno principessa, come va?» mi disse con il suo solito tono dolce.
«Tutto bene… e tu?» mentii. In realtà, stavo ancora male per la sera prima.
«Io sto bene. Ma sei sicura che tu stia bene? Ti vedo diversa, strana.»
«Sì, sì, tranquilla» risposi con un sorriso forzato.
Quella giornata ci aspettavano otto ore piene di lezione.
Entrammo in sala alle 10:30 e uscimmo alle 13:30.
Finalmente, era arrivata la pausa di mezz’ora.
Durante la pausa mi squillò il telefono.
Vidi che era Javon. Non risposi: stavo già male e non volevo peggiorare ulteriormente il mio stato d’animo.
«Amo, mi accompagni a fumare?» mi chiese Alysia.
Visto che mancavano ancora dieci minuti, andai con lei.
Mentre parlavamo, notai una macchina.
Era la sua.
Ma cosa ci fa qui adesso? pensai.
Alysia mi guardò con uno sguardo interrogativo.
Mi avvicinai alla macchina.
«Cosa vuoi ora?» dissi, piuttosto infastidita, anche se dentro di me avrei voluto solo abbracciarlo. Non so perché… forse in quel momento avevo solo bisogno di sentirlo vicino, fisicamente.
«Voglio chiarire.»
«Non ora. Tra poco devo rientrare in sala.»
«Perfetto. A che ora finisci?»
«Alle 19:00.»
«Va bene, all’uscita ti riporterò io a casa.»
«Fa come vuoi.»
Tornai dentro. Durante la lezione chiesi di andare in bagno.
Mentre ero lì, continuavo a pensare.
Perché si comporta così? Prima mi trattava male, evitava ogni chiarimento… e ora dice che mi ama e si presenta come se niente fosse?
Tornai in sala e mi sfogai: ne avevo davvero bisogno.
Alle 19:00 avevo finito lezione.
Mi feci subito una doccia, lavai anche i capelli e alle 19:50 ero pronta.
Uscii ancora con i capelli bagnati.
Indossai un top a fascia bianco e dei pantaloncini corti di jeans: l’estate era ormai alle porte.
«Lo sai che sei stupenda con i capelli bagnati» disse Jav quando entrai in macchina.
Io non risposi.
«Senti, Stella… io devo chiederti scusa. Non volevo ferirti. Ho sempre sbagliato tutto, ma adesso voglio cambiare. Insieme a te. Voglio migliorare, per te, per me, per noi.»
«Jav, ma non ti rendi conto? Non facciamo altro che litigare, e nemmeno stiamo insieme.»
«Lo so… ma ti chiedo solo una cosa: dammi del tempo, Stella. Ti prego.»
Non risposi. Si limitò ad annuire e arrivammo davanti a casa mia.
«Domani mattina alle 9:00 fatti trovare pronta.»
Non mi diede neanche il tempo di replicare e se ne andò.
Passai il resto della sera a pensare.
Andare con lui il giorno dopo? Una parte di me lo voleva, l’altra aveva paura di restare delusa.
Dopo un po’, decisi di chiamare Camilla, ma non rispose: con il fuso orario, probabilmente stava già dormendo.
Mi preparai. Dovevo uscire con Alysia ed Ellen.
Non ve l’ho mai presentata: Ellen era una ragazza che faceva danza con noi, ma ha dovuto smettere per colpa di un infortunio.
Indossai una gonna cargo, un body nero e un paio di tacchi alti neri.
Non mi truccai troppo: solo un po’ di mascara e del gloss.
Feci le onde ai capelli e, giusto in tempo, Alysia arrivò sotto casa.
«Ma come siamo belle!» disse Alysia mentre salivo in macchina.
«Senti chi parla!» risposi, dandole un bacio sulla guancia.
«Dove vogliamo andare?» chiese Ellen.
«Pensavo al Clermont Lounge, quel locale carino» disse Alysia.
Era il locale preferito di Javon. Ci andava ogni sabato.
«Per me va bene» disse Ellen.
Io mi limitai ad annuire.
Appena arrivate, entrammo. Il locale era pieno di gente.
Non avevamo voglia di ballare, così ci sistemammo in un divanetto.
Ordinammo tutte e tre un mojito. C’erano anche altri ragazzi e ragazze, così chiesi a uno di loro se poteva farci una foto.
La scattò. Era venuta stupenda.
La postai su Instagram.
Sì, lo ammetto… per provocare Javon.
la misi dopo poco mi arrivò una notifica
"onwardwanna ha risposto alla tua storia"
«perché sei uscita senza dirmi niente»
sorrisi a qual messaggio
«non mi andava»
risposi così volevo provocarlo quella serata era davvero noiosa nonostante ci trovavamo nel locale più bello di atlanta
»dieci minuti e sono li»
pensai:"questo è matto"
non gli risposi e andai a prendere un mojito
dopo dieci minuti arrivò
spazio autrice
eii come va spero tutti bene
vi sta piacendo la storia?
lasciatemi un commento
grazie di tutte queste letture
un bacio✨🫀
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love each other again
FanfictionAnd I'ma love you girl The way you need Ain't no one gon' stop us He's what you want I'm what you need Baby, leave them high heel shoes 'Cause I love it when you're looking down at me I'm looking up at you FAN FICTION ITALIANA 🇮🇹 🥇#javonwannawalt...
