"Perché non lo hai chiamato dal tuo telefono?" chiese Marty.
"Perché non avrebbe risposto." fece Mark. Buttó il cellulare di Ted sul letto del fratello. Erano in camera sua.
Seduto alla sua scrivania, la testa china e le braccia conserte, il più giovane dei due Lenders attendeva la sfuriata di Mark. Era rassegnato.
"Senti, perché non andiamo a riposarci un po'? Non hai chiuso occhio sull'aereo. Il volo è stato lunghissimo. Tua madre è stata gentile a prepararci la stanza degli ospiti." gli chiese la fidanzata. "Ho bisogno di una dormita, Mark."
"Tu vai, se vuoi. Io non voglio dormire." replicó l'altro, osservando il fratello.
"Dai, non possiamo rinviare le discussioni?? Siamo appena arrivati. Tu non sei rilassato, forse è meglio prenderla con calma, stasera...." suggerì ancora Marty.
"Questo comunque non riguarda te. È un problema della mia famiglia. Se vuoi andare a riposare, sei libera." ripetè lui. "Non sono proprio nelle condizioni di prendere sonno."
"Non c'è nessun problema...." osó dire Ted. "...non iniziamo coi drammi."
"Marty, per favore, se non vuoi trattenerti lasciaci soli." aggiunse il ragazzo. "Il signorino qui ha bisogno di un chiarimento sui fatti della vita."
Ted alzó gli occhi al cielo e sbuffó.
"Sì ma...stai calmo, ok?? Calmo. Vado a disfare i bagagli e poi provo a stendermi. Non urlate per favore!" tentó di scherzare. Ma il viso di Mark mostrava tutto fuorché voglia di ridere.
Con un sospiro, aprì la porta e lasció i due Lenders finalmente soli.
Per lunghissimi minuti, non si udì un rumore, a parte quello di qualche macchina o motorino in strada. Sembrava che Mark stesse ponderando con fatica l'approccio migliore.
Aggressivo o comprensivo? Tagliente o indulgente? Severo o morbido?
Poi si decise. Era suo fratello, e da fratello doveva trattarlo.
"Sai," inizió. "Nelle settimane passate, mentre pensavo a quello che hai combinato...o stavi per combinare... una domanda sola mi frullava nella mente: perchè?"
Ted abbassó lo sguardo e non rispose.
Mark si sedette sul letto. "...perché?"
L'altro fece no con la testa. "Non ne potevo più. Non ne posso più."
"Di cosa?"
Ted fece girare lo sguardo per tutta la stanza, senza incrociare mai gli occhi di Mark. "...non riesco più a sostenere la nostra parentela."
Quelle parole lasciarono interdetto il fratello. Erano dure come pietre. Erano folli. "...puoi ripetere?"
"Senti, Mark. Non ce l'ho con te. Ma io ultimamente mi sento schiacciato dalla tua ombra. Tutta quanta la mia vita è condizionata dal fatto di essere il fratellino di Mark Lenders. Peró io non ce la faccio, cioè....Matty è orgoglioso di te, non fa che vantarsi di quello che sei. Naty pure. La mamma non ne parliamo....ma io.... la vivo male e non posso farci niente." si sfogó quindi Ted. Fu una specie di liberazione.
"E come dovrei sentirmi io, a queste frasi? Hm?" chiese Mark.
"Non ti chiedo di capirmi. Ma solo di lasciarmi stare." ribattè il ragazzo.
"Cosa vorrebbe dire, lasciarti stare? Permetterti di frequentare ladri e ricettatori? Far finta di niente quando Naty mi scrive che nostra madre non dorme la notte a causa tua? Ignorare il fatto che tu non hai ancora scelto cosa fare della tua vita?" lo rimproveró Mark. "Puoi scordartelo."
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Rose Tea
FanficDue giovani ex innamorati si ritrovano sette anni dopo la fine del loro rapporto in una città lontana. Tempo di confidenze, condivisione di vecchi ricordi e confessioni amare. Cosa resta da chiarire e da scoprire? Atto conclusivo della storia fra E...
