Capitolo 35

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QUATTRO

Sono in un'auto da ormai tanto tempo senza sapere cosa stia accadendo e come se non bastasse ho un qualcosa sulla testa che mi impedisce di vedere.

«Dove mi state portando?» è la centesima volta che lo chiedo e non ho avuto ancora alcuna risposta.

«In un posto»
Bene. È una risposta, ma non contiene dati soddisfacenti. Odio sentirmi così impotente. Ancora una volta.

Dopo una decina di minuti l'auto si ferma e le persone sedute di fianco a me si catapultano per uscire.
Poi qualcuno mi tira per un braccio e mi fa uscire.

«Tobias Eaton»

Riconosco quella voce.
Ma cosa sta succedendo?

«Jason»
Dissi il suo nome acidamente
«Cosa vuoi?»

«Qualcuno ha mangiato troppo limone» ridacchia

Sento i nervi a fior di pelle e le mani formicolano per come le sto stringendo.

«Toglietemi questa cosa, mi sento soffocare» ordino e qualcuno con uno scatto mi libera la testa

Respiro profondamente, l'aria fresca mi fa sentire meglio.

Lo guardo negli occhi. Non so se sia il cattivo o il buono della situazione.
Mi guardo intorno senza riconoscere il posto. Siamo in un campetto. Alcune facce mi guardano con le mani in tasca e sorridono.

Cosa sta succedendo?

«C'è una persona che ha da dirti qualcosa.» dice Jason d'un tratto serio.

Resto senza parole, più i minuti scorrono e più non ci capisco nulla.

Tutti si voltano verso il nulla e subito dopo capisco il perché. Scorgo un auto nascosta tra gli alberi.

Lo portellone si apre ed esce una donna con un vestito lungo e nero che si avvicina cautamente in questa direzione. Mi giro sconvolta verso gli altri uomini intenti a guardare la scena. Perché non capisco?

La figura si avvicina sempre di più e la riconosco. Cara? Ma cosa diamine?

«Tobias, so che le cose fra noi non vanno per il meglio, ma passerà. Io lo so che tutto si risolverà, ci credo. Perché nonostante tutto noi ci amiamo, vero?» dice dolcemente

La guardo sconvolta mentre tutti sorridono.

«Ti starai chiedendo perché ho messo in atto tutta questa messa in scena. Te lo spiegherò. Vieni con me» mi tende la mano e io ancor sconvolto la afferro e mi lascio trasportare da lei.

Mi fa entrare nella lussuosa auto e fa un cenno all'autista.

«Cara, che stai combinando?» gli dico confuso e inquietato.

«Te lo spiegherò più tardi, per adesso rilassati. Mio padre ha prenotato un viaggio per noi due per un intero weekend, avremo tutto il tempo per parlare»

Spalanco gli occhi. Un intero weekend?! Perché?

«Io non capisco, davvero»
Sprofondi nel sedile tirando un grande sospiro.

«Non ti preoccupare» dice dolcemente mentre mi accarezza una spalla.

I miei occhi si chiudono quasi subito.
Mi risveglio che è mattina e la macchina è ferma in aeroporto.

In auto non c'è nessuno e mi guardo intorno, sono tutti riuniti a parlare.
Sospiro, sicuramente mia madre sarà in pensiero per me, e mi dispiace un sacco.

«Ehi eccoti» sorride Cara dal finestrino

«Che ci facciamo in aeroporto?»

«Buongiorno anche a te» alza gli occhi al cielo ridendo
«Partiamo per la California, torniamo tra due giorni.» sorride sincera

«Ma cosa..» mi tiro i capelli frustrato.

«Stai tranquillo» questo tono dolce e calmo mi urta e non poco. Non posso stare tranquillo.

«No, adesso mi spieghi...anzi tutti mi spiegate cosa ci faccio qui!» urlo spazientito
Cara fa un mezzo sorriso

«Assumiti le tue responsabilità, Tobias» scandisce bene ogni lettera a bassa voce

«Non mi piacciono le frasi in sospeso, quindi tu adesso mi dirai cosa diamine ci facciamo qui e perché devo venire con te» dico incrociando le braccia

«È una cosa delicata, non posso dirtelo in questo momento. Abbiamo bisogno di una bella atmosfera»
Alzo un sopracciglio.

«E tu davvero credi ci sarà una bella atmosfera? Per favore, facciamola finita, ho altri impegni in giornata» dico sbuffando guardandomi intorno, in cerca di una via di fuga. Ma con tutti questi uomini temo che sia difficile.

«Tobias, tu verrai e basta» dice a denti stretti per poi ricomporsi.

Strabuzzo leggermente gli occhi. Perché sembra così agitata e non vuole darlo a vedere?

«E se io non volessi?» dico sfidandola

Il suo sguardo si abbassa.
«Ti prego, fidati di me. Tra due giorni tornerà tutto alla normalità e se vorrai ritornerai alla vita di prima. Promesso» dice a bassa voce, mostrando nella sua voce un filo di delusione e tristezza.

I sensi di colpa mi affliggono e in men che non si dica mi ritrovo seduto sull'aereo di fianco a lei che mi sorride con gratitudine.

Appoggio la testa al vetro e chiudo gli occhi.

Penso a Tris, al fatto che mi manca tremendamente, mi manca la sensazione dei nostri corpi uniti in un abbraccio caldo e rassicurante. Mi manca il suo modo di arrossire ad una mia battuta un po' insolita.
Mi manca il modo in cui mi baciava, le sue mani nei miei capelli. Non c'è cosa che di lei non mi manchi.

Penso alla mia vita in generale, a come essa sia cambiata, in così poco tempo.
Penso ai cambiamenti che ho dovuto affrontare, alle sofferenze a cui sono andato incontro ma anche alle vittorie che la vita mi ha riservato.

Penso a l'altra sera. L'incontro con Jason, Zeke che entra in auto.
Poi un dubbio su infonde nella mia mente.

Come sapevano che io gli avrei seguiti? Infondo era me che aspettavano tutti.
Sono stato scoperto e adesso sono in trappola.
Gli occhi mi si spalancano e poi rivolgo uno sguardo a Cara, intenta a sonnecchiare.

Avrei dovuto pensarci prima, non adesso che sono in uno stupido aereo. Come posso pensare minimamente a scappare adesso? Non posso mica lanciarmi giù? Insano.

Stringo i pugni, devo fare in modo di tornare a Chicago il più presto possibile.
Frugo nelle tasche trovando il mio portafoglio. Dovrei avere un bel po' di soldi per il viaggio del ritorno. E invece li trovo vuoto. Dannazione
Sono fottutamente nei guai.

Cara. Lei e il suo dannato modo di convincermi. Perché mi lascio convincere così facilmente? Stringo i denti forte quasi fino a volerli sgretolare, la rabbia mi ribolle nelle vene ma non posso mostrarlo. Devo sembrare tranquillo.
Tranquillo un corno, dò un pugno al tavolino difronte a me e Cara mi posa una mano sulla gamba.

«Stai tranquillo» sussurra lei ancora con gli occhi chiusi.

Sempre le solite parole, che per giunta non portano neanche alla tranquillità.

I will come backDove le storie prendono vita. Scoprilo ora