Due giovani ex innamorati si ritrovano sette anni dopo la fine del loro rapporto in una città lontana. Tempo di confidenze, condivisione di vecchi ricordi e confessioni amare. Cosa resta da chiarire e da scoprire?
Atto conclusivo della storia fra E...
Marty Laughton era seduta su una panchina di un parchetto cittadino, a Parigi.
Sotto il sole di quel Maggio strano, osservava due bambine che giocavano a palla davanti a lei.
Era reduce dal confronto con Maki Akamine e, come previsto da Mark, ne era uscita con le ossa rotte. Le parole che le aveva detto risuonavano nella sua mente e arrivavano dritte alla sua coscienza.
L'aveva accusata di essere solo un'invidiosa, e una vile. Le aveva sbattuto in faccia quello che sotto sotto pensava veramente di se stessa.
Per tentare di distrarsi, si era fermata a acquistare una confezione di dolci per sua nonna. Il pacchetto era adagiato sulla panchina, vicino a lei, con un bel fiocco dorato. Ebbe la tentazione di aprirlo e assaggiare uno di quei deliziosi macarons, ma un improvviso senso di colpa la fermó.
Era fuori forma, e questo non si poteva negare. Avendo lasciato da parte l'attività agonistica, aveva messo su qualche chilo, e il passare degli anni aveva fatto il resto. Al suo confronto quella Maki Akamine era decisamente tonica e scolpita.
Marty aveva solo ventitré anni, ma si sentì vecchia. Vecchia nello spirito, soprattutto.
Il confronto fra lei e quel gruppo di atlete professioniste era stato impietoso. Avevano entusiasmo, tutte quante, e soddisfazione per le loro esistenze. Si vedeva dai loro sorrisi.
Dalla luce nei loro occhi. La stessa luce che aveva Maki nello sguardo. La stessa luce che avevano gli occhi di Mark.
La palla rosa delle bambine improvvisamente le colpì i piedi. Si avvicinò una delle due, rossa di capelli e con occhi verdi. Era molto carina.
" S'il vous plaît, pouvez-vous nous passer le ballon?" * chiese, sorridendo.
"Quoi?" rispose Marty, che sapeva poco francese.
Poi la piccola indicó la palla, finita sotto la panca. Marty si chinó e la prese, e gliela tiró. Provó a parlarle nella loro lingua. " Tu es très bon à ce jeu! Il y a des années, je jouais au volley-ball." **
"Merci!" cinguettó lei, arrossendo come i suoi capelli, e la scrutó incuriosita. Infine corse via dall'amichetta.
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"Marianne! Tu veux aller jouer chez moi?"*** chiese l'altra, una brunetta coi capelli raccolti a coda.
La rossa guardó di nuovo verso Marty e le lanció la palla. La ragazza irlandese non capì. Afferró l'oggetto con entrambe le mani, al volo.
"Peux-tu me montrer un slam dunk?" **** urló Marianne, saltellando eccitata. Poteva avere dieci anni.
Marty riuscì a capire che voleva vedere una schiacciata fatta da una vera giocatrice.
Sorrise di fronte alla tenera innocenza di quella ragazzina, e si alzó in piedi. Decise di accontentarla e puntó verso uno dei muretti del parco. Alzó la palla rosa e lucida, più simile a una palla da ginnastica ritmica che da volley, e colpì senza esagerare in potenza. Si sentì il boom! dello schianto contro il muro.