Era pronta per il loro appuntamento al forum, anzi era più opportuno dire che era letteralmente in estasi all'idea di poter stare un po' di tempo ancora con lui. Ogni volta era come se fosse la prima, non ne aveva mai abbastanza di lui. Perciò si era svegliata molto preso, allegra e in attesa che l'ora giusta arrivasse. Clelia l'aveva vista diversa, come in realtà se ne era accorta ormai da qualche giorno, ma non poteva sapere con esattezza il motivo. Nonostante Castria la trattava come una sua pari, e nonostante avessero un rapporto di amicizia, non era si era sentita pronta a raccontarle un simile segreto.
Non poteva rischiare che troppe persone sapessero di lei e Falco perché le voci a Roma giravano molto in fretta e anche se si fidava di Clelia non era del tutto sicura che avrebbe taciuto con la madre. E poi una cosa tira l'altra e la notizia sarebbe arrivata fino alle orecchie di suo padre. O peggio del padrone di Falco. La discrezione era l'unica arma che avevano contro quella società che sarebbe sempre stata contro di loro.
Nonostante sapesse che probabilmente insieme non avevano un futuro non poteva fare a meno di andare avanti ogni giorno e continuare a sperare. Pregava ogni notte i suoi Dei, anche quelli di Falco, affinché potessero aiutarli e non avrebbe mai perso la volontà di farlo.
Per questo era così euforica quella mattina all'idea di uscire ma quando attraverso l'impluvium, diretta alla porta di casa, fu bruscamente interrotta dalla voce del padre.
Fingendosi di non essersi accorto che la figlia stava uscendo, disubbidendo alle sue regole, le sorrise: "Buon giorno, figlia mia, stavo proprio venendo a chiamarti", la prese sotto braccio nonostante l'espressione di Castria fosse di pieno disappunto. Si voltò perfino a guardare l'uscita, quasi con rammarico perché l'uomo la stava conducendo lontano da lì.
"Viene nel triclinium*, abbiamo un'ospite che è venuto apposta per te!" Il modo in cui sorrideva e gongolava fiero preoccupò non poco Castria che capì immediatamente a chi si fosse riferito. Non c'era neanche bisogno di specificarlo perché suo padre esprimeva tanta felicità e orgoglio solo in presenza di un particolare giovane romano. Le venne il mal di stomaco solo all'idea di rivedere Tullio Decio. E non poté non pensare a Falco, non solo perché avrebbe dovuto saltare il loro incontro, ma anche perché pensava a quanto potesse essere geloso all'idea che lei si vedesse con quell'uomo.
Non gli aveva detto del presunto matrimonio, non solo perché lo avrebbe impedito con tutte le sue forze, ma anche perché non voleva dargli un dispiacere. Lui era un gladiatore e doveva solo pensare a restare in vita nell'arena, senza preoccuparsi dei problemi che invece aveva Castria. Inoltre era convinta che sarebbe stata in grado di gestire un uomo come Tullio, capace solo di capire le lusinghe.
Per questo si sforzò di sorridere quando il padre la fece entrare nella stanza, dove tutti erano sdraiati sui loro triclinium ed aspettavano, a quanto sembrava, proprio solo lei. Sua madre Lucilla stava intrattenendo l'ospite come solo una vera matrona romana sapeva fare, lusingandolo con i suoi complimenti sul fisico possente e sulla sua intelligenza. Cercava di renderlo partecipe di alcuni pettegolezzi tra donne romane e nonostante non dovesse essere di minimo interesse per un uomo come Tullio, lui era molto attento e faceva anche alcune domande.
Appena li vide, quasi confabulare, le fu tutto chiaro quello che il giovane politico stava tentando di fare. Era già entrato nelle grazie di suo padre, senza neanche tanto sforzo perché gli era bastato il suo nome e il suo futuro - e alquanto presunto- titolo. Ma non bastava. Tullio stava cercando di entrare nelle grazie anche di sua madre, facendole credere che quello che diceva era di vitale interesse per lui, spettegolando perfino come se fosse una femmina.
In quel momento provò una tale rabbia per quell'uomo, che palesemente stava giocando sporco, ma allo stesso tempo anche un po' di ammirazione. Doveva ammettere che sicuramente, con l'astuzia e la lingua che si ritrovava, sarebbe potuto diventare un grande tribunus. Non gli mancava neanche la caratteristica principale di un buon politico: l'arte del dire falsità. Ma a quanto pare solo lei se ne era accorta.
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Ave Caesar
Historical Fiction#In revisione #COMPLETA Primo volume del ciclo Romae: ogni storia sarà autoconclusiva perciò non sarà necessario leggerle tutte e nell'ordine da me stabilito. Anno 114 d.C., sotto il principato del Divo Traiano, all'ombra dell'Anfiteatro Flavio si...
