"Brutta serpe che non sei altro!"
Esordì Marty, una volta entrata come un uragano nell'appartamento di Ed, che rise e applaudì. Poi chiuse la porta.
"Lo sapevo, lo sapevo che la mia bimba sarebbe corsa qui!"
"Ho dovuto mollare Kibi in stazione, era incazzata nera, e ha ragione! Non la vedo da sette anni, speravo di passare almeno la serata con lei...invece tu, stronzo manipolatore...hai rovinato tutto!" sbottò la ragazza, buttando la borsa sul divano. Osservò il grande salotto. "...guarda guarda che bel posticino ti sei fatto... che c'è, ti annoi qui tutto solo?!"
"A volte sì...ma stasera non ti ho convocata solo per farmi due chiacchiere con te.. a dire il vero, credo che parlerai molto poco nei prossimi minuti..." sorrise ancora lui, incrociando le braccia sul petto. Indossava shorts e canotta e le solite calzine bianche che non si toglieva neanche a Luglio. Gli era rimasto il ricordo di sua madre che comandava a lui e al fratello di non azzardarsi mai ad andare in giro a piedi nudi, in casa. Aveva sul viso un'aria canzonatoria
"Primo: io non vengo convocata da nessuno. Sono qui perché, come al solito, usi i tuoi miserabili metodi per mettere sotto pressione le persone, e con questi ottieni ciò che vuoi. Secondo: piantala con le sbruffonate. Tu da me non puoi avere ciò che pensi in quella mente strana. E ringrazia che sia riuscita a far credere a Mark di essere in giro con Kibi. Ti concedo trenta minuti. E poi basta." sbottò lei. "E non sono affatto la tua bimba. Non siamo al liceo."
"Già, e di questo sono dispiaciuto. Sarebbe bello tornare indietro nel tempo." si rammaricò Ed. "...posso offrirti qualcosa? Mi sembri accaldata, vuoi un succo di frutta?"
"No." borbottò Marty. "Voglio che questa storia finisca. Senti: abbiamo un grosso problema. Uno sbaglio che tu hai fatto in passato può costare la serenità ad entrambi. Che cosa succederà con Elise? Non dirmi che vogliono seriamente farla vivere in libertà? Non può tornare a un'esistenza normale. E io non voglio questa spada di Damocle sulla testa."
"Tu?? e tu che c'entri?"
"Sciocco, hai dimenticato che ce l'ha con me? Sai che queste patologie mentali non guariscono mai? Che farei se mi venisse a cercare un bel giorno? Quando meno me l'aspetto, come l'altra volta..." spiegò irritata Marty.
"Non so esattamente cosa ti ha detto Kizawa, io ragiono su quello che vedo. Elise sta incoraggiando suo padre a lasciarmi andare all'estero, perchè sa che qui non sono felice. Ha una grande sensibilità. Non so se sia vero che è solo una fase, ma ti assicuro che ora sembra pronta a lasciarmi. Vuole anche iscriversi a Economia, riprendere a studiare. Io non la vedo così tragica." spiegó Ed. "Non è un mio problema, e nemmeno tuo."
"La fai così facile perché non eri lì, in quello studio con quel medico. Io riconosco la veritá quando la sento, e quelle non erano esagerazioni." sbuffó Marty. Poi lo guardó dall'alto in basso. "Complimenti per l'eleganza. Hai un'ospite, non ti potevi mettere qualcosa di più decoroso?"
"Se è per questo mi hai visto più svestito di così... e non ti dispiaceva. Conosci il mio corpo." sorrise Ed, poi si stravaccó sul suo divano.
"Guarda che ti prendo a sberle. Piantala." comandó Marty.
"Ci siamo anche picchiati, cioè...tu le avevi date a me, e che dolore! Non mi aspettavo una simile forza in te. È stata una cosa che aveva contribuito a farmi innamorare, vedere il tuo carattere, la tua grinta...non ci siamo fatti proprio mancare niente come coppia... a parte quella cosa..." continuó Ed.
"Se non la smetti me ne vado. Spero tu non abbia chiuso a chiave anche questa porta, o stavolta chiamo sul serio la polizia." Minacció lei.
"No, puoi andare quando vuoi. Ma... prima vorrei che tu ti sedessi qui vicino a me." le chiese Ed.
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Rose Tea
FanfictionDue giovani ex innamorati si ritrovano sette anni dopo la fine del loro rapporto in una città lontana. Tempo di confidenze, condivisione di vecchi ricordi e confessioni amare. Cosa resta da chiarire e da scoprire? Atto conclusivo della storia fra E...
