«Lou», gemette Zayn, con la voce assonnata. «Tocca a me o a te? Che ore sono?».
Mi girai a guardare l'orologio sul comodino, ma non riuscii ad aprire gli occhi.
«Non lo so. Forse però tocca a me». I
nfine aprii gli occhi e cercai di decifrare quei numeri verdi e luminosi. Erano appena passate le quattro del mattino. Sorrisi: be', almeno stavolta il bambino aveva dormito un po' di più. Mi tolsi di dosso il piumone e lo scostai verso Zayn. Ma prima che potessi scendere dal letto, lui mi trattenne, afferrandomi il braccio. «
Se pensi che tocchi a te, allora dev'essere il mio turno».
«Ha dormito per tre ore. Vado io». Tirai le gambe fuori dal letto e mi misi seduto.
Zayn mi prese per le spalle e mi spinse di nuovo giù, scivolandomi addosso finché fu sopra di me.
«Allora, lascia che lo vada a prendere così lo porto qui». Mi baciò sulle labbra; poi sul collo.
«Torno subito».
Sospirai felice; sistemai i cuscini contro la testiera del letto e mi sedetti.
Yaser aveva poco più di sei settimane, e mentre a volte dovevamo svegliarlo noi per dargli il latte, quella notte non era andata così. Zayn mi era di grande aiuto: non potevo credere quanto fossi fortunato ad avere lui che mi aiutava tanto amorevolmente. Zayn era un padre straordinario. Amava Yaser ed era sempre felicissimo di vederlo; e nostro figlio era altrettanto felice di vedere lui. Ogni volta che Zayn gli parlava, Yaser si zittiva e lo guardava fisso. Quando Zayn lo riempiva di baci o gli offriva le dita perché il piccolo le afferrasse, Yaser sorrideva e io sentivo sciogliersi il cuore a guardarli. La loro presenza mi rallegrava le giornate. Il pensiero di passare del tempo con entrambi mi faceva saltare giù dal letto la mattina, e per quanto volessi che Zayn stesse con me il più possibile, apprezzavo anche i momenti che passavo da sola con Yaser quando lui andava a lezione.
Zayn entrò stringendo al petto il bambino, che se ne stava zitto e tranquillo.
«Qui c'è qualcuno che ha fame e continua a cercarmi il petto».
«Gli hai detto che il ristorante è chiuso?», chiesi ridendo mentre mi porgeva nostro figlio. Feci un gran sorriso al visino sdentato che mi guardava e gli baciai la fronte prima di attaccarlo al biberon. Per quanto fossimo davvero esausti, amavo vedere il mio ometto.
«Gli ho detto che il nostro ristorante non ha mai aperto». Zayn rise di cuore e ci baciò entrambi; poi salì di nuovo sul letto accanto a me. Accese la tivù e mise il notiziario, l'unica cosa interessante che trasmettessero a quell'ora del mattino.
«Come è andato il tuo sonnellino, piccolo Liam?». Giocai con le sue manine mentre mangiava con avidità, come se fosse la sua ultima occasione. Zayn mi posò una mano sulla coscia e si chinò per starci più vicino.
«E come è andato il tuo sonnellino, Louis? Hai dormito meno di me».
«Lo so», sospirai, e appoggiai la testa sulla sua. «Non posso farne a meno però. Da quando l'ho portato nella sua cameretta, ho paura che se vado a dormire possa accadergli qualcosa».
«Sta bene, e continuerà a stare bene. Ma tu hai bisogno di dormire. Forse...».
«No, Zayn. Non voglio disturbarli».
«Louis». Scostò la testa da sotto la mia e mi inclinò il mento in modo che lo guardassi negli occhi. «Lo sai che non li disturberesti. Sono qui quasi tutti i giorni e ogni volta chiedono se possono fare da baby-sitter, quindi non comportarti come se non potessimo chiamare mia madre o la tua. Dimmi che cosa ti impedisce davvero di chiamarli».
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Ti lascio ma restiamo amici || Larry&Zouis remake
FanfictionLouis ha diciotto anni ed è cresciuto in una base militare, sotto la rigida supervisione di suo padre, un marine severo e poco comunicativo. Ma finalmente è riuscito a spuntarla: farà l'università a San Diego, all'altro capo del paese, e potrà così...
