II. Il Gladiator

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Nell'immagine: mosaico raffigurante gladiatori, rinvenuto a Leptis Magna.

La vita nella caserma iniziava la mattina presto, con il sorgere del sole, e dopo un breve primo pasto molto frugale, a base di cereali, tutti i gladiatori iniziavano l'allenamento. Nessuno escluso. Il giorno prima, Aulo Cestio Apollonio, il lanista del Ludus Magnus, aveva comprato nuovi futuri combattenti che, alle prime ore del giorno, erano già tutti in riga nel cortile della caserma, all'interno della piccola arena adibita ad addestramento. Sulle gratinate il dominus e la sua famiglia, insieme a pochi privilegiati, osservavano con gusto gli allenamenti, scegliendo già il gladiatore sul quale avrebbero scommesso il giorno dopo. In realtà c'era poco da scommettere perché Falco era imbattibile, e tutti lo sapevano. Entrò nell'arena, armato leggero e con una spada di legno. Il solito atteggiamento spavaldo e sicuro di sé che lo caratterizzava. Lanciò un'occhiata alle matrone sedute tra le prime file ed ammiccò con malizia nella loro direzione, gustandosi le loro guance color porpora e i loro respiri affannati per l'eccitazione. Si avvicinò al vecchio Rubilio, uno dei gladiatori più anziani di tutta la caserma, che ormai non combatteva più proprio a causa della sua età. Era stato un lottatore così forte e acclamato che il padrone lo aveva tenuto con sé anche in vecchiaia, reclutandolo come allenatore invece di rivenderlo. Rubilio era alto e molto muscoloso e l'età avanzata non aveva intaccato quasi per niente la sua forza. Forse i suoi movimenti in battaglia sarebbero risultati lenti e poco agili ma restava comunque un ottimo combattente, pieno di esperienza. E nessuno nella caserma si permetteva di alzare la voce con lui o fare il gradasso, aveva il rispetto di tutti. Con sé aveva sempre una verga, simbolo di potere e di comando, che amava sferzare in aria causando un fastidioso rumore che metteva sull'attenti tutti i gladiatori.

Quella mattina stava guardando le nuove reclute, cinque in tutto, con le braccia conserte quasi sconfortato da ciò che vedeva davanti a sé. Falco poteva capire i suoi timori, guardando i cinque ragazzi, giovani e poco promettenti, che se ne stavano in piedi con la faccia pallida e la postura ingobbita. Sembravano dei piccoli cuccioli impauriti, più che dei futuri feroci gladiatori. Quelli che poi sarebbero risultati poco inclini al combattimento Aulo Cestio li avrebbe rivenduti oppure usati come semplici schiavi. Ad occhio sembrava che nessuno dei cinque aveva una qualche possibilità di cavarsela, per questo si avvicinò al suo maestro e gli sorrise: "Le nuove reclute? Di male in peggio!"

Rubilio ne aveva addestrati di gladiatori ma continuava a dire che il suo migliore allievo era stato Falco, l'unico ed imbattibile. Tra di loro era nato un rapporto molto simile a quello tra padre e figlio. Per questo si voltò e lo incenerì con lo sguardo, quasi a volerlo soffocare con le proprie mani per la frustrazione.
"Queste qui sono delle donnette, non so neanche perché Cestio ci perda del tempo!"

Entrambi lanciarono uno sguardo al loro padrone che si stava abbuffando di frutta, posta all'interno di un cesto, come se non avesse mai visto del cibo in vita sua. Da quando si era liberato dalla sua schiavitù era diventato un grosso ammasso di carne indistinta e traballante, continuando a mangiare come un maiale, tutto il giorno. A volte era difficile restare a guardarlo mentre trangugiava cibo fino a sentirsi male, e perfino la moglie distoglieva lo sguardo disgustata. Di combattimenti tra i gladiatori, poi, non ne capiva niente ed ecco spiegato perché spendeva i suoi soldi per delle reclute così magre e gracili che non sarebbero riuscite a tenere in mano un gladio neanche sotto tortura.

"Quell'uomo non ha fiuto negli affari... gli Dei solo sanno come abbia fatto a prendere possesso del Ludus Magnus!" Affermò stizzito Rubilio che di certo sarebbe riuscito a tenere la scuola in migliori condizioni, se fosse stato lui il lanista. Purtroppo lui era ancora uno schiavo e Aulo Cestio non lo avrebbe mai liberato, sapendo che avrebbe potuto prendere il suo posto. Tornò a guardare i cinque ragazzi, scuotendo la testa fra sé ed aggiunse, rivolto al suo allievo preferito: "Ti andrebbe di darmi una mano con loro? Il più bravo poi te lo affido come primo allievo, che ne dici?"

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