ELENOIRE

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Quando la porta dell’appartamento si spalancò, sentii i passi di Evan affrettarsi verso di me.

"Elenoire?" mi disse cercando con la mano di sollevarmi il viso dalle gambe.

Vidi i suoi occhi pieni di preoccupazione cercare di captare un mio qualunque segnale.

"El ti senti male? Hai fame? Elenoire?"  il tono della sua voce si fece sempre più dolce. Scostai gli occhi dal suo viso per non fargli capire che avevo pianto fino a quel momento.

"Sei andato via lasciandomi sola" sibilai...senza rendermi conto di quello che stavo realmente dicendo. L’ultima immagine che mi era rimasta impressa nella mente prima di vedere nuovamente Evan, era quella del vampiro che aveva cercato di soffocarmi al club. Sentivo ancora fissi su di me quegli occhi pieni di ODIO. Se non fosse stato per Evan, forse sarei morta.

"Ti prego" continuai mentre Evan mi raccolse dal pavimento per portarmi in camera

"Ti prego non lasciarmi più sola".

I suoi occhi captarono subito il senso di angoscia che facevo trasparire e cogliendo al volo il significato delle mie parole mi disse

"Elenoire non ti preoccupare, non avrei mai permesso a quel bastardo di ferirti...".

Fra le sue braccia in quel momento mi sentii cullata, protetta. Affondai il viso nel suo petto, respirando a pieni polmoni la sua fragranza.

Sentii nuovamente le lacrime scendere lungo le mie guance. Evan non disse niente, mi portò semplicemente in camera sua, mi infilò sotto le lenzuola e si sdraiò al mio fianco. Passammo una buona mezz’ora senza parlare.

Eravamo schiena contro schiena, per evitare qualsiasi contatto visivo.

Il dubbio mi stava logorando.

Mi girai lentamente appoggiando il viso contro la schiena di Evan. Sentii subito il suo corpo reagire a quel contatto. Era sveglio.

"Evan..." aspettai un suo cenno, quasi a conferma che mi volesse ascoltare.

"Dimmi El" mi rispose in modo secco.

"Quella notte..cioè..non ieri, l’altra volta intendo….io, ehm..tu..insomma..." temporeggiai.

"No, non è successo niente se è questo che vuoi sapere", mi sentii subito sollevata nel sentir quelle parole.

Silenzio.

"Quella sera, anzi quella mattina, ti ho trovata fuori dal Fresh" esordì Evan "Eri strafatta. Dopo il lavoro, ti ho vista sgommare con la tua auto verso la zona dei club. Sinceramente non so come non ti sia schiantata dopo il primo incrocio…."

"Vai avanti" dissi, cercando di fermare la sua esile risata.

"Stavo tornando a casa quando passando sulla strada lì di fronte ho notato che eri accovacciata sul fianco della tua auto. Non volevo neanche fermarmi in realtà, però avevo notato che i tuoi occhi non erano brillanti come al solito. Fissavi il vuoto e le tue pupille erano talmente dilatate che ormai i tuoi occhi non avevo altro colore che il nero."

Per un istante Evan rimase in silenzio.

"Quando ti ho caricata in macchina, non hai aperto bocca finché non siamo arrivati a casa mia. Ho fatto non pochi sforzi per coprirti e portarti qui senza farti ustionare dal sole. Dovresti ringraziarmi per il fatto che la tua pelle non ha neanche un segno.".

Lentamente si girò verso di me, cercando quel contatto visivo che fino a poco prima cercavamo di evitare.

Per alcuni istanti i suoi occhi mi fecero sentire sporca. Mi sentii la peggiore persona al mondo. Ero talmente fatta da non poter neanche tornare a casa da sola nonostante il sole stava per sorgere. Mi facevo schifo in quel momento.

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