Piegó con cura tutte le sue cose, mise in valigia i suoi abiti, infiló i costumi da bagno mai indossati in un sacchetto di plastica, ripose nel beauty case i suoi effetti personali, i trucchi, i prodotti per il corpo, pettine e spazzola, il suo profumo preferito.
Nel silenzio glaciale della camera degli ospiti di casa Lenders, Marty si preparava a un nuovo capitolo della vita: la ricostruzione dalle macerie del suo rapporto sentimentale.
Nelle ore precedenti, si era svolto un processo in quella villa.
Trascinata da Mark davanti a tutta la sua famiglia, Marty era stata costretta fra le lacrime a confessare cosa era successo con Ed Warner.
Anne aveva pianto, Nathalie aveva pianto.
Ted e Matt erano rimasti ammutoliti e increduli ad ascoltarla.
Solo Mark, in uno stoico sforzo di non perdere le staffe, aveva mantenuto un'espressione marmorea.
Il fidanzamento era rotto e non c'era nemmeno stato bisogno di dirlo.
Tu ora farai le valigie, e te ne vai da qui. Va' da Ed, o vattene nel tuo Paese. Ma non ti voglio più vedere qui dentro, erano state le parole del ragazzo, prima di uscire di casa sbattendo la porta. Hai avuto il coraggio di accusarmi di qualcosa di cui tu, e tu sola, sei stata responsabile. Io non provo più niente per te, nessun amore, nessun sentimento. Tu sei NIENTE per me da ora. Sette anni buttati. Sette anni della MIA VITA sprecati per te. Tu devi chiedere scusa ai miei famigliari adesso, si sono fidati di te. Ti amavano. Non lasciare qui nulla, io tornerò solo dopo che te ne sarai andata.
Marty aveva letteralmente esaurito le lacrime. Come un'automa, pensava solo a raccogliere tutte le sue proprietà e a metterle nel bagaglio,
senza nemmeno provare a ipotizzare cosa fare da quel momento in avanti, riguardo alla sua esistenza.
L'unica cosa sicura, era che avrebbe dovuto lasciare il Giappone, e quella sera stessa se possibile. Sarebbe andata all'aeroporto e avrebbe preso il primo volo per l'Irlanda, o per Londra anche. E se non avesse trovato biglietti disponibili, avrebbe chiamato Kibi: forse poteva darle ospitalità a Tokyo per una notte.
Fatta la valigia, si guardó allo specchio e vide una specie di fantasma: pallida, con cerchi neri attorno agli occhi dall'insonnia, e le cornee arrossate dal pianto. Un relitto di persona.
"Come hai potuto." sentì qualcuno dire. Si voltó e vide Naty alla porta della camera. Aveva due occhi durissimi e pieni di astio. Un'espressione che non le aveva mai visto.
Marty non potè rispondere, perché la vergogna le rendeva impossibile elaborare una qualsiasi argomentazione. E poi, che diavolo poteva replicare?
"Questa mattina io ti ho detto che Mark non merita di essere preso in giro...che ero contenta di saperti accanto a lui...e tu...falsa, VILE BUGIARDA!" l'aggredì.
"Insultami, ne hai diritto." potè solo dire l'altra. "Ho sbagliato. Me ne vado, farò in fretta."
"Perché? Perché? E con Ed poi....quel maledetto...non avrei mai creduto di poter provare odio per lui...mai!" continuó Naty. "Mio fratello non ha già avuto una vita abbastanza dura?? E tu lo sai...tu lo sai e l'hai pugnalato alle spalle!"
Marty scosse di nuovo la testa. "Ho molta stima per Mark, l'ho sempre avuta."
"Ipocrita!" fece Nathalie, avvicinandosi. "Non hai fatto che mentire a tutti noi. Non me ne faccio niente delle tue scuse... mia madre sta di nuovo male, Mark è andato chissá dove...maledetta!" e le molló una sberla.
Marty incassò senza reagire. "Perdonami, altro non posso dirti."
Come pentita di quel gesto, Naty ritrasse la mano e fece qualche passo indietro. "...forse è andato da Ed...ci pensi? È andato da lui per litigare...se succede qualcosa a mio fratello ti giuro che finisci male..."
"No. Tuo fratello ce l'ha solo con me. Ed Warner è stato lo sfogo che mi serviva per aprire gli occhi finalmente... io non penso di aver mai creduto fino in fondo nella mia storia con Mark." mormoró Marty. "Solo adesso lo capisco."
"E ci hai messo sette anni a capirlo!!!!" gridó Naty. "Ma non ti rendi conto di quello che hai fatto?! Per la prima e unica volta si è aperto a una ragazza, era pronto a darti la vita, e tu gli hai spezzato il cuore!! Come si riprenderà adesso, me lo dici??"
"Tuo fratello è forte. Troverà il modo." disse Marty. "Io ho perso la faccia in tutto questo. Solo io, Naty."
"Io non sono Naty per te. Mi chiamo Nathalie Lenders." rispose duramente la ragazzina. "E nemmeno io ti voglio vedere più qui. Chiama un taxi e vattene."
"Sì. Ho finito." annuì Marty. "Di' a tua madre che...."
"Non le diró niente da parte tua. Puoi starne certa." rispose Nathalie, poi uscì.
Marty udì la porta della sua camera sbattere.
Avvertì dentro di sè la sensazione di essere in un posto sacro, quasi, e di esserci dentro con il marchio di peccatrice ben pressato sulla schiena.
Ted e Matt erano usciti, forse per andare a cercare il fratellone. Non l'avevano degnata di uno sguardo dopo la sua dolorosa confessione. In quanto ad Anne, era in cucina a singhiozzare. La cucina era la stanza preferita della donna, una sorta di comfort zone dove spesso si rifugiava.
Marty non si sarebbe azzardata ad avvicinarla.
Mise il trolley a terra e lo zaino in spalla.
Era il momento di andarsene.
Uscì dalla stanza, portó giù dalle scale le sue cose, e in quel silenzio uscì dalla porta principale.
Così si concludevano sette anni di sogni e di progetti, di amore a distanza che forse non era stato proprio amore, e anche di frustrazioni nascoste.
Cosa sarebbe stato di lei?
Decise intanto di annullare il matrimonio e farlo personalmente. Non avrebbe lasciato questa grana a Mark.
Bisognava avvisare il parroco della Basilica in Italia, annullare il confezionamento degli abiti, annullare il pranzo di nozze, annullare gli inviti, chiamare il gioielliere per le fedi e dirgli che non ci sarebbe stata alcuna fede da forgiare.
Pensó a cosa dire a sua nonna Bree una volta tornata a Dublino. Pensó anche che stare qualche tempo da sua madre poteva non essere una scelta sbagliata.
In fondo non aveva più una casa, nè un lavoro, nè progetti concreti.
Non era più la fidanzata di un calciatore famoso. Era una Signorina Nessuno.
Una DoppioZero, quello che in fondo era sempre stata.
Mentre chiamava il taxi, ferma sul marciapiede, si accorse che aveva ancora al dito l'anello di fidanzamento.
Se lo sfiló e, dopo una breve riflessione, lo mise nella cassetta della posta dei Lenders. Lo avrebbe trovato Anne.
Guardó il circondario, quell'ordinata città giapponese, e pensó che a ventitrè anni poteva trionfalmente mettere in bacheca almeno due grossi fallimenti: nello sport e nell'amore.
Se la tua vita non dà frutti, è perché hai scelto il campo sbagliato, le aveva detto una volta Shigheo Orishi, il vicino di casa dei Lenders a Tokyo.
Forse il suo campo sterile era stato il Giappone, la realtà giapponese, i giapponesi? Era una cultura che mal si addiceva a una come lei, e quella era una sensazione che aveva provato fin dal primo giorno dopo il suo trasferimento da Shanghai, sette anni prima.
Non le era andata per niente bene la faccenda del nuovo lavoro di suo padre, che aveva obbligato la famiglia a muoversi a Tokyo, e in quei minuti il cerchio si chiudeva con la conferma di quelle emozioni spiacevoli.
Si trattava peró di stabilire, se esistesse da qualche parte una realtà in cui trovare la sua dimensione.
Forse la sua vita doveva ripartire dall'Irlanda.
"Casa...casa mia..." mormoró Marty. Pensó che in quel mese d'Agosto, la sua isola doveva essere splendente in tutto il suo verde.
Quando arrivó il taxi, dopo qualche minuto, fu con un vaghissimo senso di liberazione, che Marty Laughton si accomodó sul sedile posteriore.
"Sayonara." le sfuggì a bassa voce, ricordando che quella era stata la prima parola imparata nella lingua del Paese che stava lasciando forse per sempre.
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Rose Tea
Fan-FictionDue giovani ex innamorati si ritrovano sette anni dopo la fine del loro rapporto in una città lontana. Tempo di confidenze, condivisione di vecchi ricordi e confessioni amare. Cosa resta da chiarire e da scoprire? Atto conclusivo della storia fra E...
