“Evan?” la mia voce sibilò in cerca di quella risposta che volevo sentire con tutte le mie forze.
Mi irrigidii per un attimo, trattenendo il respiro fino al momento in cui non arrivò la conferma della sua voce attraverso quell’apparecchio freddo che tenevo all’orecchio.
“El, dove sei?” mi chiese molto velocemente fra i rumori di sottofondo che non riuscivo a distinguere.
Come un riflesso incondizionato alzai lo sguardo sulla finestra in cui un secondo prima c’era Alexandar a scrutarmi dall’alto. Sbarrai gli occhi, sorpresa, quando notai che il vampiro anziano non era più appoggiato alla lastra di vetro del secondo piano, bensì di fronte a me, cupo in volto.
Arricciai il naso e non ebbi il tempo materiale di realizzare che la sua mano ormai aveva già sfilato dalla mia presa il cellulare per iniziare ad interrogare l’umano con cui stavo parlando al telefono.
“Evan Rikoski!” ascoltai il vampiro anziano sibilare in quella che ormai era diventata una conversazione a senso unico per le mie orecchie. “Sono Alexandar, spiegami cosa state organizzando nei laboratori! Perchè avete preso un campione del suo sangue?”
A quelle parole ebbi un sussulto.
“Ah-ah. Certo…. No….. Andremo noi….. Cerca di impedirglielo..” guardai Alex, immobile nella sua posizione con i suoi occhi neri fissi su di me, pronti a trafiggermi nel profondo dell’animo.
Non potei fare altro che abbassare lo sguardo al suolo in quel periodo di tempo indecifrabile.
Mi sentivo impotente. Memorizzai ogni singola increspatura dell’asfalto sotto i miei piedi perché non osavo alzare la testa per affrontare il volto duro e scuro del vampiro che avevo di fronte.
Sentivo il suo sguardo su di me. L’agitazione iniziò a fluire nel mio corpo con velocità ma mi concentrai per mantenere il ritmo del mio respiro il più regolare possibile.
“Distruggi il campione…. La andiamo noi a prendere. Ah- ah. Ok.” Alexandar continuava a parlare velocemente al cellulare, mentre io mi struggevo nei miei mille pensieri.
Forse lui stava aspettando quella telefonata. Forse sapeva già in cosa era immischiato Evan.
Che stupida. Era logico che sapesse. Conosceva la famiglia Rikoski da molto più tempo di me, è normale che avesse intrattenuto in passato rapporti di questo genere con Evan.
“No. La conversazione finisce qui… Stanne fuori.” sentii concludere il vampiro, chiudendo il cellulare e porgendomelo silenziosamente. Alzai lo sguardo lentamente per riprendermi il telefono con uno scatto, e mai scivolai sul suo volto. Avevo paura di quello che avrebbe detto o fatto.
Con il cellulare fra le mani, ricomposi il numero da cui Evan mi aveva appena chiamato.
“Non ti risponderà!” borbottò Alex ridacchiando acidamente , facendomi intendere che mi stava stuzzicando.
Lo fissai in volto quando effettivamente sentii il cellulare squillare nuovamente a vuoto.
Sentivo la rabbia che stava per iniettarsi nel mio cervello, veloce come non mai, pronta ad esplodere per quell’uomo che avevo di fronte.
Serrai i pugni sui fianchi, lo guardai torva in viso e aprii la bocca per sputare la mia sentenza, ma non ebbi il tempo di farlo perché mi interruppe subito al mio primo fiato.
“Entra, dobbiamo parlare!” mi sentenziò, voltandosi e dirigendosi verso la casetta alle nostre spalle. “Entra!!”
Questo suo modo di fare iniziava a darmi sui nervi.
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Moonset
VampireUn altro giorno...un'altra notte. Cosa si può desiderare quando si è a cavallo del tramonto della luna. Godere del giorno o continuare a vivere nell'ombra....?