Mille anni

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Ed Warner uscì dalla stanza di Elise, e andó verso una delle finestre spalancate di quella meravigliosa villa.
Faceva caldo, il sole fuori splendeva e l'estate era piombata su tutti con un'ondata di calore forte e improvviso.

Poggió le mani sugli infissi e guardó le belle rose gialle che Sawyer aveva dato ordine di piantare attorno al perimetro dell'edificio.   Il colore giallo era quello più vicino all'oro, e al suo presidente piaceva l'idea di avere la casa circondata da fiori dorati.

Elise aveva appena finito il pranzo e sembrava sul punto di appisolarsi. Per lasciarla rilassare, Ed e Kyoko l'avevano abbandonata per qualche minuto.

Era stufo e arcistufo di quella situazione. L'iniziale pena che aveva provato per lei, unita al senso di colpa, stavano lentamente lasciando il posto a una rabbia sempre più pulsante per l'ingiusta situazione che si stava andando a creare. E oltre al sogno di trasferirsi in Europa ormai passato allo status di utopia, gli toccava affrontare anche il prossimo regolamento di conti con Mark, al quale non si sarebbe sottratto.
Non era mica un coniglio.

Aveva ragionato sui possibili risvolti: non sarebbe stato zitto a beccarsi la sua furia. Aveva anche lui un paio di carte nascoste nella manica. La prima, era di prenderlo in contropiede. Poteva finire male, molto male fra loro, ma la sua bocca non sarebbe rimasta serrata.

E in caso avesse ottenuto la risposta che voleva a una particolare domanda, la sua seconda mossa sarebbe stata attuare un lavoretto psicologico anche sul suo vecchio capitano, e l'avrebbe provocato proprio lì dove era più vulnerabile: il suo incrollabile senso dell'onore.

Erano passati tre giorni dalla telefonata brusca di Mark, e ancora non l'aveva richiamato. Probabile che la faccenda di Ted fosse più ingarbugliata del previsto e che a casa Lenders fosse in corso un complicato processo a porte chiuse.

O forse Mark e Marty stavano meditando come affrontare lui, Ed, e l'avrebbero fatto insieme. Quello avrebbe potuto essere un vantaggio: avrebbe spinto Mark verso la verità e in presenza della sua ragazza. E se per caso non fosse esistita alcuna verità segreta, a farci la figura del cretino sarebbe stato solo il portiere, ma poco male. La loro amicizia sarebbe finita per sempre, ma almeno quello che più temeva, cioè che la ragazza del suo cuore si buttasse fra le braccia di un marito che non la meritava, non sarebbe successo.

Doveva accertarsi della buona fede di Mark, sentirgli dire dalla sua voce: sono tutte stronzate Ed, non l'ho tradita. Come hai potuto pensarlo?

Guardarlo negli occhi, beccarsi magari qualche insulto e non ascoltare altro che parole di pura sincerità. Poi, avrebbe sepolto tutta quella storia, tutti i suoi dubbi. 
Ma i dubbi c'erano ancora nel frattempo, martellanti.

"Ed..."

Lui si giró, disturbato nei suoi ragionamenti.

Elise aveva aperto la porta, e si poggiava a uno stipite.

"Elise, ma cosa fai?? Non puoi alzarti dal letto!" si preoccupó lui, e andó a sorreggerla. Prese il suo braccio sinistro e se lo portó attorno al collo.  "Ma non volevi dormire?!"

"Puoi stare di là con me?" chiese lei, nel suo solito tremolante eloquio. Era uscita dalla fase acuta di afasia, ma ancora aveva difficoltá a fare discorsi strutturati.

"Andiamo. Io e Kyoko siamo usciti perché avevi chiuso gli occhi." rispose lui. La accompagnó al letto, e l'aiutó a sollevare le gambe sul lenzuolo.

"Caldo...fa così caldo qui...."  rispose lei.

"Giá. L'infermiera non vuole azionare l'aria condizionata per non farti ammalare. Dice che è meglio tenere la stanza areata. Ma è arrivato il solito calore da forno di Luglio." disse Ed. "E qui in particolare. Speriamo piova di nuovo."

Rose TeaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora