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"Rispondi...dai Ed, rispondi!" mugolò Marty reggendo con mano tremolante il cellulare.

Camminava avanti e indietro per il parcheggio dell'Istituto Bengen, mentre Kibi la osservava da lontano, facendosi aria con un ventaglio. "...fa un caldo boia! Ci stiamo squagliando qui! Almeno saliamo in macchina, con l'aria condizionata!" si lamentò.

"Un minuto!" rispose Marty, alzando una mano.

Una volta terminato il colloquio con il dottor Kizawa, aveva sentito l'impulso urgente di chiamare Ed Warner. Troppo forte era l'ansia che le aveva messo quello psichiatra con i suoi racconti su Elise Sawyer. A quanto pareva, c'era in giro a Yokohama una specie di Hannibal Lecter in versione femminile, la qual cosa era abbastanza preoccupante.

E il suo ex ragazzo le era pericolosamente vicino.

"...ma dove diavolo è a quest'ora!" si lamentò Marty. "Come è possibile che non risponda!!"

Finalmente si udì la voce del portiere, piuttosto compiaciuto di risentirla. "Ma che bella sorpresa...non me lo dire, non me lo dire! Mi devi fare il quarto grado per l'incontro con Mark a casa mia??!"

"Ed, ora dove sei? Rispondi solo a questo." chiese lei, ansiosa.

"...che tono strano... sei nervosa?" fece perplesso lui. "Piacere di risentirti, comunque. L'ultima volta che abbiamo parlato eravamo in un bar di Dublino. Mi dispiace che tu non ti sia unita alla simpatica rimpatriata da me."

"DOVE. SEI." ripetè la ragazza. "Lasciamo i convenevoli per dopo."

Seguirono secondi di silenzio dall'altra parte dell'IPhone. "...sono a casa mia, a Yokohama. Perché?"

"A casa tua nel grattacielo?? Intendi questo?" insistè Marty.

"Ma...stai bene? Certo, dove dovrei essere? Vivo qui." replicó lui.

Marty sospiró di sollievo. "Meno male."

"Mi vuoi dire che diavolo...."

"Ascoltami adesso. Ascoltami bene. Tu non devi mai più andare a villa Sawyer. Mai più. Sta' lontano da quella ragazza." gli intimó Marty. "Ti assicuro che questo è un ottimo consiglio."

"A casa di Elise ci vado ogni giorno, mi dici che cavolo succede? E come fai a saperlo?" si preoccupó allora Ed. "Chi ti ha parlato di questa faccenda?"

"I giornali ne hanno parlato. Lo sai benissimo. La notizia è girata, anche se il tuo datore di lavoro ha smosso mari e monti per nascondere tutto. È un casino, Ed. Io non credo tu abbia capito i guai in cui ti sei messo." rispose Marty. "Sono qui, all'Istituto Bengen in questo momento. Kibi è con me."

Di nuovo, ci fu un lungo silenzio. Marty potè sentire il respiro di Ed attraverso il ricevitore, lo sentì inspirare e respirare sempre più forte.

"Dove sei andata??" domandó quasi urlando. "Ma cosa ti dice il cervello?! E anche Kibi, da dov'è spuntata fuori dopo anni?!!! Ma siete pazze? Perché siete andate fin lì??"

"No. Noi no. Ma quella ragazza sì che lo è. Ascoltami!! Ho parlato con lo psichiatra che l'aveva in cura, Kizawa. Mi ha detto che Elise non è guarita neanche un po'. Sta male, molto male e non è recuperabile e tu...devi starle lontano!" disse d'un fiato lei. "Sono seria Ed...Cristo quella puó farti del male! È completamente pazza, andata!"

"Oddio, non ci credo. Lo sa Mark che sei lì??" chiese lui. "Perchè ti intrometti, comunque, non ti riguarda. In quel posto hanno poco da fare i saccenti, ho visto come tenevano Elise. Vuoi sapere come l'ho trovata?"

"No, le balle te le ha raccontate la tua coscienza, perché ti senti in colpa. Ma non c'entri tu...è lei...è lei il problema. Era giusto che stesse lì dentro, il medico mi ha detto tutto: lo sai perché le facevano l'elettro-shock?? Lo sai?" continuò frenetica Marty. "Ha assalito un'infermiera, le ha ferito il viso con delle forbici tre anni fa! Te l'hanno detto questo??"

Rose TeaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora