Capitolo 7.

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La mia festa di compleanno ha avuto un lieto finale. Abbiamo bevuto un po' di spumante e ho scartato il mio grande pacco regalo che conteneva un lume da scrivania stile gotico, che io adoro un sacco.
"Grazie per aver reso questa giornata così speciale" mi sento in dovere di ringraziarli
"Siamo contenti di esserci riusciti" dice Christina. E per qualche strana ragione, mi ricorda Tris. Eppure loro due non hanno nulla di uguale. Forse solo la bellezza e la gentilezza.
"Bene, rimarremo qui ancora un po' ma non vogliamo disturbare" Christina intima tutti ad uscire, ed io accenno un sorriso.
"Sono lieto di annunciarvi che non procurate nessun fastidio"
Tutti mi guardano sorpresi, poi guarda Christina, che alza le spalle facendosi convincere. Pare che a qualcuno piace face il capo.
"Il vostro capo vi ha dato il consenso" scherzo
Christina spalanca la bocca
"Ehi, io non sono il capo!" Dice ridendo.
"Ti trattano come se lo fossi"
E tutti ridiamo, sembriamo mezzi ubriachi, ma cosa c'è di meglio che una bella serata con gli amici?

TRIS
È un mese che sono qui, e quasi quasi ci resto. Ho instaurato ottimi rapporti fra queste mura, ma ancora non ho capito chi ho di davvero importante lì a Chicago, eppure sento di doverci andare. E se magari non mi troverò a mio agio, potrei ritornare qui, no?
"Bella addormentata nel bosco, ti sbrighi o no?" ridacchia Alessia dall'altra parte della stanza.
Stiamo per andare a cenare fuori.
"Sí Lis, un attimo!" Dico finendo di allacciarmi le scarpe.
"Lumacona" mi fa la linguaccia.
"Frettolosamente odiosa" ricambio.
"Non sono frettolosa"mi spintona scherzando.
"Oh no, però adesso sbrigati che altrimenti il ristorante scappa" la prendo il giro e lei spalanca la bocca e in contemporanea gli occhi.
"È una mia imitazione?!" Esclama sdegnata.
"Sì" dico voltandomi di colpo per lasciar che i miei capelli sventolino liberamente. Atto di vanità. Ma la mia, chiaramente, è falsa.
"Sappi che devi farti perdonare" mi pizzica una guancia.
"Vuoi torturarmi?" La provoco
"Ci potrebbe pensare Michael" si mette una mano alla bocca e io le do uno schiaffo alla spalla.
"Avevi giurato!"
Scoppia a ridere.
"E va bene, scusatemi"
Appena giunti al ristorante, troviamo Albert e Michael parlare civilmente al nostro tavolo. Io e Alessia ci guardiamo con un tenero sorriso sul viso, io mi siedo di fianco a Michael, lei ad Albert.
«Buonasera ragazze, bellissime come sempre» esclama Albert. Le rivolgo un timido sorriso, mentre Alessia si piomba sulle sue labbra.
«Buonasera» dico rivolgendomi a Michael che altro non aspettava che un mio bacio, sebbene piccolo, sulle labbra. Usciamo da qualche settimana ma il nostro rapporto è limitato, c'è tempo per approfondirlo. O forse no, data la mia partenza.
"Dunque, domattina potresti venire per la fotografia, così te la spillo e potrai partire" abbasso lo sguardo, non sapendo cosa dire. Poi lo guardo e gli sorrido cercando di risultare convincente. Alessia mi guarda preoccupata.
"Sei sicura di voler partire?"
Esito.
Nel frattempo la presa della mano di Michael che mi stringeva si allenta.
"Non lo so"
Affermo mordendomi un labbro.
"Allora, puoi far così. Tu dichiari di voler star lì una settimana per una visita al paese, se incontri la tua vita, ci resti, dichiarando sempre tutto. Altrimenti passata la settimana ritorni" dice tranquillo Albert, che riesce, in qualche strano modo, a calmare la mia paura.
"Vado io con lei" dice d'un tratto Michael.
Scattiamo tutti verso di lui, come se avesse pronunciato qualcosa di brutto.
"Davvero?" Chiedo io.
"Sei serio?" Esclama Alessia.
"E se lei dovesse restare?" Chiede a sua volta anche Albert.
Michael ridacchia teso, poi prende fiato e parla.
"Lo voglio davvero, non è poi così tanto impossibile se decidessi di andare con lei. Non devo cambiare drasticamente la mia identità." Si ferma un attimo, come se avesse dimenticato cosa stesse dicendo o forse ci stava ripensando.
"Se lei dovesse restare, la lascerò fare. Io prenderò il mio volo di ritorno" fa un sorriso sbilenco. Odio vedere una persona triste, rende triste anche me. D'Altronde l'avevo avvisato, che non doveva avvicinarsi molto e non innamorarsi perché io qui sono solo di passaggio, forse.
Gli scambio un rapido sorriso e lui riprende a stringermi la mano; consumiamo la nostra cena senza altri intoppi.
"È carino da parte sua partire con te" mi dice Alessia stringendosi fra le coperte.
"Già" dico distratta.
"A che pensi?"
La guardo.
"A cosa farò una volta arrivata li...ai volti che vedrò senza riconoscere, ai ricordi che il paese mi concede ma io non posso accettarli" dico sconsolata. E mi sento vuota, di ogni ricordo.
"Dai" mi lancia un occhiata intenerita.
"Nulla è detto, magari guardando in faccia i tuoi ricordi potrebbero ritornarti in mente"
Forse si, forse no.
"Forse hai ragione, grazie Lis"
"Non devo ringraziarti, Tris. Ti voglio bene"
"Anche io te ne voglio, buonanotte"
E così anche il sonno vince su di me, trascinandomi con se.

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