trentasei

288 10 11
                                        

Andammo tutti a prepararci. Il mio lui indossò una semplice camicia bianca, lasciando slacciati i primi tre bottoni. Jeans blu, comodi, e ai piedi le sue amate Jordan. 

«Allacciati questi bottoni, da chi ti devi far vedere?» incrociai le braccia al petto, provocando una risata del moro, che mi fece sbuffare. 

«Gelosa, Stella?» mi sorrise, poggiando una mano calda sulla mia guancia. 

«Può esser...» non mi fece nemmeno finire la frase, che già le sue labbra erano sulle mie. 

«Ora va meglio» dissi, allacciandogli i bottoni uno a uno, poi gli posai una mano sul petto e vi lasciai un bacio veloce. 

«Sei tremenda» fece un sorriso compiaciuto. 

«Vatti a preparare che è tardi!» mi rimproverò, notando che non avevo ancora finito di vestirmi. 

Mi avviai verso il bagno. Decisi di lasciare i capelli mossi, come me li aveva sistemati Camilla il pomeriggio precedente. Ritoccai il trucco: un filo di mascara, un velo di gloss. 

Per l’outfit scelsi un vestitino celeste, lungo fino a metà coscia, con bretelle glitterate. Ai piedi indossai i miei tacchi bianchi preferiti, abbinati a una borsetta bianca con il logo dorato della Chanel. 

«Questo vestitino non è un po’ corto?» esordì il mio ragazzo appena mi vide uscire dal bagno. 

«Geloso, Wanna?» allacciai le braccia al suo collo. 

«Oramai mi conosci, e lo sai» disse, abbassandomi l’orlo del vestito con delicatezza, poi posizionò le mani sui miei fianchi. 

«Ma lo sai che io guardo solo te» gli lasciai un bacio sull’angolo della bocca. 

«Ma gli altri ragazzi guarderanno solo te» mi fissò negli occhi, e mi fece provare una sensazione intensa, piacevolmente destabilizzante. 

«Ma io starò attaccata a te senza staccarmi mai, te lo prometto» gli sorrisi, e lui fece lo stesso. 

Amavo il suo lato geloso… ma solo fino a un certo punto. Quando diventava troppo possessivo, mi dava sui nervi. E poi c’era sempre quella paura che non si fidasse davvero di me. Io di lui mi fidai sin dall’inizio della nostra relazione. 

«Il primo che ti si avvicina, gli faccio capire che significa fare a botte con me» disse, con un tono sicuro. Mi fece ridere, gli presi la mano e andammo dagli altri. 

«Finalmente! Vi stiamo aspettando da mezz’ora!» esclamò Jad, appena ci vide scendere le scale. 

«Scusaci, little dad» lo presi in giro, scompigliandogli i capelli. 

«Ma la smetti» sbuffò lui, sistemandosi la chioma. 

«Guardali, sono due bambini» disse Camilla, indicandoci. Jav si sbatté una mano in fronte, assecondandola. 

«Va bene, ora basta scherzare. Andiamo, Nat e Jay ci aspettano lì» affermò Camilla, prendendo la borsa. 

Uscimmo di casa e prendemmo due macchine separate. Camilla e Jad dovevano prima passare da casa di lui, per lasciare le cose di lei: avrebbe dormito lì. 

Io e Jav invece ci dirigemmo direttamente alla festa. 

Appena arrivati, l’odore familiare di alcol, sudore e un accenno d’erba mi inondò le narici. 

Javon mi prese istintivamente la mano, vista la quantità di gente. Ci avvicinammo al tavolo dove Nat e Jay erano già sedute. 

«Amore!» esclamò Jay, correndo ad abbracciarmi. 

love each other againLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora