Restai lì, avvolta dalle braccia marmoree di Alexandar a contemplare il silenzio che ci avvolgeva.
Mi sentii appagata in quel momento, non potevo desiderare di meglio.
Quella quiete che era scesa intorno a noi… era da tanto che non godevo di un momento così rilassante.
Ci eravamo lasciati alle spalle giorni sconvolgenti, pieni di agitazione e odio: adesso non potevo non farmi coinvolgere da quegli istanti.
Non potevo non godere della pace che Alexandar aveva portato con sé nella mia vita, anche solo per un momento.
Lo guardai.
Dormiva.
Sembrava una statua greca immobile, come quelle che si vedono nei film che riprendono la mitologia degli dei antichi e oscuri della Grecia.
Perfetto.
Mi stupii di quel pensiero, considerandolo effettivamente per quello che era.
In quel momento TUTTO era perfetto.
Alzai la mano all’altezza del suo viso per scostargli dalle tempie il suo solito ciuffo biondo cenere che gli incorniciava il volto. Giocherellai con le mani sul profilo delle sue guance bianche come il latte, mentre pacatamente respirava nel sonno.
Mi sentivo ingorda.
Volevo fissare nella mia testa quella sua immagine.
Volevo stampare nei miei ricordi quell’attimo di pace.
Restare abbracciata a lui dopo che ci eravamo uniti in maniera così intima… quanto sarebbe durato?
Mi girai nel letto per osservare la luce del giorno filtrare dalla finestra.
Ecco.
Stava arrivando.
Di nuovo.
La mia ossessione.
Perché continuavo a tormentarmi con quella idea?
In cuor mio sapevo che sarebbe stato Alexandar a desiderare di mutarmi.
Se mi amava come diceva, non avrebbe mai permesso al mio corpo umano di invecchiare, di modificarsi, e in ultimo….di morire.
Lo avrebbe permesso?
Mi voltai di nuovo, per scivolare fra le sue braccia. Appoggiai la testa sul suo petto stavolta, circondandolo con le mie mani.
Esalai un respiro secco, pieno di tormenti.
Speravo in quella risposta, avevo forse bisogno di sentirla.
Decisi di colpo di volerlo svegliare, ma quando mi alzai sopra di lui con l’intento di interrompere il suo sonno, uno spiraglio di luce proveniente dalla porta colpì la mia attenzione.
I miei occhi scivolarono su quella fessura sottile e rimasi in silenzio ad osservare.
Qualcuno, dall’altra parte della stanza, al di fuori della porta… stava facendo lo stesso.
Ci stava…osservando… forse spiando.
Rimasi immobile in quella posizione e mi sentii attraversare da un forte senso di disagio.
Una sensazione che avevo già provato, pronta a bloccarmi il respiro nei polmoni congelandoli all’istante, una sensazione che in quel momento a cui non riuscivo a darne una chiara origine.
“Chi sei?” un flebile fiato di voce mi uscì dalle labbra tirate e nello stesso istante capii che c’era veramente qualcuno intento ad osservarci.
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Moonset
VampireUn altro giorno...un'altra notte. Cosa si può desiderare quando si è a cavallo del tramonto della luna. Godere del giorno o continuare a vivere nell'ombra....?