Il desiderio di stare accanto alla sua donna, in un momento così delicato, lo tormentava. Non poteva fare altro che restarsene chiuso nel suo cubiculum a pensare. Non poteva allenarsi a causa della ferita alla gamba, perciò non poteva sfogare tutta la rabbia repressa nel combattimento e prendersela con chi meritava la sua ira.
E non poteva andare da Castria, non sapeva neanche come uscire dalla scuola senza cacciarsi nei guai. Avrebbe rischiato, per la sua donna, lo avrebbe fatto immediatamente, ma non potevano permettersi altre mosse avventate. Già per lui sarebbe stato difficile tornare in carreggiata per racimolare i soldi che gli rimanevano per ottenere la libertà. Una breve fuga per raggiungere casa di Castria, se pur ben gradita, sarebbe stato uno rischio troppo alto nelle sue condizioni.
Per questo si tormentava nella sua stanza, annoiandosi a morte e passando il tempo a riflettere su come affrettare i tempi della sua liberazione. Era convinto che sarebbe stato in grado di rimettersi in sesto in pochi giorni, per tornare ad allenarsi ed infine sull'arena. Doveva farlo, il più in fretta possibile perché aveva la netta sensazione che non avevano più molto tempo.
In un momento così difficile per Castria, come la perdita della sua amica, una bella notizia come la sua ritrovata libertà poteva renderla di nuovo felice. E in quel momento non voleva altro che farla contenta, vederla sorridere di nuovo e mettere apposto i problemi che poteva risolvere. Non poteva ridarle Crisante, anche se avrebbe voluto, e non poteva investigare sulla sua morte, perciò l'unica cosa che era in grado di fare era concentrarsi sulla sua salute e raggiungere il suo obbiettivo.
Quando Adriano entrò nella sua piccola stanza, lui era sdraiato sul letto e fissava il soffitto, pensieroso. Neanche si accorse dell'arrivo del suo ospite. Non lo stava aspettando, aveva previsto di passare l'ennesima giornata da solo in convalescenza. Perché se fino a qualche giorno prima lui era il campione, amato da tutti, ormai nessuno faceva più caso a lui. Proprio come aveva immaginato, la fama è effimera e passeggera. Ma non si sarebbe arreso, avrebbe continuato a lottare, riconquistando la gloria perduta e lo avrebbe fatto solo per Castria.
"A cosa pensi?", la voce dolce come il miele di Adriano attirò la sua attenzione e quando volse lo sguardo lo trovò ad osservarlo, vicino alla porta. Improvvisamente in imbarazzo, Falco si alzò a sedere e fissò l'uomo con un inquietudine negli occhi che non era difficile da scorgere. "Problemi", fu la sua unica risposta che racchiudeva almeno cento altre parole e anche Adriano intuì immediatamente di cosa stava parlando.
Fece due passi all'interno del cubiculum per avere un po' di intimità. Ciò di cui dovevano parlare, nonostante fosse ovvio a tutti, richiedeva circospezione. "Mi dispiace Falco, mio padre ha deciso di non darti il rudis, dopo quello che è successo hai perso il consenso della plebe e lui non può andare contro il popolo", sembrava perfino più dispiaciuto di lui, perché aveva davvero creduto di poter fare qualcosa di buono per l'uomo che amava.
Falco si aspettava di sentire quelle parole, le aveva attese nei giorni e si era chiesto perché tardavano ad arrivare, eppure fu come ricevere il colpo di un gladio al cuore. Fece male, anche di più di tutte le ferite che gli avevano inferto in quegli anni, perché finché Adriano era rimasto in silenzio, per lui c'era stata una piccola possibilità. Minuscola, inesistente quasi, ma pur sempre una possibilità. Che si era infranta definitivamente con le sue parole.
Si demoralizzò per soli cinque secondi, per poi pensare che forse era meglio così. Avere delle speranze lo rendeva ingenuo, proprio nel momento in cui doveva essere vigile e contare solo su stesso. Le uniche possibilità che aveva di trovare una soluzione contavano solo sulla sua forza di ripresa, sulla sua tenacia e sul desiderio di poter stare con Castria. E questo poteva, e doveva, bastargli, per il bene di entrambi.
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Ave Caesar
ऐतिहासिक साहित्य#In revisione #COMPLETA Primo volume del ciclo Romae: ogni storia sarà autoconclusiva perciò non sarà necessario leggerle tutte e nell'ordine da me stabilito. Anno 114 d.C., sotto il principato del Divo Traiano, all'ombra dell'Anfiteatro Flavio si...
