“State ancora insieme?” “Eh?! Chi?” “ Tu e Sum! Lei è con Harry per ora. Strano..” disse Luke guardandomi, “ Sì, ci siamo lasciati.” Dissi io fissando la sabbia, “Ma come mai? Sembravate una coppia così affiatata..” “Le cose sono andate come speravo non andassero..” “Ti ha tradito?” “No, no… ansi… solo… non eravamo una coppia perfetta.” “Peccato… davvero… peccato…”. Mi stava facendo venire un rancore dentro. Era colpa mia se tutto è finito. Poco dopo tornarono. Stavo fissando la sabbia, pensando a tutto quello che mi stava succedendo. I due si sedettero. Giocavano, ridevano, parlavano. Proprio come una coppietta. Tutto ciò mi faceva male. Stemmo altre due ore in spiaggia, poi tornammo a casa.
Io
“ Ti vengo a prendere alle nove, eh.” Disse Harry indicandomi, “Mh, mh…” dissi sorridendo. Si avvicinò mi baciò alla guancia per poi soffermarsi sul mio orecchio, “Fatti bella per me.” Sorrise poi ritornò in macchina. Louis mi aspettava vicino alla porta. Era nervoso. “ Se per favore ti muovi…” “Se per favore ti calmi.” Risposi io inserendo la chiave nella serratura. Ogni momento era ottimo per litigare. Non c’era nessuno. I miei erano alle rocce, mio fratello alla gitarella… Proprio come qualche settimana prima, quando io e lui tornammo a casa dopo una giornata in spiaggia… Solo che da quel momento ad adesso le cose erano cambiate. “Per favore mi aiuti a levarmi la maglia?”. Lo aiutai, “ Posso andare sopra a farmi la doccia!?”. Non mi guardò; si distese solo sul letto. Antipatico. Salii sopra e mi infilai in doccia. Uscii dopo la solita mezz’ora e mi vestii. Niente di particolare, un pantalone zebrato e una maglia bianca, e le mie immancabili vans. Raccolsi i miei capelli in una lunga coda e scesi giù, mettendo in tasca qualche soldo e il telefono. Louis era nella stessa posizione in cui lo avevo lasciato, “ E’ già ora di andare?” chiese lui, come se mi stesse prendendo per il culo, “No… probabilmente sono in anticipo…” “Come al solito.” Disse sorridendo, “ Eh sì… Te che farai solo soletto?” “Buh… cercherò di darmi da fare. Potrei dare fuoco a casa e poi fare l’eroe chiamando i pompieri. Potrei ballare insieme ai tuoi genitori quando arrivano oppure… potrei leggere uno dei tanti libri che sono in questi scaffali.” “Ah, beh, allora se devi scegliere l’ultima opzione, ti do un consiglio.” Mi avvicinai alla biblioteca e presi un libro. Anzi, il libro. Il mio libro preferito. “Dark past”. Parlava di un ragazzo, orfano, che uccideva persone, perché un giorno da bambino vide morire la propria madre da un killer. Quando un giorno incontrò una ragazza di nome Ashley che, innamorandosene, riuscì a farlo smettere di uccidere. Quando poi un giorno, il gruppo malfamato di cui aveva ucciso un uomo, si riprese la sua vendetta uccidendo la ragazza. Glielo porsi, “Dovrebbe piacerti. L’ho letto 5 volte. E’ molto bello.” “Di che parla?” “Lo scoprirai solo leggendolo.” Gli sorrisi, poi il clacson di un’auto attirò la mia attenzione, “Devo andare. Mi raccomando eh, dopo voglio ripetuto di cosa parla il libro.” Dissi avviandomi verso la porta, “Divertiti, Sum!”. Mi girai lo guardai negli occhi. Mi sorrise e poi uscii. Harry mi aspettava appoggiato allo sportello della sua macchina. “Ma come?! Ti dico di farti bella e mi vieni con i pantaloni!?” “E’ già tanto che sono venuta. Ricordatelo.” “Sissignore.” Disse mettendosi in attenti. Salii in macchina. “Allora, dove mi porti?” “Niente locali, sono troppo pallosi.” Oh. finalmente uno che la pensava come me, “Quindi?!” “Quindi passeggiata lungo mare con magari un bicchiere di birra, che ne dici?” ”Tutto quello di cui ho bisogno” mi guardò mentre guidava sorridendomi, poi posò di nuovo lo sguardo alla strada. Dopo un po’ posteggiò e scendemmo. Si mise le chiavi in tasca e la nostra passeggiata cominciò. La strada lungo il mare era già piena di ragazzi e ragazze. “Prendiamo qualcosa in quel bar, e poi ci sediamo sul muretto?” chiese lui indicando il bar davanti noi, “Certo!” dissi sorridendo, “Spero di farti divertire almeno stasera.” “Oh… sei l’unico che ci riesce in queste 48 ore, e non so come ringraziarti.” “Non devi ringraziarmi. Lo sto facendo perché mi stai a cuore e perché non voglio che soffri.” Che carino che era! Entrammo in quel bar affollatissimo, e prendemmo due bei bicchieroni di birra, e poi uscimmo dirigendoci verso il muretto a confine con le rocce, e l’infinito mare. Mi sedetti sul muretto mentre lui si ci appoggiò soltanto, “Com’è avere il mostro in casa?” “Ogni momento è buono per litigare.” Dissi io sorseggiando la mia fresca birra, “ HAHAAH Posso immaginare…” “Non litigavo così tanto, da quando mio fratello aveva 15 anni.” “Però dai… non è male averlo ogni mattina senza maglia…Diciamolo eh…” “ Se… l’unica cosa buona forse…” dissi ridacchiando, “ Comunque, cambiamo discorso. Tra quattro giorni è ferragosto. Che facciamo?” “Boh…Non ho così tanta voglia di fare il falò..” “Ti rifaccio la domanda Che facciamo per ferragosto?” disse con uno sguardo incazzato, “Oh madonna… Il 14 andremo in spiaggia e poi non lo so…” “ Qualche casa disponibile?” “Quella di Louis… Cioè prima che succedesse tutto aveva offerto la sua casetta in spiaggia. Casetta… si fa per dire… C’è pure la piscina.” “E tu come fai a saperlo?” “Cretino, me lo ha raccontato lui una sera.” “Certo… certo…” “Vedi quelle rocce? Vedi quel mare? Ti ci butto sotto.” Dissi minacciandolo, “Uh, c’ho paura.” “Madonna che stronzo che sei.” Dissi finendo il mio bicchiere di birra. “ Te la scoli in fretta la birra eh!” “ Sono un’ubriacona.” Dissi ridacchiando. Posò anche lui il bicchiere nella spazzatura. Poi mi prese di scatto la mano e mi portò con lui. “Dato che mi hai indicato le rocce e il mare… adesso ti levi le scarpe e scendiamo giù.” Disse sedendosi sul bordo che separava la spiaggia dalla strada, levandosi le scarpe. “Harry, non scherzare e rimettiti le scarpe.” “No.” Disse scendendo tra le rocce, “AAAH! L’acqua è fresca!” esclamò, “Oddio che cretino..” dissi ridendo. Mi sedetti anche io sul bordo della strada e mi levai le scarpe, scendendo. L’acqua era fresca. Le rocce erano fredde, e le alghe sotto i nostri piedi erano comode per non mettere i piedi sulle dure rocce. “Visto?! Non è così male!” disse sorridendo, “Probabilmente ci stanno guardando tutti…” dissi guardandomi in torno. Mi abbracciò da dietro. Le luci che ci circondavano si riflettevano sul mare nero come la pece. Le piccolissime onde si infrangevano sulle rocce. “E’ meraviglioso non credi?” “Sì, questo non me lo metto in dubbio, ma come facciamo a ritornare alla macchina? Senza scarpe?” “Perché?” “Perché magari avendo i piedi bagnati non puoi mettere le scarpe!?” “Ah, già vero…E che sarà mai…” disse lasciandomi e salendo sopra il muretto. “Dai dammi la mano.” Disse porgendomela. L’afferrai e riuscii a salire facilmente. Fino ad un pezzo di strada riuscimmo a camminare tranquillamente, benché ci fosse l’asfalto, quando ad un punto Harry si mise a correre verso la macchina perché gli facevano male i piedi, “Sei molto normale devo dire, Harry.” “Vaffanculo, che maaaaaleeee!” disse aprendo la macchina e salendovi massaggiandosi i piedi. Salii in macchina anche io sospirando, “ Te l’avevo mai detto che sei un pazzo?” “No.” “Ok, allora te lo dico adesso. Sei un pazzo.”. Era mezzanotte e mezzo quando mi riaccompagnò a casa, lamentandosi del dolore al piede. Prima di scendere dall’auto tutti e due ci mettemmo le scarpe. Mi accompagno fino alla porta, “Grazie per la splendida serata, Haz.” “Grazie a te, meraviglia..”. Ed ecco che arrivava la parte imbarazzante, “Allora… buonanotte…” “Buonanotte, Sum…”. Si avvicinò. Eravamo a pochi centimetri di distanza, quando le sue labbra combaciarono con le mie.
Louis
Il rumore di uno sportello era rimbombato nell’aria. Dopo una stupida e noiosa serata passata tra racconti di genitori pazzi, di uno che torna quasi ubriaco dalla gita, e un libro che mi descriveva, ecco che ritorna lei. Mi avvicinai alla finestra, senza farmi vedere. Spostai leggermente le tende. I miei occhi non potevano credere a quello che stavano vedendo. Il mio vicino di casa, sbaciucchiarsi con la mia ragazza. O forse ex… fa lo stesso. Stava succedendo qualcosa dentro di me. Sentivo qualcosa, che non avevo mai sentito prima. Forse il rumore del mio cuore che si spacca in due. Qualche singhiozzo ritornò alla mia gola. Mi tenni. Pensai che se adesso Sum era con quello lì, era tutta colpa mia che sono uno stronzo, e che ho rovinato tutto. Il loro bacio si era concluso con un piccolo morso. Stavo per esplodere.
Io
“C-cosa era quello?” “Un bacio della buonanotte.” Disse sorridendo, “Buonanotte Sum.” continuò, baciandomi la guancia e avviandosi alla vettura, “B-buona notte Haz.” Dissi alzando la mano. Rientrai dentro. Il lume vicino al divano era ancora acceso. Louis era ancora sveglio immagino. E appunto è così. “Sei tornata finalmente.” Era con il libro davanti alla faccia, non mi rivolse nemmeno lo sguardo, “S-sì… Tu ancora leggi il libro? Allora ti piace?” “Sì, è davvero molto bello.” Disse chiudendolo e lasciandolo sopra il tavolino basso, “Allora di cosa parla?” dissi io sorridendo e sedendomi sulla poltrona, “Parla…parla di questo ragazzo orfano, che vede morire la madre e comincia ad uccidere la gente… Un giorno conosce una bella ragazza, mora con gli occhi azzurri e se ne innamora. Questa ragazza fa di tutto per farlo smettere di uccidere. Ci riesce. Ma dopo qualche mese lui muore, ucciso.”. No, non finiva così. Non ricordavo finisse così. L’ho letto un casino di volte, ma finiva sempre che la ragazza veniva ammazzata da quei stronzi. “N-non ricordavo finisse così.” “E sai chi è stato ad ucciderlo!?” “N-no, chi?!” “E’ stata la ragazza. Sì. Lui l’aveva fatta soffrire, e così lei… per vendetta gli infilzò una spada nel cuore, uccidendolo sul colpo.”. Aveva visto tutto. Aveva visto che mi sono baciata con Harry, “Adesso se mi fai il piacere di lasciarmi solo e mi spegni la luce, vorrei riuscire a dormire.” Disse mettendosi comodo e chiudendo gli occhi. Salii sopra. Stava succedendo un casino. Un bel casino. Mi distesi sul letto pensando alle parole che mi disse poco prima Louis, poi senza accorgermene mi addormentai.
