venticinque

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Andammo all'entrata dell'hotel dove ci aspettavano Camilla e Jad, entrambi visibilmente scocciati.

«C'è l'avete fatta, è un'ora che vi aspettiamo!» si lamentò la bionda, le mani sui fianchi, l’espressione esasperata.

«Scusateci, ma il più bello arriva sempre dopo!» rispose Jav, con il suo ego esagerato come sempre.

«Smettila e cammina» lo riprese il povero Jad, che oltre a dover aspettare noi aveva anche pazientato con Camilla.

Salimmo sulla macchina, e io e Camilla ci sistemammo dietro per gossipare, mentre i ragazzi davanti parlavano di macchine, argomento che a noi non interessava affatto.

«Arrivati!» esclamò Jad, spegnendo il motore della macchina e scendendo.

Jav si avvicinò e mi aprì la portiera.

«Ma che gentiluomo!» esclamai, afferrando la sua mano mentre uscivo.

Io e Camilla ci dirigemmo verso la spiaggia, mentre i ragazzi nel frattempo lottavano per tirare fuori dal porta bagagli i materassini.

«Mamma mia che uomini!» esclamò Camilla, ironica, osservando i ragazzi che facevano fatica con i materassini.

Mi scappò una risatina, ma mi beccai uno sguardo non proprio amichevole da parte di Jav.

Arrivammo ai lettini dello stabilimento, e io mi sdraiai sulla sdraio, lasciandomi avvolgere dal calore del sole.

Ero davvero rilassata, il sole riscaldava la mia pelle ormai quasi olivastra, il vento scomponeva i capelli bruni che mi ricadevano sulle spalle, e le urla dei bambini che si godevano i migliori anni della loro vita facevano da sottofondo.

A svegliarmi dal mio stato di completo relax fu Jav, che mi si avvicinò con gli occhi socchiusi per via del sole che batteva su di noi.

«Stella, pensi di continuare a stare sotto al sole o vuoi venire a farti il bagno?» mi chiese, sorridendo un po’ malizioso.

«Non ne ho vogli—» non riuscì nemmeno a finire la frase che mi prese a sacco di patate e mi buttò dentro l’acqua.

«Questa me la paghi, stronzo!» lo chiamai, rincorrendolo da dentro l'acqua. Lo raggiunsi e saltai a cavalloni sulla sua schiena.

«Ti ho preso!» esclamai, ridendo. Lui si girò e mi spostò di fronte a lui.

Posò le sue grandi mani sui miei fianchi, e io allacciai le gambe alla sua vita di conseguenza. Mi accoccolai a lui, posando la testa sui suoi pettorali scolpiti mentre lui mi accarezzava dolcemente i capelli. Poi, iniziò a lasciarmi leggeri baci umidi sul collo.

«Sei stupendo, soprattutto se sei illuminato dal sole,» gli sussurrai, guardandolo negli occhi e poi baciandolo.

«Tu sei stupenda, invece, più a chiaro di luna, ma anche al sole mi incanti,» rispose, sorridendo e ricambiando il bacio, provocando il mio sorriso.

«Vedi, siamo come la luna e il sole, l’una non brilla senza l’altra,» dissi, fissandolo negli occhi, come se volessi decifrare qualcosa.

«Hai ragione, my moon,» sorrise, e ci baciammo di nuovo.

Stammo un po’ di tempo in acqua, godendoci il momento, poi uscimmo e ci avvicinammo a dei scogli. Stavamo per baciarci di nuovo quando una ragazza ci interruppe.

«Ciao, sei Javon Walton, giusto?» chiese una ragazza, che sembrava avere circa quattordici anni.

«Sì, sono io,» rispose il moro, grattandosi la nuca, visibilmente imbarazzato.

«Piacere, io sono Mary, possiamo fare una foto?» chiese la ragazza, molto educata, a differenza di molte altre fan che lo avevano fermato in passato.

«Se volete, ve la posso fare io,» intervenni, mettendomi tra di loro.

love each other againLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora