Il dottor Kizawa

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"Ora mettiamoci d'accordo: entriamo e diciamo che dobbiamo parlare con il responsabile del reparto psichiatrico di questo posto, a proposito di una ex degente. Proviamo. Vediamo cosa rispondono." disse Marty, all'ingresso di quel grande istituto.

"Cosa vuoi che rispondano? Esiste il segreto professionale. Non sono tenuti a dirti nulla. Abbiamo sbagliato a venire qui!" si lamentò Kibi.

"Dai! Ormai ci siamo, tentiamo almeno!" rispose Marty, tirandola da un braccio. "Per Ed."

"Ah...capirai. Come se si meritasse tutta questa considerazione. Uffff!" si arrese l'amica, poi le due entrarono insieme. "Con tutto quello che mi è costato dimenticarlo...."

Si diressero subito all'accettazione, che non era come il Pronto Soccorso di un vero ospedale, era più simile a una grigia reception di albergo. L'infermiera seduta le squadró.

"Buongiorno." esordì Marty.
Non ci fu risposta dalla donna, che si sistemò meglio gli occhiali sul naso e le fissó con aria severa.

"...senta, noi siamo qui per avere un'informazione su una ex paziente. È stata dimessa da qualche settimana, era apparsa una notizia sui giornali. Potremmo...." continuó l'irlandese.

"Abbiamo già detto alla stampa quello che dovevamo dire. Il nostro istituto non intende commentare la vicenda d'ora in poi." la fermó la donna.

"Non capisco..."

"Signorina, immagino che lei e la sua accompagnatrice siate due giornaliste. Ne abbiamo già respinti una decina di vostri colleghi questa settimana. Siete qui per fare domande sulla paziente Elise Sawyer, dico bene?" proseguì l'infermiera. "Il padre ha diffidato questo istituto dal divulgare dettagli sulla faccenda."

"No, vede, non siamo giornaliste. È vero però che siamo qui per Elise, ha indovinato. Io conoscevo la ragazza prima del ricovero, e la mia amica è..." tentó di dire Marty.

"....una farmacista." aggiunse Kibi, tirando fuori un tesserino. "Sono nel campo medico anch'io, a mio modo. Tenga."

L'infermiera lesse, senza troppo interesse, le informazioni sul documento di Kibi. "...qui c'è scritto che lei è solo una tirocinante, e comunque non cambia la questione. Non possiamo rilasciare di dichiarazioni ad alcuno. Vi prego di non insistere."

"No, ma vede....siamo qui perché vorremmo parlare con lo psichiatra che aveva Elise in cura. Io in passato ho avuto, diciamo, un alterco con la ragazza. Mi ha fatto paura. So che l'avete dimessa su pressione del padre, ma mi pare strano che sia stata giudicata guarita." disse Marty. "Vorrei essere sicura che non faccia del male ad altri, o a se stessa. O che tenti di nuovo di avvicinarmi. La prego."

A quel punto la donna parve tentennare. "Ma lei come si chiama, scusi?"

"Marty Laughton. Ho conosciuto la signorina Sawyer anni fa, e non crederó mai che ora il suo cervello si sia magicamente rimesso a posto." insistè Marty. "Ne va anche della mia incolumitá, se capisce. Venni minacciata dalla ragazza durante una crisi di psicosi."

L'infermierà arricció le labbra, e aggrottó le sopracciglia, in una smorfia preoccupata. "...attenda. E mi dia un documento per favore."

Marty le allungó goffamente la carta d'identità. Poi diede di gomito a Kibi e accompagnó il gesto con un'occhiata complice: visto che è stato facile?

Videro la signora andare nell'ufficio sul retro e chiudere la porta.
"Quella va a chiamare la sicurezza. Ci buttano fuori, te lo dico io."

"Ma va'. Se mi ha chiesto un documento vuole solo vedere se sono chi dico di essere. Non c'è motivo di farlo se l'idea è di  prenderci a calci nel sedere." la rassicurò Marty. "Probabile che mi abbiano sentita nominare qua. Dio sa cosa puó avere detto Elise nei suoi deliri."

Rose TeaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora