Gustav Isaksen

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Il locale è pieno zeppo di persone, ma noi siamo in una zona privata per evitare che i tifosi stiano troppo addosso ai loro beniamini. Nonostante questo fa un caldo infernale e ringrazio di aver messo un vestito corto e con delle bretelle, con le maniche lunghe sarei soffocata.

La serata procede bene. Stiamo festeggiando la vittoria della Lazio al derby. I ragazzi sono su di giri e per oggi abbiamo deciso di concederci un po' di alcool. Per una sera non farà male a nessuno.

Io sorrido in direzione di Toma, il mio fidanzato, quando mi accarezza il fianco con naturalezza mentre parla con Zaccagni. Stanno ripercorrendo il momento del tre a zero. Del momento in cui Toma ha superato Çelik e ha buttato il pallone in rete, mandandola direttamente all'angolino. Imparabile per Svilar. Penso che l'Olimpico sia esploso in quell'esatto momento. Non so se più per la felicità dei laziali o per la rabbia dei romanisti. Ma è stato bellissimo. Soprattutto quando il mio ragazzo è venuto sotto la tribuna per dedicarmelo.

"Che cosa ha il tuo migliore amico?" Romagnoli si accomoda alla mia destra e indica Gustav che è in disparte e sta bevendo un drink in silenzio. "Strano che non stia festeggiando con noi. Gli ho chiesto che succede ma dice che è ok." dubito sia davvero tutto a posto. Anche lui ha segnato. Dovrebbe essere al settimo cielo. Il suo goal ha aperto le danze, ma non è per niente felice.

Scrollo le spalle. "Non mi ha detto nulla... ma in effetti è abbastanza strano." convengo con lui "Vado a parlargli." lui annuisce, mentre io bacio dolcemente Toma sulle labbra, che mi rivolge uno sguardo che mi fa sciogliere e battere il cuore come se fossi un'adolescente, e mi alzo per andare da Isaksen.

Mi siedo sullo sgabello accanto a lui, accarezzandogli piano i capelli, e si volta di scatto e curioso, rilassandosi quando capisce che sono io. "Che cosa hai Isa?" sospira sentendo le mie parole e scuote il capo. È inutile che neghi, lo conosco abbastanza bene per capire quando mente.
Ormai sono due anni che siamo amici. Ci siamo incontrati per caso in un locale una sera. Eravamo entrambi ubriachi. Io quando lo vidi, da tifosa della Lazio, impazzii. Iniziammo a parlare di tutto e niente, e da lì non ci siamo più separati. Mi ha presa per mano e mi ha portato letteralmente nella sua vita. Infatti è stato lui a presentarmi gli altri, compreso Toma con cui sto insieme da circa quattro mesi.

"Sto bene, Luce." è strano sentirmi chiamare per nome. Di solito usa sempre il nomignolo che solo lui mi riserva: raggio. Perché dice sempre che quando arrivo illumino tutto con la mia felicità contagiosa, proprio come un raggio di sole. "Torna da Basic." inarco un sopracciglio sentendo il suo tono leggermente duro. Non capisco davvero cosa abbia.

È chiaro che è brillo anche lui. Abbiamo già esagerato tutti quanti. "Isa... che sta succedendo?" ora sono categorica, anche se l'alcool mi annebbia un po'. "Sai che puoi parlarmi di tutto." noi due non ci nascondiamo nulla. Parliamo di ogni cosa.

"No invece. Non posso parlarti di tutto. Fidati." beve un altro sorso dal bicchiere e io glielo levo dalle mani. "Che stai facendo?" mi lancia un'occhiata maligna ma non glielo rendo.

"Prima voglio che mi parli."

"Non posso. Perché non lo capisci e la smetti di starmi addosso?!" quasi mi urla contro, facendomi trasalire. In due anni non credo di averlo mai visto alzarmi la voce nemmeno per scherzo. Questo mi fa rabbrividire e rattristare. "Vai Luce."

Scuoto il capo e avvicino la mia mano al suo viso, accarezzandolo appena. "Puoi rilassarti? Sono qua. Qualsiasi cosa sia, dimmela." nonostante mi senta ferita, provo comunque a calmarlo. Ci siamo aiutati tante volte a vicenda negli anni, non lo abbandonerò di certo per una reazione così.

Lui sposta la mia mano dal suo viso e si alza dallo sgabello, quasi mettendosi a una certa distanza da me. "Perché cazzo non vuoi tornare da Basic? Torna dal tuo ragazzo." sento gli occhi pizzicarmi ma scuoto comunque la testa. "Perché devi fare così? Perché devi rendere tutto più difficile?"

"Perché non sto capendo cosa hai?" ora anche io alzo la voce, chiedendoglielo in modo retorico. Mi sposto i capelli dietro le spalle in un gesto di stizza e inizio a gesticolare. "Perché ti voglio bene e non capisco che diavolo ti abbia fatto per essere trattata così."

Il suo sguardo si addolcisce di colpo. I suoi occhi azzurri tornano amorevoli come sempre. Respira profondamente, il suo petto si alza e abbassa in modo regolare, mentre si riavvicina a me. "Nulla. Non mi hai fatto nulla. Ma ho bevuto troppo ed è tutto più difficile." cosa? Non capisco davvero che stia dicendo, a cosa si stia riferendo. "Vai da Toma..." quasi mi supplica, ma io non mi muovo nemmeno stavolta. Che amica sarei ad andarmene via, lasciandolo da solo in questo stato?

"Andrò una volta che starai meglio."

Lui ride amaramente e alza gli occhi al cielo, prima di riposarli su di me. È tormentato e questo mi distrugge. Insieme potremo sbrogliare la matassa nella sua testa, ma lui non si apre.

"Cazzo ma non lo capisci?" rinizia a parlare e i suoi occhi luccicano, come se stesse trattenendo il pianto. "Non capisci quanto cazzo mi fa male sentirti così vicina senza avere di più?" lo sussurra a un palmo dal mio naso, parlando con foga. "Io sono innamorato di te, Luce. Ti amo da impazzire da non so quanto tempo, ma tu non mi hai mai notato. E va bene così. Mi basta che tu sia felice. Perciò vai da Toma."

Sgrano gli occhi. Non credo alle mie orecchie. Per un attimo mi blocco. Non so cosa pensare. Cosa dire. Inizialmente penso sia uno scherzo architettato insieme agli altri, ma i secondi passano e il suo sguardo sembra sempre più colmo di dolore. Gustav non sta scherzando, è innamorato di me.

"Io non... Gus... io..." ride sentendo la mia confusione, una risata ancora più amara di prima. Quasi non lo riconosco. L'alcool lo sta facendo essere sincero e senza freni inibitori. "Non volevo farti male... non potevo saperlo. Ma mi sto innamorando di Toma... e tu e lui siete amici."

"Pensi che non lo sappia?" lo chiede e una lacrima gli scende sulla guancia, ma prontamente la asciuga. Vorrei stringerlo forte e portargli via il male che sta provando, ma so che non è giusto che io lo faccia. Non è giusto che lo abbracci in questo momento. "Non sono uno stupido. So che non ho possibilità con te. Dimentica che ti abbia detto qualunque cosa. Domani sarò sobrio e tutto questo non sarà reale."

"Invece lo è Isa. Perché stai male per colpa mia. Sei il mio migliore amico, non voglio vederti così." gli stringo la mano e lui lascia cadere lo sguardo sulle nostre dita intrecciate prima di lasciarmela. "Isa... non allontanarti da me."

"È meglio che vada a casa. Chiamerò un taxi." faccio per ribattere ma lui lo capisce e mette una mano davanti a sé, come per bloccarmi. "Non dire altro... non stanotte. Non posso sopportare altro." faccio come mi ha chiesto, sentendo di doverglielo. E poi lo osservo afferrare il telefono dal bancone e uscire dalla sala privata, senza nemmeno salutare gli altri.

Io resto bloccata a osservare il punto in cui è sparito. Ora di lui è rimasta solo la scia inconfondibile del suo profumo. Mi sento terribilmente in colpa. Sento un forte dolore al petto. E le lacrime che minacciano di scendere copiose.
Non voglio perderlo, ma non posso dargli più di questo. Gli voglio un mondo di bene, ma solo questo, non provo niente di più, non posso ricambiare il suo sentimento. Amo un altro.
E questo mi fa sentire colpevole. Questo mi fa sentire come se sarà inevitabile che io e lui non saremo mai più quelli di prima.

Ed è così che una serata iniziata tra risate, gioia e festeggiamenti si trasforma in un vortice di emozioni negative, che mi inghiotte senza lasciarmi via di uscita.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 10, 2025 ⏰

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