FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Il Lupo distese una mano verso di me e io la strinsi con ardore. Non avevamo altro tempo da perdere.
Attraversammo il cortile correndo per raggiungere l'ampio scalone che permetteva di salire in cima. Diverse arcate, nella facciata interna del palazzo, permettevano alla scala di prendere luce e a noi di vedere dove mettere i piedi. Non era facile stare dietro al Lupo e alla sua improvvisa irruenza. Per quanto lo rallentassi, lui non lasciò mai andare la mia mano e mi perdonò ogni volta che la gonna dell'abito rischiava di finirmi sotto le scarpe.
L'uomo non aveva mentito. Quando raggiungemmo l'ultimo piano della palazzina, la nostra attenzione fu subito catturata dall'uscio aperto di una casa. Dall'interno, proveniva un chiacchiericcio eccitato ma basso, per questo le parole mi risultarono incomprensibili.
Ero senza fiato dopo aver salito tutte quelle scale. Non mi ero neanche soffermata a contare i piani, agitata e sorpresa di aver trovato la veggente per pura casualità. Arechi, come se non avesse percepito minimamente la fatica, fece per avviarsi verso la porta, lasciandomi indietro.
Ma le nostre mani erano ancora unite e fu costretto a fermarsi di colpo, quando il mio braccio si tese strattonandomi leggermente in avanti. Percepivo la sua impazienza dal modo in cui si voltò a guardarmi.
"Non puoi essere già stanca dopo un paio di rampe di scale." Si permise di commentare nel vedere il modo in cui il petto mi si sollevava e abbassava alla ricerca di nuova aria. "Dovrò aumentare i tuoi allenamenti."
Non gli diedi il tempo di mostrarmi il suo solito sorriso. Drizzai la schiena e, tenendomi una mano sul petto, nella vana speranza di regolarizzare il respiro, ripresi a camminare al suo fianco.
"È colpa del vestito se sono affaticata!" protestai, sapendo che quella era solo una mezza verità.
Ma la nostra conversazione si interruppe a quel punto, perché avevamo appena fatto il nostro ingresso nell'appartamento dove Sibilla si stava nascondendo. La prima stanza altro non era che un piccolo salotto dove sostavano già alcune persone, comodamente sedute su divani e poltrone rivestite da tessuti pregiati. Due porte in legno separavano il salotto dagli altri ambienti della casa. Dietro una di quelle porte, c'era la donna che stavamo cercando. Eravamo a un passo da lei.
Ogni sussurro si interruppe all'istante e tutti gli occhi furono puntati su di noi, in particolar modo su Arechi che catalizzava l'attenzione con lo sguardo truce che rivolse all'intera sala.
"Abbiamo un piano?" sussurrai in quel momento di lieve imbarazzo.
Lui si voltò a guardarmi con una nota di sorpresa negli occhi verdi e mi mostrò quel mezzo ghigno animalesco che non era riuscito a sfoderare poco prima.
"Un piano?" scosse la testa. "Pensi davvero che io ne abbia bisogno?"
Non mi diede neanche il tempo di rispondere che tornò a guardare uno per uno i volti dei presenti.