SETE

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Quando aprii gli occhi vidi dall’orologio che ormai erano le 17.00.

Sospirai e mi girai sul fianco, pensando che il sole erano ancora lontano dall’orizzonte.

Mi sentivo strana, potevo percepire un leggero fastidio alla gola. Iniziavo ad avere fame. Senza indugi mi misi seduta sul letto, costatando che ero sola nella stanza. Forse ero sola a casa. Non appena mi alzai sentii il mio corpo anchilosato. Avevo bisogno di muovermi, ero rimasta troppe ore nella stessa posizione. Senza rivestirmi andai verso la cucina e trovai Evan intento a lavorare al computer con il sottofondo della televisione accesa.

"Ciao" lo interruppi cercando di sembrare carina.

"Ben svegliata" mi rispose passandosi la mano fra i capelli arruffati.

Sentii chiaramente l’odore dei suoi movimenti adesso, e non potei far altro che arricciare il naso.

"Evan avrei bisogno di mangiare. Non posso ancora uscire, potresti ….." iniziai.

"Nel frigo trovi quello di cui hai bisogno".

I suoi occhi erano incollati allo schermo del portatile, non si girò nemmeno una volta a guardarmi.

Cercando di sopprimere il mio senso di frustrazione, aprii il frigo e constatai che era pieno di sacchetti di sangue. Ovviamente c’era anche tutto ciò che poteva servire a sfamare un uomo adulto per circa una settimana.

"Fragole……" pensai a voce alta.

"Se ti piacciono prendile pure" mi rispose chiudendo d’impulso lo schermo del pc.

Si alzò di scatto, borbottando qualcosa e andò in bagno.

Potevo chiaramente percepire il senso di irritazione provenire dalla sua voce.

‘Cosa diavolo ho fatto adesso?’ pensai fra me e me.

Mentre sentii la doccia azionarsi, incominciai a prepararmi la dose.

Trovai un bicchiere alto, strappai la plastica e versai il contenuto lentamente.

Aggiunsi una fragola spezzata nel bicchiere. Sorseggiai il liquido ferroso che avevo davanti, cercando di distrarre i miei sensi dal rumore assordante che mi arrivava alle orecchie. Non riuscivo a distogliere l’attenzione dal pulsare del suo cuore.

‘Bevi lentamente e gustati le fragole’ mi ripetei.

Dopo un po’ di concentrazione riuscii a calmarmi e a guardare la televisione.

Continuai ad assaporare le fragole fintanto che non sentii la porta del bagno aprirsi e successivamente richiudersi con energia.

Silenzio. Odiavo quegli istanti.

Cercando di distrarmi iniziai a sistemare il caos che avevo creato sul tavolo in cucina. Quando ebbi finito, andai verso il bagno. Sentivo il bisogno di lavarmi i denti.

Davanti alla porta esitai un po’.

Se Evan era dentro e non voleva che io entrassi?.

Bussai leggermente e aspettai. Nessuna risposta. Solo silenzio.

‘Fanculo’ pensai entrando, ‘Perché diavolo devo farmi tutti questi problemi per quello stupido umano?’.

Appena sceso il sole sarei andata a casa mia e non l’avrei più visto.

Almeno per un paio di giorni.

‘Stupido insolente’ mi ripetei.

Con fare deciso entrai nella sua stanza con l’intenzione di buttarmi a letto e aspettare che il tempo passasse fin tanto che la notte non fosse calata.

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