Beatrice si chinò in avanti, per alzare la palpebra del mio occhio sinistro e controllarmi le pulsazioni.
“Guarda le sue pupille…” sentii la sua voce lontana arrivare alle mie orecchie con molta fatica.
Alludeva al fatto che nonostante fossero passate un paio di ore, il mio corpo era ancora percorso dal senso di spossatezza provocatomi dall’additivo.
“Sta cercando di farmi arrabbiare ulteriormente?” mormorò Alexandar, accanto ad Elisabeth.
Le due vampire anziane si guardarono sorridendo. Dal mio angolo, potevo scorgere a tratti, con immagini ovattate e distorte, le figure dei vampiri che mi stavano circondando.
Beatrice aveva ritrovato la serenità che meritava, vista la presenza della madre al suo fianco.
Elisabeth sembrava aver perso il suo pallore e ora la vedevo – seppur distorta- in piena salute.
Alexandar invece non mi guardava, fissava fuori dal finestrino della macchina sul lato guidatore, col viso ancora turbato.
“Fra poco si riprenderà... guarda i suoi occhi, iniziano a seguire i movimenti del mio dito…” fissai il piccolo indice di Beatrice muoversi davanti a me, con movimenti fluidi a zig-zag.
“Si…” sbiascicai cercando di tornare alla realtà. Ma la debolezza della mia voce tradiva la stanchezza che mi pervadeva. Quel senso di torpore che annebbiava la mia mente lo sentivo ancora presente, gli occhi faticavano a restare aperti nonostante gli sforzi che facevo.
Sorrisi compiaciuta per aver raggiunto il mio obiettivo. Distogliere il cervello dalla tortura che mi stava schiacciando.
“Mi spiegate come mai si è presa tutta quella roba?” sentii Elisabeth chiedere ai due compagni che la guardarono sgranando gli occhi. Un silenzio interminabile calò intorno all’auto parcheggiata sul vialetto della bifamiliare . Beatrice si voltò ad osservare il vampiro anziano, che restò impassibile a fissare un punto cieco nel giardino sul retro senza commentare.
“Lo sai com’è fatta…” iniziò la piccola vampira accampando una scusa “Non eri tu la prima a divertirti con lei facendo uso di queste cose al club?” Elisabeth guardò la figlia mentre sorrideva sotto i baffi.
Guardai l’anziana vampira fissarmi un po’ stupita “Ma diavolo, si è tirata una dose da cavallo!!” scoppiò a ridere.
Alexandar si girò di scatto, fulminando con un’occhiata torva le due vampire appoggiate allo sportello del lato passeggero in cui ero accovacciata. Le zittì di colpo.
“Prendete l’altra auto, dobbiamo andare” furono le ultime parole che sentii prima di vedere la figura sfocata delle piccola vampira allontanarsi verso la Renault Megane parcheggiata poco distante.
A fatica cercai di deglutire, per cacciare il gusto sintetico dalla bocca secca.
Sentii il tocco gelido di Elisabeth sulla guancia proprio prima di girarsi e darmi anch’essa le spalle.
“Fate veloci… ci vediamo al calar del nuovo sole, fra due giorni!” La sua voce fu dolce e persuasiva, mentre salutava Alexandar.
Rimasi sola con il mio cervello annebbiato, nel silenzio dell’abitacolo della berlina che condividevo con il vampiro.
Il tempo passò interminabile. Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, sentii i miei occhi pesanti richiudersi velocemente dando il giusto spazio al silenzio nella mia testa.
Restai lì rannicchiata sul sedile in pelle di quella Peugeot 508, immobile come una statua di pietra, con le gambe ripiegate su un lato e i capelli che mi cadevano davanti al viso.
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Moonset
VampireUn altro giorno...un'altra notte. Cosa si può desiderare quando si è a cavallo del tramonto della luna. Godere del giorno o continuare a vivere nell'ombra....?
