Fratelli

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Ted Lenders rientró, con le mani in tasca e la testa china,  a casa.

Quando aprì il cancelletto di legno della loro proprietá, e calpestò l'erba verde del giardino, pensó che quello era l'ultimo posto dove voleva stare. Non avrebbe mai immaginato, qualche anno prima, di sentire un'avversione così profonda alla sola idea di stare in compagnia di sua madre.

Ultimamente, peró, l'atmosfera fra loro era tesa e anche con Naty e Matt i rapporti si erano incrinati.

Gli sovvenne la conversazione telefonica con il signor Yoshida.
Ti abbiamo permesso di prendere quella roba, ma non credo di doverti ricordare il tuo impegno: il 20% dei tuoi guadagni netti. E hai tre mesi di tempo per piazzarli. Allo scadere, ci riprenderemo tutto e con gli interessi. E se non potrai sanare il debito...beh...non mi resterà che rivolgermi a tuo fratello. Tieni bene a mente che ho accettato di coinvolgerti nelle nostre cose perché Mark è una garanzia con i suoi guadagni da superstar del pallone. Il tuo discorso mi aveva convinto, così come sono convinto che non mollerebbe nei guai suo fratello. Ma ricorda che il credito ha una scadenza e non faccio eccezione per i parenti delle celebrità.

Il ragazzo scalció nervosamente un'aiuola. L'affare si era rivelato più complicato del previsto. Intanto, per la vendita online era necessario appoggiarsi a un sito internet sicuro, e per creare un dominio occorreva denaro. Sua madre era l'intestataria dei conti correnti e delle carte di credito. Non poteva chiedere soldi a lei perché tanto non gliene avrebbe dati, a meno che non fosse stato per questioni di salute o esigenze di vita quotidiana. Ma quattrocentomila yen tutti insieme non erano esattamente un gruzzolo da chiedersi con leggerezza e la madre, già sospettosa,  avrebbe mangiato la foglia.

Poi, esisteva il concreto rischio di un'indagine della polizia postale, o una segnalazione al fisco, o chissà che altra grana legale o burocratica.

Si era dolorosamente reso conto di essere troppo inesperto per il progetto che aveva sognato.
Intanto la merce era lì, chiusa a chiave in camera sua a prendere polvere. Già venti giorni erano passati da quando gli era stata consegnata dai compari di Yoshida. Gli restavano due mesi e dieci giorni e poi qualcuno sarebbe venuto a suonare il campanello di casa e con intenzioni non proprio cordiali.

Si grattó la testa.
Qualcosa avrebbe dovuto fare: si era messo su quella strada con decisione e indietro non sarebbe tornato, se non per prendere la rincorsa e lanciarsi in sogni ancora più ambiziosi. Voleva diventare ricco, ricchissimo quasi come Mark. O proprio come lui....o anche superarlo, perché no?

Dove stava scritto che non avrebbe potuto sognare una vita in grande come quella del fratellone?
Era anche più intelligente di lui: Mark aveva avuto voti nella media alla Toho, non era stato particolarmente bravo nè brillante negli studi. Aveva superato tutte le classi delle medie e del liceo soprattutto per i suoi meriti sportivi.

Invece, lui aveva sempre mantenuto un'ottima media voti nonostante l'impegno con il baseball.

Non mi manca proprio niente per staccarmi da casa e fare la mia vita. Ho abbastanza cervello da andare per conto mio. Non mi serve l'elemosina di mio fratello, ripetè ostinatamente a sè stesso, quando varcò la soglia di casa. Ma devo evitare di coinvolgerlo. Mi è servito fare solo il suo nome per avere un garante, ma non dovrà mai saperlo.

Rimuginando su queste cose, si fermó un secondo. Udì una voce maschile in casa.

C'era un ospite.

Cautamente aprì la porta e sbirció oltre.

"Oh eccoti. Sei qui." lo vide sua madre, commentando il suo arrivo.

Ed Warner era seduto a gambe accavallate sul loro divano. Reggeva in mano un bicchiere con del tè freddo e sembrava un po' perplesso.

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