XIX. Nox vigilax

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Non riusciva a prendere sonno, pensava e ripensava a Tullio e a suo padre. Era quasi sicura che i due si erano messi d'accordo e avevano deciso, senza il suo consenso, per l'unione. Aveva così preso coraggio per parlarne direttamente con il padre ma non c'erano state occasioni per farlo.

Troppi pensieri le affollavano la mente e le impedivano di finire tra le braccia di Morfeo. Falco, che ogni giorno le prometteva di trovare un modo per poter stare insieme, ma che di fatto non era ancora riuscito a cambiare la sua situazione. Continuava e ripeterle di non preoccuparsi, che avrebbe pensato a tutto lui, ma come faceva a non rimuginare sulla loro situazione precaria?

Nelle notti più tormentate pensava che forse sarebbe stato meglio non averlo mai incontrato. Ignorare ciò che il futuro avrebbe potuto riservarle doveva essere sicuramente più confortevole rispetto a ciò che provava lei. Ma quando poi tornava a pensare con lucidità si rendeva conto di aver trovato qualcosa di davvero speciale, che andava elogiato ed onorato e non trattato come una maledizione a cui si era afflitti. 

E c'era anche Tullio, la cui tenacia la lasciava ogni giorno sempre più sgomenta e anche un po' in difficoltà. La personalità di quel giovane uomo senz'altro era troppo in conflitto con la vita libera e priva di precetti che si era aspettata Castria. Se si immaginata sposata a Tullio, cosa peraltro che faceva davvero difficoltà a pensare, non poteva che raffigurarsi solo disastri e drammi. Eppure stimava il suo continuo insistere, il suo carattere forte e deciso e quella sfrontatezza che solo chi ha sempre ottenuto tutto dalla vita poteva avere. 

D'altra parte però, era proprio la sua condizione così agevolata, nonché la sua prepotenza, a farglielo odiare come mai nessun'altra persona prima. Non credeva che sarebbe mai riuscita a passare oltre a tutti i difetti che l'uomo aveva e per prima cosa ciò che voleva era essere felice. Per questo era consapevole che Falco, se non fosse stato uno schiavo, era perfetto per lei. Perché anche quando era geloso e rude gli piaceva. 

Riusciva ad accettare ogni suo difetto senza battere ciglio, consapevole che vivere insieme sarebbe stato comunque difficile, ma non impossibile. Solo la schiavitù li divideva da quella loro tanto attesa felicità. 

E mentre cercava di prendere sonno, si pettinava i capelli, pensando che di riuscire a stancarsi abbastanza da cadere nel letto sfinita. Credeva che tutta la domus fosse andata a dormire, vista l'ora tarda, perciò rimase sorpresa quando sentì qualcuno bussare alla sua porta. Perplessa, e anche un po' preoccupata - doveva essere qualcosa di molto grave se la chiamavano nel cuore della notte - invitò chiunque fosse dall'altra parte della porta a farsi avanti. 

Alla luce fioca di una lucerna* riuscì a vedere il volto stanco, ma attento, di sua madre che, senza poche cerimonie, si fece avanti e richiuse la porta alle sue spalle. "Sei ancora sveglia, qualcosa di tormenta?". 

Perfino sua madre, che non era una grande osservatrice, soprattutto quando si trattava dei propri figli, si era accorta che c'era qualcosa che non andava nella sua unica femmina. Non avrebbe mai potuto immaginare che cosa la turbava, naturalmente, ma sapeva che la figlia non era serena. Forse nella sua testa si era già fatta qualche idea, che mai avrebbe potuto avvicinarsi alla realtà. 

E se doveva essere sincera, Castria amava sua madre proprio questo motivo, perché sembrava sempre che vivesse in un mondo tutto suo. Estranea a tutto ciò che le capitava intorno, Lucilla non aveva alcun tipo di preoccupazione salvo la cura del proprio corpo per cercare di rimanere bella e giovane più a lungo possibile. Non si curava di politica, quelle poche volte che era costretta a farlo in realtà ascoltava ben poco e si limitava solo ad annuire e ad elogiare l'ospite di turno. 

Non faceva mai domande inopportune ed ogni occasione era impeccabile, come il mos maiorum esigeva. Da una donna così ben conformata all'epoca, e un uomo che credeva nei vecchi valori, era quasi impossibile che potesse nascere una figlia come Castria. Ed invece era successo. 

Ave CaesarDove le storie prendono vita. Scoprilo ora